Racconti Meteo
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Nei giorni scorsi si è ritirato l'ultimo meteoman della vecchia guardia Guido Caroselli, tra l'altro uno dei primi anelli di congiunzione con la nuova meteorologia non più basata sulla consueta rubrica che si teneva alle 17:30 o 19:30 di ogni sera, ma basata con rapporti con le persone comuni attraverso internet. Al 99% delle persone l'addio di Caroselli passerà inosservato, però a chi è appassionato di meteo questa risulta essere una perdita importante.
Molti meteofili che frequentano i forum tra i 25 e i 50 anni si sono interessati alla materia seguendo la rubrica " Che Tempo Fa", cosa aveva di così tanto particolare questo spazio televisivo da essere tanto caro a noi? Il programma non era strutturato in maniera da mettere in rilievo solo una semplice cartina con i classici disegni (sole, nuvola, pioggia, neve..),ma veniva messa in onda e spiegata una carta europea delle figure bariche e i venti associati, uno spazio quindi non solo previsionale ma anche didattico che dava basi di meteorologia anche alle persone comuni.
Ancora adesso quando sento parlare di meteorologia gente che ha più di 60-70 anni mi accorgo che quel programma durato 40 anni condotto da Bernacca, Baroni e poi Caroselli ha dato una vera e propria formazione di base, quei 3 minuti di ogni sera hanno fatto un piccolo ma importante miracolo: portare la meteorologia in tutte le case.
Il futuro? è già arrivato, la figura del meteoman è sparita già da tempo, oramai spopolano le previsioni automatiche del web, che hanno spesso limiti in affidabilità e non danno nessuna didattica di base. Chi si interessa ancora di meteorologia a livello didattico lo può fare attraverso i forum appositi, le mappe dei centri di calcolo mondiali sono visibili a tutti e perciò chi vuole imparare qualcosa lo può fare guardando e discutendo quelle mappe con altre persone. Ecco perciò che il decadimento della figura del meteoman ha creato due faldoni contrapposti: quello delle previsioni automatiche e quello dei tantissimi meteoman improvvisati.
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La siccità invece è distribuita a macchia di leopardo, per merito di alcuni eventi temporaleschi (vedi foto) che hanno colpito qua e là alcune zone della regione: alcune località hanno accumuli pluviometrici minori di 10 mm, altre superiori 100mm. in qualsiasi caso i giorni con pioggia sono stati molto rari, di questo mese rimarrà ben impresso nella memoria il dominio incontrastato del bel tempo.
Le température massime assolute di questo mese si sono registrate negli ultimi giorni, che sono stati quelli che ci hanno mandato avanti di due mesi facendo sembrare questo periodo una normale settimana di luglio. Cito alcuni valori della rete Meteo4/Meteoveneto: San Giovanni Lupatoto2 33.4°, Cadidavid 33.2°, Verona Saval , Oppeano e Resana 33.1°. Valori di massima assoluta sopra i 30° in tutta la pianura. Da segnalare pure i 29.9° di Chioggia e i 29.1° di Jesolo che sono località costiere, i 24.1° di Tonezza del Cimone a 1000 m di quota e i 17.5° di Cima Grappa ad oltre 1700m di quota.Il trend di temperature alte iniziato ad aprile sembra non dare segni di arresto, i termometri registrano costantemente valori sopra la media del periodo tanto che ad oggi le temperature medie mensili si attestano tra 19.5° e 21°, valori che sono usuali nel mese di giugno.In questo mese di maggio sono stati rarissimi i momenti in cui si è respirata aria di primavera.Nella foto: fulminazioni notturne durante uno dei rari eventi temporaleschi a Ponso (PD)
In questo mese di maggio sono stati rarissimi i momenti in cui si è respirata aria di primavera.Nella foto: fulminazioni notturne durante uno dei rari eventi temporaleschi a Ponso (PD)Nella foto: fulminazioni notturne durante uno dei rari eventi temporaleschi a Ponso (PD)
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Nelle ultime due settimane nella regione si sono avute giornate soleggiate e temperature sopra la media, non bastasse negli ultimi giorni i termometri hanno subito un ulteriore impennata fino a spazzare via ogni record esistente per la prima decade di aprile.
Per arrivare a questa situazione termica ci sono stati due elementi principali: la persistenza della campana anticiclonica sub-tropicale e il successivo fenomeno del fohn con termiche pienamente estive a 850 hPa (1350m)
La caratteristica principale del vento di fohn è che stavolta non è arrivato dagli Appennini ma bensì dalle Alpi, ecco quindi che veronese e basso padovano occidentale hanno avuto temperature più “fresche” rispetto all’alto padovano, trevigiano e vicentino quando solitamente capita l’esatto contrario.
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Sono passati meno di 3 mesi dalla mancata alluvione di Natale, meno di 5 mesi dall’alluvione di novembre , e ci si trova ancora qui a discutere di una terza alluvione appena passata la metà di marzo.
Il motivo va ricercato in una ritrovata pluviometria che ha caratterizzato la settimana in essere dopo un periodo tranquillo (sotto il profilo pluviometrico). Ha piovuto spesso questa settimana ma è soprattutto nella giornata di mercoledì che la regione ha dovuto fare i conti con piogge pesanti.
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Nella giornata di ieri in molte zone di pianura ha fatto comparsa la neve, poca era prevista e poca ne è venuta, che nel migliore dei casi ha dato una semplice imbiancata al paesaggio, poiché presto le precipitazioni sono passate allo stato liquido.
Mentre tra le persone comuni si pensava che fosse stato un forte aumento termico a tramutare la neve in pioggia, tra i meteofili invece si discuteva animatamente sul fatto che l’aumento ci fosse stato in quota. Perciò a chi non è pratico della materia ed è la prima volta che entra a leggere questo sito dico di non preoccuparsi se ha visto piovere con il termometro auto che segnava temperatura negativa, con la situazione di ieri sera/stamattina è una cosa normale.
Per descrivere meglio l’evento torniamo un po’ indietro nel tempo:
Da lunedì è iniziato un afflusso di aria più fredda, che in un primo momento ha distrutto lo strato di inversione termica che permetteva di avere giornate fredde al suolo, successivamente il definitivo ristagno dell’aria fredda entrata lunedì ha creato le prerogative per avere un nuovo cuscino freddo.
Nella giornata di mercoledì c’è stata una prima copertura del cielo che ha mantenuto le temperature attorno allo 0° o poco sopra anche di giorno.
Nella giornata della befana poi è arrivata una perturbazione mite, in sovrascorrimento da W/SW, che come la maggior parte di perturbazioni del suo genere ha nel proprio “DNA” la caratteristica di aumentare la temperatura in quota senza aumentare quella al suolo, poiché il blando sovrascorrimento sulla chiusa pianura padana non crea le condizioni necessarie a ventilazioni in grado di rompere il cuscino freddo.
Nelle due immagini sotto osservate la variazione minima di temperatura massima tra il 5 e il 6


Ecco quindi che finchè la colonna d’aria è stata ottimale ha nevicato fino al piano, quando invece la temperatura sopra i 1000/1600 m è salita i fiocchi sovrastanti tale quota si sono sciolti e non si sono più riformati.
Nell'immagine qui sotto ecco il profilo verticale di Rovigo stamattina

Dal profilo si nota come la temperatura sia stata di poco sopra lo 0° al suolo, sotto lo 0° fino a 450 m di quota, positiva fino a dopo i 1000m di quota
In una quota compresa tra 150 e 450 m, strato di quota con temperature negative, si è presentato il fenomeno del gelicidio, mentre al piano da ieri sera fino alle prime ore del giorno ha piovuto con temperature di qualche decimo sopra lo 0°, scongiurando il pericolo gelicidio.
Ecco il gelicidio stamattina ai 200m slm di calaone, sui Colli Euganei

Da mettere in rilievo che visti i quantitativi caduti, sui 7-12 mm circa da inizio evento, è stata una fortuna che il cuscino freddo al suolo non avesse temperature di partenza di -2/-3°: con molta probabilità a quest’ora la circolazione stradale sarebbe nel tilt più completo.
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Non ancora smorzati gli echi della catastrofica alluvione dei primi giorni di novembre, nelle ultime 36 ore la bassa padovana è tornata in piena emergenza idraulica a causa della piena del fiume Fratta.
Come correttamente anticipato nel servizio del 21 dicembre, il Veneto tra il 22 ed il giorno di Natale ha subito un forte peggioramento del tempo, per i forti venti di scirocco che dal Mediterraneo hanno spirato incessantemente per ben 4 giorni consecutivi.
Masse d’aria umida ed instabile hanno così interessato la nostra regione con un forte ingrossamento dei fiumi dovuto: da un lato al precoce disgelo delle nevi in montagna e alla quantità di pioggia caduta, dall’altro ai suoli completamente fradici per l’acqua accumulata nei mesi precedenti.
In quest’ultimo episodio sulle Prealpi vicentine vi sono stati accumuli intorno ai 250 mm ovvero la metà della pioggia caduta ai primi di novembre:
questi i dati della stazione arpav di Turcati Recoaro
22-12-2010 32,4 mm
23-10-2010 166,4 mm
24-10-2010 56 mm
Tuttavia vi sono alcuni elementi diversi dall’alluvione di novembre e che hanno reso la situazione nuovamente critica su buona parte della regione e più grave questa volta per il bacino del Fratta-Gorzone.
Primariamente la forte quantità di pioggia caduta nella bassa pianura rispetto a due mesi fa, se infatti in quell’occasione non era quasi praticamente piovuto, questa volta sono caduti circa 60 mm di pioggia su un suolo già molto appesantito da un anno di precipitazioni record (circa il 30% in più della media annuale nella bassa)
Questi i dati della stazione di Urbana di meteo veneto.com
22-12-2010 8,3 mm
23-10-2010 20 mm
24-10-2010 14 mm
25-12-2010 17,3 mm
Rispetto al Frassine che è un vero e proprio fiume, il Fratta è un canale di bonifica, anzi il principale collettore delle acque che cadono in parte del veronese e nell’intero sudovest della provincia di Padova
Proprio per questa ragione risente maggiormente di episodi maltempo che colpiscono le basse pianure dalle quali in condizioni di normalità raccoglie le acque di scolo.
Ricapitolando dunque alla pioggia caduta in montagna e alla neve fusa, si è sommata la grande quantità d’acqua in pianura e i suoli appesantiti dall’andamento delle precipitazioni dei mesi precedenti
Il risultato è sotto gli occhi di molti in questo week end natalizio che per gli abitanti nei pressi dell’asta del Fratta nonché per gli uomini della protezione civile e del consorzio di bonifica è stato tutt’altro che festivo.
Già nella sera della vigilia il fiume ha superato livelli idrometrici che non si raggiungevano da anni, nel corso della giornata di Natale si sono battuti tutti i record con la piena che ha toccato i 55 cm sullo 0 idrometrico in località san Salvaro e raggiunto nella prima mattinata di santo Stefano i 241 cm a valli Mocenighe (di cui sotto il grafico)

Si tratta di una piena che non ha eguali da quando sono iniziate le misurazioni del corso del Fratta e che non è stata toccata nemmeno nello storico 1966.
La piena nei pressi del ponte tra Merlara e Castelbaldo foto di Luca Stevanato

La piena nei pressi di Megliadino san Vitale foto di Siro Morello

Per questa ragione a partire dalla serata del 24 è iniziata la laminazione di parte delle acque del fiume nelle aree di campagna che fungono da aree di contenimento in caso di piena e già utilizzate a novembre durante la piena del Frassine.
Nella mattinata di santo Stefano vaste aree della campagna di Merlara in località Minotte, di Megliadino san Vitale, di Valli Mocenighe ed ancora di Bevilacqua verso Marega nel veronese sono finite allagate.
L’emergenza salvo sorprese dovrebbe fortunatamente risolversi nel corso delle prossime ore grazie al mutamento radicale delle condizioni meteorologiche, da un contesto mite e perturbato passeremo stiamo già passando in queste ore ad un tipo di tempo più freddo e secco. Fortunatamente queste condizioni si manterranno almeno per tutto il corso della prossima settimana ma non è da escludere la formazione di nebbie ed il fenomeno della galaverna stante la forte umidità accumulata dai terreni. Ecco pertanto che il tempo per capodanno dovrebbe presentarsi freddo, soprattutto di notte e probabilmente nebbioso.
Nel lungo termine verso la Befana alcuni modelli matematici vedono una ulteriore recrudescenza del freddo con il possibile ritorno della neve ma tale previsione necessita di ulteriori conferme, quasi certamente però non ritornerà il vento di scirocco e questa è già un’importante notizia considerando i danni che ha causato nel nostro territorio nel corso di questo freddo e piovoso 2010
a cura di Marco Camera
per ulteriori approfondimento rimando al forum
http://forum.meteo4.com/showthread.php?18546-Emergenza-Fratta-a-Merlara
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La neve di ieri vista dal satellite
Prevista con largo anticipo è arrivata ieri (Venerdì 17 dicembre 2010) una perturbazione figlia del Vortice Polare Artico che ha portato con sé un carico di neve.
Gli accumuli non sono stati enormi, ma comunque nel complesso distribuiti su tutta la regione, perciò voglio chiamare la neve di ieri la “neve democratica”.
Andiamo con ordine
La regione da martedì era sotto un clima freddo, con gelate notturne anche forti, in alcune zone poi il gelo è rimasto anche di giorno. Giovedì alcune zone del veneto meridionale hanno avuto massime inferiori allo 0° anche con il sole.
Dalla mattina di venerdì sono arrivate le prime blande nuvole con temperatura compresa tra -3° e -5°. Nella prima mattinata sono volati dal cielo occasionali fiocchi piccoli, poi è iniziata una precipitazione di neve finissima che dalle ore vicine al mezzogiorno è durata fino al tardo pomeriggio.
Il minimo di bassa pressione nel frattempo si è approfondito sull’alto adriatico creando le basi per una nevicata più seria. Dall’approfondimento del minimo è passata qualche ora poi hanno cominciato a cadere fiocchi più grossi (in ordine di tempo da est verso ovest della regione). L’accumulo di neve al suolo è così passato da un leggero velo ad accumuli variabili tra i 3 e i 9 cm a seconda delle località.
Quello che più ha colpito dell’evento è stata senz’altro la temperatura: al suolo sempre sotto lo 0°, in molti casi ha nevicato con temperature comprese tra -1° e -3°. Nelle località costiere c’era stato un parziale rialzo appena sopra lo 0° ma alle prime precipitazioni il termometro è sceso nuovamente sotto. Alla quota di 1350/1400 metri la temperatura ha toccato i -10.7° (radiosondaggio di Udine)
Che dire : una signora nevicata! Un anno fa nessuno avrebbe pensato di poter replicare un evento con temperature sotto lo 0° per tutta la sua durata .