Racconti Meteo

REPORTAGE DELLA SUPERCELLA GRANDINIGENA DEL 30/04/2021

di Nicola Brunelli

Cronaca di una caccia improvvisata, ma perfettamente riuscita.

Venerdì 30 Aprile 2021 la provincia di Verona è stata colpita dal passaggio di una supercella di tipo classico, che ha attraversato la provincia di Verona da Sud Ovest con direzione Nord Est.

I modelli meteorologici e le previsioni avevano previsto condizioni di instabilità atmosferica nel pomeriggio di venerdì e, grazie agli indici di Shear elevato, la probabilità di temporali di natura supercellulare era abbastanza elevata.

Quel pomeriggio io ero a lavorare in ufficio a Cadidavid. Conoscendo le previsioni e la possibilità di temporali, ogni tanto davo un occhio alle scansioni del radar per vedere se era partita qualche cella temporalesca.

Questo è quello che si è verificato poco dopo mezzogiorno in provincia di Piacenza. Il radar si accende, partono i primi rovesci che all’inizio risultano poco organizzati.

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Primi rovesci nel Piacentino poco dopo mezzogiorno

Ma grazie agli indici di instabilità favorevoli, alle 13.30 il temporale prende forza, passa sopra Piacenza e Cremona e si dirige verso le provincie di Brescia e Mantova, acquistando velocità ed intensità, tant’è che la riflettività al radar aumenta notevolmente.

Nel frattempo, io continuo a monitorare la situazione e l’adrenalina inizia a salire, il temporale adesso acquisisce le caratteristiche di supercella e punta dritto verso il basso lago. Faccio velocemente due conti e stimo l’orario in cui il temporale dovrebbe arrivare nel Veronese e decido di provare ad intercettarlo. Dovrei infatti riuscire a terminare giusto in tempo la giornata lavorativa ed appostarmi per ammirare questa “bombolone” in tutta la sua potenza.

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Direzione della supercella

Alle 17.15 esco dall’ufficio, prendo le stradine in mezzo ai campi a Sud di Cadidavid, e appena esco dall’abitato finalmente ho una discreta visibilità della cella in direzione Ovest. La supercella ormai è a poche decine di chilometri, verso Nord Ovest il cielo è oscurato dalle precipitazioni e si riesce già a distinguere la base del cumulonembo. Ma sono ancora distante, mi devo avvicinare di più per avere una migliore visuale. Decido perciò di prendere Via Vigasio in direzione Sud verso Castel d’Azzano, e subito dopo il cavalcavia alla prima rotonda giro a destra, più o meno nei pressi dello stabilimento Bauli. Esco nuovamente dall’abitato e sono di nuovo in mezzo ai campi. Ora la visibilità è migliore rispetto a prima, ma ci sono ancora dei capannoni agricoli che ostruiscono la visuale. Vado avanti ancora un paio di curve e qualche centinaio di metri, e la fortuna è dalla mia. Trovo infatti un posto dove parcheggiare la macchina e davanti a me ho un campo con nessun ostacolo davanti.

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Linea gialla: visuale, linea rossa: direzione del temporale. In nero il punto di osservazione

Il temporale si staglia davanti a me in maniera imponente, si distingue perfettamente la base, dalla quale al di sotto si stacca una wall cloud (nube a muro) perfetta, come da manuale. A destra è tutto un rovescio di pioggia e grandine, con fulminazioni nube-nube e qualche nube-suolo.

Siccome l’appostamento è improvvisato, non ho con me la reflex e perciò sono costretto ad immortalare lo spettacolo con il solo smartphone. Scatto un paio di foto e poi decido di godermi lo spettacolo. Sono le 17.35

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Da un rapido ragionamento, valuto di essere in zona sicura, perché il cumulonembo dovrebbe sfilarmi davanti in direzione nord est. Così è infatti, neanche una goccia mi colpisce, ma il nucleo più intenso dista da me poche centinaia di metri. La wall cloud è bene organizzata, e davanti ad essa bassi e cupi fractus vengono risucchiati velocemente al suo interno. Sopra la base si distinguono delle striature dovute alla rotazione, ma sono troppo vicino per poterne apprezzare l’intera struttura.

Ora la nube a muro ce l’ho a Nord rispetto la mia posizione, e infatti non è più ben visibile perché “impallata” dalle precipitazioni. Contemporaneamente vengo investito da fredde raffiche di outflow in uscita dal temporale. Questo accadimento lo interpreto come un segnale di pericolo, perché significa che le precipitazioni sono proprio imminenti. Risalgo in auto e mi sposto di qualche centinaio di metri verso Est, nei pressi di un parcheggio. Ma il temporale corre veloce, e io mi trovo ancora troppo sotto la cella. Decido allora di spostarmi ancora più a Est. Trovo un campo isolato con un’ottima visuale, parcheggio e scendo dall’auto. Sono a Sud del mesociclone, sopra la mia testa è tutto una turbolenza di nuvole, le precipitazioni si stanno allontanando a Nord. Faccio un paio di foto e un video dove cerco di immortalare la rotazione. Tutto ad un tratto vengo investito da un vento freddo ed impetuoso. Si tratta del RFD (rear flank downdraft), ovvero l’aria che scende da dietro il temporale e a causa della sua rotazione, viene avvolta dallo stesso tendendo a ruotare. Questo vento assieme ad altri fattori, sono la causa del famoso eco ad uncino nelle supercelle tornadiche. Il vento è impetuoso, non saprei quantificarne l’intensità, ma devo opporre una certa resistenza per evitare di venire spostato. Le raffiche durano circa un minuto e poi si attenuano.

Dopo questo ultimo appostamento decido di rinunciare, il temporale si trova ormai nella periferia di Verona e l’inseguimento sarebbe praticamente impossibile, visto il traffico dell’ora di punta e la scarsa visibilità che ci sarebbe in mezzo agli edifici.

Mi attacco perciò allo smartphone per leggere le notizie che arrivano dai social network e dal gruppo WhatsApp degli estremi di Meteo4. Sfortunatamente la supercella non scherza, nei pressi di Sommacampagna, ma anche in precedenza partendo da Valeggio e poi Custoza, ha mollato giù un quantitativo enorme di grandine, fortunatamente di piccole dimensioni. Ma la quantità è notevole e l’accumulo al suolo risulterà alla fine molto elevato.

Il giorno dopo, a distanza di più di 12 ore, nei dintorni di Sommacampagna, nelle zone depresse e negli slavamenti, erano ancora presenti importanti accumuli di grandine.

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Accumuli di grandine al suolo a Sommacampagna

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Scia delle precipitazioni più intense

 

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Mappa delle precipitazioni più intense (Simone Buttura)

Il temporale non demorde e avanza imperterrito, passa sopra il centro di Verona con delle forti precipitazioni e rovesci, e anche nei pressi di Montorio lascia un’altra scia di grandine, sempre per fortuna di piccole dimensioni.

Infine, arrivato verso le nostre Prealpi, il temporale viene ostacolato nella sua rotazione dai primi rilevi montuosi, e perciò perde la peculiarità di supercella e di conseguenza la sua intensità.

Vista la totale improvvisazione della caccia e senza nessuna premeditazione, direi che il risultato è stato ottimo, ottenendo il massimo possibile a livello fotogenico.

Un temporale di questo tipo, se si fosse verificato in piena estate avrebbe causato danni enormi. Fortunatamente quel venerdì li i valori di CAPE (energia potenziale nell’aria) erano relativamente bassi, ma purtroppo sufficienti per recare danni alle coltivazioni.

 

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Animazione gif radar ARPAV

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Cella secondaria a sud est che viene aspirata ed inglobata dalla supercella

 

Video ripreso da una telecamera a B.Go Trento - Verona  (Estremi di Meteo4 - Paolo Donà):

 

 

L’analisi climatica della stagione invernale 2017-18 inizia con il rilevare una caratteristica molto singolare. Questa stagione ha avuto due momenti di primo piano con fenomeni di grande importanza, di cui quello finale con tratti storici, nel mezzo una stagione del tutto anonima, segnata da un gennaio molto mite e quasi primaverile.

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Spulciando tra le foto del bellissimo gruppo facebook “La me bela Verona” sono emerse numerose foto della nostra città abbondantemente innevata riportanti la data 15/17 dicembre 1933. Questo data non appartiene alle grandi memorabili annate invernali ma tuttavia per i veronesi deve essere ricordata perché dalle foto appare evidente che al suolo rimasero almeno 30 cm di neve, una quantità inusuale ed eccezionale per la nostra città “allergica alla neve”.

Piazza 1906 03 17 foto Giulio De Bianchi

Figura 1: Foto di Piazza Dante del 17/12/1933 di Giulio de Banchi pubblicata sulla pagina facebook del gruppo “La me bela Verona”

Cronistoria degli eventi meteorologici rilevanti avvenuti nel Veronese.

Sono sempre stato appassionato degli eventi atmosferici ed in generale del clima della mia città natale (Verona) e del suo territorio circostante.

Una città così avara di neve e apparentemente priva di grande interesse meteorologico per gli appassionati di questa scienza.

Il 2014 appena concluso è stato un anno caldo e piovoso, colpa del global warming? Parlo in primis di questo fattore per escluderlo subito dagli indiziati principali, l’anomalia globale delle temperature è stabile a +0.6°/+0.8° dal 1997 perciò se dipendesse solo ed esclusivamente dal GW avremo sempre anni molto caldi come questo. 

La circolazione atmosferica di gennaio e febbraio è stata di stampo atlantico, c’è stato un continuo proliferare di perturbazioni anche di forte intensità che hanno portato alle situazioni alluvionali del periodo 30 gennaio-10 febbraio. Le miti correnti hanno alternato ai giorni di pioggia giornate con nuvolosità e nebbia alta, nel periodo con la più bassa escursione termica la media giornaliera è stata mantenuta alta soprattutto dalle minime.

L'inverno 2013/14 è giunto alla conclusione anche se sono molti a chiedersi quando inizierà, visto che il freddo vero non si è mai visto, in pianura questa stagione verrà ricordata per le piogge e gli eventi alluvionali di fine gennaio/inizio febbraio. Anche in montagna le temperature sono state più alte del normale, però a differenza di altri inverni caldi come il 2006/07 quest'anno c'è stata una nevosità record.

Quali sono le cause di tutto questo? Dall'1 al 20 dicembre l'anomalia calda, soprattutto per alta pianura e rilievi , è da imputare ad una figura anticiclonica. Dal 20 dicembre fino alla fine il caldo è dovuto ad una continua spinta del flusso atlantico che in sostanza ha mantenuto un clima più autunnale che invernale.

 

Gli eventi alluvionali che hanno caratterizzato la fine di gennaio 2014 e l’inizio di febbraio 2014 andrebbero fatti partire da lontano, ad essere pignoli da settembre 2012 che fu il primo mese piovoso dopo una parentesi siccitosa. Da quel mese e fino ad oggi è caduta circa il 140/150 % di pioggia che dovrebbe cadere, tale percentuale è addirittura raddoppiata toccando il 300% su tutta la regione a gennaio 2014. Ritornando un pò indietro i dati ci dicono che l’intero 2013 è stato uno degli anni più piovosi almeno degli ultimi 15 anni.

Partendo da questa premessa si fa più chiaro il quadro generale del periodo piovoso 27 gennaio- 11 febbraio che, a discapito di quantitativi minori e più diluiti nel tempo rispetto al novembre 2010, è stato artefice di eventi alluvionali che hanno avuto la loro magnitudo più forte nella provincia di Padova.

Nei giorni 30 e 31 gennaio forti piogge interessano soprattutto le Prealpi, i fiumi Bacchiglione, Frassine, Fratta e Bisatto si ingrossano fino a superare i livelli di guardia e arrivare a mezzo metro dall’esondazione.

Nella foto qui sotto si può osservare il Bacchiglione a Selvazzano (Foto di Alberto Schiavo)

Di conseguenza il Canale Bisatto che nasce dal Bacchiglione si ingrossa, la sera del 31 la cittadina di Este trema per il passaggio della piena pericolosa

Il mattino seguente gli organi competenti in previsione di ulteriori forti piogge previste tra il 3 e il 4 febbraio decidono di utilizzare i bacini delle idrovore poste lungo il fiume Fratta come bacini di laminazione. Il giorno 1 febbraio sono andato nel bacino dell’idrovora Cavariega, nelle campagne tra Piacenza d’Adige e Vighizzolo

Il Fratta a livelli di piena nei pressi dell’idrovora

I campi di bacino iniziano ad essere allagati

Anche lo scolo di Lozzo, canale secondario che finisce nel Gorzone , raggiunge livelli preoccupanti il giorno 1, nell’immagine qui sotto lo si può vedere nei pressi di Vighizzolo

Gli sversamenti di acqua nelle campagne di bacino continuano anche il 2 febbraio, le campagne del bacino Vampadore a Megliadino San Vitale sono sotto acqua

Il fiume Frassine cala leggermente di livello rimanendo pur sempre su livelli di guardia, nella foto qui sotto nei pressi di Este

Lunedì 3 febbraio nuove piogge interessano la regione ed il Frassine sale fino a toccare la piena di venerdì 31, la foto sottostante è di mezzogiorno

e poi la sera nei pressi di Este

Le piogge continuano, il Bisatto torna alto e supera la piena di venerdì 31 mentre nelle campagne di bacino lungo il fiume Fratta continuano a versare acqua per evitare che ci possano essere eventi catastrofici. Nel primo pomeriggio del 4 febbraio il Fratta a Valli Mocenighe si presentava così

le campagne adiacenti così

Durante la giornata del 4 febbraio lo spegnimento di tutte le pompe idrovore lungo l’asta del fiume Fratta provoca l’esondazione di un canale secondario tra i comuni di Terrazzo e Merlara

In questa foto il punto di esondazione del canale e gli uomini della protezione che tentano di alzare l’argine con sacchi di sabbia

Il giorno 5 e nella prima parte del giorno 6 continuano le piogge, e il riversamento di acqua nelle campagne adiacenti il Fratta.

Nelle due immagini qui sotto potete osservare le campagne tra Terrazzo e Merlara fotografate da Chiara Zanon al tramonto del 6 febbraio

Il sottoscritto la sera si è recato nei pressi dell’idrovora Cavariega

Le piogge sono pesanti sono in sostanza concluse, ma le campagne subiscono un ulteriore carico di acqua fino al pomeriggio del  7 febbraio quando inizia nuovamente il sollevamento meccanico verso il fiume Fratta

La mattina dell’8 febbraio  nei pressi dell’idrovora Cavariega la situazione è questa

In via Dolza a Minotte è così

Al pomeriggio un nuovo sopralluogo vede un lieve abbassamento del livello dell’acqua ma il paesaggio non subisce variazione alcuna. I prossimi scatti sono davvero impressionanti

Una Renault 4 tenta l’impresa di passare per un tratto di strada dove l’acqua è alta (foto di Chiara Zanon)

Il crepuscolo del 9 febbraio le campagne adiacenti il bacino della Cavariega sfornano questo spettacolo impressionante