Racconti Meteo
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I nostri vecchi usavano il termine "Batùa de San Giusepe" per indicare un colpo di coda invernale, una veloce passata fredda, che dovrebbe cadere tra la seconda e la terza decade di marzo nel periodo dove in mezzo c'è il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo.
Ovviamente quello che ci proponevano i nostri vecchi non aveva alcun valore scentifico, molto probabilmente era poco più di una credenza popolare, fatto sta che molte volte questa sfuriata fredda, o più fredda rispetto al periodo precedente, si è verificata, a testimonianza che è piuttosto normale avere un periodo freddo anche nel bel mezzo della primavera meteorologica.
Tra le più importanti "Batùe de San Giusepe" degli ultimi anni c'è da ricordare quella del 23 marzo 1998, o quella del 20 marzo 2007: in questi casi la neve è giunta fino in pianura regalando più emozioni di quanto ne avevano regalate i rispettivi inverni.
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Un buongiorno a tutti i lettori di Meteo4.
Previsto ampiamente da qualche giorno è arrivato sulla nostra regione una perturbazione(Curiosità: si chiama Berthold) dalle caratteristiche primaverili che ha prodotto una buona piovosità nella pianura ed ha fatto nevicare sulle nostre montagne sopra i 1000/1200 m, localmente anche più in basso di tale limite.
Le zone più favorite dal peggioramento sono state quelle montuose , della fascia pedemontana e della pianura settentrionale: le perturbazioni coadiuvate da correnti di libeccio o di scirocco solitamente vanno a favorire tali aree per l'impatto (stau) correnti stesse sui rilievi. Più bassi gli accumuli sul Veneto meridionale. Cito i dati di rilievo di ieri: Faloria 116 mm, Villorba 70.2, Breda di Piave 69.2 mm. Tra 35 e 60 mm l'accumulo in diverse zone montuose e della fascia centro-settentrionale della pianura, tra 15 e 35 mm nella fascia centro-meridionale. Inferiori a 15 mm gli accumuli nelle località costiere del Veneto meridionale e nella fascia più settentrionale delle Dolomiti.
Ottima la nevosità che si è avuta nelle zone montuose, già tra martedì e ieri a mezzogiorno molte località toccavano già i 20 cm di accumulo. Il prossimo bollettino Arpav/Centro Valanghe di Arabba avrà valori nettamente superiori
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Un buongiorno a tutti i lettori e gli amici di Meteo4.
Credo che sia doveroso da parte mia mettere in rilievo alcune cose che riguardano questa prima parte d’inverno. Per quello che ci è stato mostrato finora non ci sarebbe stupore se questo inverno venisse ricordato a lungo nella memoria di molte persone. Già a fine novembre questo inverno ha mostrato i muscoli. Il 22 un’irruzione di aria molto fredda in quota ha fatto comparire fiocchi di neve con temperature attorno a 10-12°. Il giorno 24 la regione è stata colpita da un nucleo freddo perturbato che ha portato accumulo anche di 10 cm in alcune zone del veronese, fino a 15 cm sulle cime più alte dei Colli Euganei. Dal 28 novembre al 2 dicembre il Veneto ha subito le precipitazioni portate da 3 perturbazioni diverse. La mattina del 28 fiocchi sporadici hanno fatto comparsa in pianura, mentre nel complesso del periodo perturbato in montagna si sono scaricati metri di neve.
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Un buon anno a tutti i lettori di Meteo4. Il 2009 non poteva che iniziare sotto miglior auspicio: la neve ha fatto comparsa su gran parte, se non tutte, le zone di pianura.
Molti appassionati della materia sanno che sulla pianura veneta la neve è di difficile configurazione, molti tasselli devono stare al loro posto per garantire la caduta della dama bianca fino al piano. A volte ci sono delle ottime temperature in quota, ma non al suolo o viceversa. Ci sono richiami caldi inaspettati oppure poco “carburante” in quota. Nella sera di Natale, ad esempio, nonostante temperature di -9° a 1400m di quota, la neve è caduta solo sul Veneto centro-settentrionale perché il forte vento da ENE erano di provenienza continentale e le correnti attingevano dalla pianura friulana, mentre nella parte meridionale il forte vento di bora attingeva dal mite adriatico e perciò in quel caso è stata la pioggia a farla da padrone.
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I difficili equilibri dell’inversione termica autunnale
Con le prime avvisaglie di freddo capita sovente che alcune zone della pianura , in questo periodo dell’anno, vengano colpite dal fenomeno del ristagno di aria fredda, creando una sorta di inversione termica.
Proprio la notte scorsa il fenomeno si è fatto vivo; viaggiando in auto lungo l’argine dell’Adige, tra Terrazzo e Begosso mi sono accorto di quanto il fenomeno sia talmente ridotto per quanto riguarda il suo spessore: l’argine più o meno è alto sui 10 m circa dal suolo tanto per intenderci.
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Un'anno fa questa analisi ha volto lo sguardo verso un autunno dominato costantemente dall'HP africano, era solo l'inizio di una tremenda sequenza di stagioni caldissime come inverno e primavera e calde come l'appena trascorsa estate; quest'anno l'analisi volge lo sguardo verso un autunno dinamico, che nel complesso ha finito il suo corso termico in media, mentre la pluviometria è stata costante e flagellata da siccità e pure alluvioni; per l'ennesima volta il grande assente è la zonalità atlantica.