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Reportage

A cura di Alberto Zanetti, Simone Buttura, Angelo Amicarelli, Stefano Calabria e Massimo Merzari

1.     Aspetti meteorologici generali dell’evento

Nella giornata di sabato 1 settembre 2018 una saccatura di origine atlantica si isolava per cut-off dal flusso umido principale facendo affluire sul nord Italia correnti umide ed instabili in grado di dar vita a intensi temporali. Il nocciolo d’aria più fresca permaneva su Piemonte e Lombardia richiamando in quota sul veronese blande correnti meridionali a spiccata curvata ciclonica. Queste, associate alla forte divergenza ciclonica in quota e all’afflusso umido nei bassi strati atmosferici dal mar Adriatico, determinarono la stazionarietà dei temporali severi che hanno causato alluvioni lampo e allagamenti su gran parte della pedemontana veronese.

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Figura 1: Mappa altezza geopotenziali e temperature a 500 hPa, fonte: estofex.org

Andando ad analizzare la situazione alla mesoscala, nel corso del pomeriggio sul veronese era presente un’elevata energia di galleggiamento (tra 800 e 1200 J/kg di ML CAPE) sia per la presenza di una buona quantità di vapore acqueo nei bassi strati atmosferici, sia per l’aria piuttosto fredda in quota (-16°C a 500 hPa). Erano quindi possibili temporali a cella singola o a multicella in grado di generare forti piogge concentrate e grandinate di piccole dimensioni (visti i valori piuttosto bassi di DLS e SRH 0-3 km). Nel corso del pomeriggio il passaggio di un forte impulso instabile in transito da ovest verso est sulla pedemontana veronese permetteva la formazione di isolati temporali. Questi tendevano successivamente a stazionare sulle medesime zone per la ventilazione piuttosto blanda in quota venendo poi alimentati dal vapore acqueo trasportato dal mar Adriatico verso le zone più interne della pianura Padana.

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Figura 2: Direzione e intensità del vento a 500 hPa (circa 5500 metri), fonte: CNR-ISAC

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Figura 3: ventilazione al suolo, da notare l’afflusso d’aria umida dal mar Adriatico verso la pianura Padana, fonte: CNR-ISAC

Da un punto di vista sinottico è presente una depressione stazionaria centrata sulla pianura Padana centro occidentale supportata da un nocciolo di aria fredda in quota. La ventilazione in quota è debole in quanto il nord si trova all’interno dell’ansa della corrente a getto a 300 hPa. Tuttavia la divergenza è massima ed è collocata proprio tra la Lombardia orientale e il Veneto occidentale. Questo comporta sul lato occidentale una caduta di aria secca e fresca da nord-ovest sulla Lombardia e settore alpino fino all’alta Lessinia (che tuttavia piega da ovest/sud ovest sulla pianura veronese) e un afflusso d’aria molto calda e umida adriatica che interessa il Veneto centro orientale fino ai Lessini orientali, dove si manifesta con una ventilazione moderata/forte da NE.

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Figura 4: Geopotenziali e temperature a 500hPa (circa 5.000 m)                                Figura 5: Ventilazione a 300hPa (circa 10.000 m)

 

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Figura 6: Precipitazioni previste nell’ordine di 40-50 mm in tre ore.                         Figura 7: Velocità verticale a 700hPa (circa 3000 m)

La stazionarietà della situazione sinottica, la bassa ventilazione in quota e l’elevata divergenza in quota sono gli ingredienti che hanno permesso lo sviluppo di forti temporali semi-stazionari rigeneranti sulla pianura pedemontana e sulle Prealpi veronesi.

Arome di Meteociel era il LAM che si avvicinava meglio alla situazione ma con precipitazioni stimate ben al di sotto rispetto ai quantitativi effettivamente precipitati.

Come evidenziato il veronese è stato interessato da una prima passata temporalesca diffusa nella notte. Si è trattato di una normale linea di instabilità prefrontale in rapido spostamento da ovest verso est. Come accade di consueto in questi casi si ha un maggior interessamento del basso Garda della parte occidentale della provincia e della pianura pedemontana orientale, dove si registravano accumuli tra i 30 ed i 40 mm.

Di seguito sono riportate alcune sequenze del Radar ARPAV e la stima delle precipitazioni con radar dalle 00 alle 12 del 1 settembre 2018.

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Figura 8: Sequenze radar ARPAV (ore 16:10, 17:00, 17:40, 18:10)

 

2.     Aspetti idrologici

 

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Figura 9: Precipitazioni misurate e stima radar dalle 00 alle 12 del 1 settembre 2018.

Nelle prime ore del pomeriggio si stabilizza una convergenza dei venti da W/SW sulla pianura orientale, N/NW sull’alta Lessinia e NE sui Lessini orientali, che comporta la formazione di temporali rigeneranti sulla Valpolicella orientale con asse SE-NW. Verso sera la situazione si sblocca e la linea di convergenza si sposta verso SE interessando la parte centro-orientale e meridionale della provincia. In Valpolicella localmente si superano i 200 mm in poche ore nella zona tra San Vito di Negrar, Santa Maria di Negrar e Montericco. Nella bassa val di Mezzane si superano localmente i 130 mm, mentre nella parte alta la precipitazione è modesta. Di seguito sono riportate le registrazioni pluviometriche e la stima con radar dalle 12 alle 24 del 1 settembre 2018.

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Figura 10: Precipitazioni misurate e stima radar dalle 12 alle 24 del 1 settembre 2018 sul bacino del Mezzane

Precipitazioni estreme misurate

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Figura 11: Precipitazioni massime in mm per vari tempi di pioggia (5’, 10’, 15’, 30’, 1 ora e 2 ore) misurate dalle stazioni nel Veronese

Nella pedemontana veronese e sui bassi Lessini sono stati superati i valori massimi su tempi brevi (5, 10 e 15’) registrati dalla rete di telemisura ARPAV. Si tratta di una rete che ha circa 20-30 anni di misura mentre prima dello sviluppo della rete di telerilevamento automatica le misure erano manuali e quindi si disponeva solo del dato giornaliero. Di seguito è riportata la mappa elaborata da ARPAV e relativa alle precipitazioni massime di sempre misurate in un intervallo di 15’ dalla rete di telerilevamento.

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Figura 12: ARPAV – Precipitazione massime di sempre per un periodo di 15’

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Figura 13: Rain Rate registrati nelle stazioni di Santa Maria e Pedemonte (rete METEO4)

Il temporale sulla Valpolicella ha avuto una durata di circa 2 ore ma con un andamento crescente. Il picco precipitativo si è infatti manifestato verso la fine dell’evento. Nella bassa val d’Illasi le precipitazioni hanno avuto una durata simile ma con una distribuzione più bilanciata e tendenzialmente decrescente. Gli effetti sul run-off possono quindi essere stati molto differenti.

3.     Dinamica ed effetti sul territorio

Valpolicella

In Valpolicella le precipitazioni più intense hanno interessato un area geografica tutto sommato ristretta in particolare Parona, frazione a nord ovest del comune di Verona, la parte centrale e meridionale del Comune di Negrar e solo in parte i comuni di San Pietro in Cariano e Marano. Nessuno dei bacini dei 3 principali torrenti della zona, il Progno di Negrar, Quello di Marano, e quello di Fumane è stato quindi interessato nella sua totalità dall’evento e questo ha consentito a questi corsi d’acqua di reggere bene l’impatto senza grosse criticità e soprattutto senza esondazioni. A creare problemi sono stati i corsi d’acqua minori, gli scoli dei valloni collinari, gli affluenti dei torrenti principali e anche il semplice ruscellamento dell’acqua sui pendii e su una pianura che comunque degrada costantemente da nord verso sud. In molti casi la stessa rete stradale si è dimostrata fattore di amplificazione captando le acque di scolo, accelerando e propagando gli effetti distruttivi dell’acqua. Particolarmente colpita da questi fenomeni di ruscellamento è la parte centrale e meridionale della Vallata di Negrar dove le campagne a sud della Frazione di San Vito sono state allagate dallo scolo delle acque in discesa a est dalla dorsale di Montecchio – Valfiorita – Montericco e a ovest dalla dorsale della Masua. Pesantemente coinvolte da questa gran massa di acqua sono state le frazioni di S. Maria e Arbizzano (Comune di Negrar) e Pedemonte (Comune di San Pietro in Cariano), quest’ultimo anche sul versante opposto della Masua che guarda verso ovest la vallata di San Floriano. In particolare hanno presentato danni per allagamenti l'abitato di San Vito e a valle l'abitato di Santa Maria dove la strada provinciale (SP-12) all’ingresso nord della frazione si è trasformata essa stessa nell’unico vettore di sfogo per l’acqua proveniente dai campi ad est del Progno tra San Vito e Santa Maria (vedi figura 15), causando allagamenti in particolare lungo il suo percorso verso sud fino al centro commerciale in prossimità della rotatoria al centro del paese (vedi figura 16). Coinvolte di riflesso tutte le vie laterali che affacciano sul quel tratto di Provinciale. Singolare vedere come in questa circostanza le stesse opere di contenimento del Progno di Negrar e il terrapieno su cui corre la Strada Provinciale (SP-12) per Negrar tra Santa Maria e San Vito, abbia costituito una barriera insormontabile per le acque di ruscellamento dalla dorsale est della vallata, provocandone l’accumulo e impedendone di fatto la naturale espansione verso la campagna più a ovest.

Appena più a sud colpite pesantemente anche alcune vie nell’abitato tra Santa Maria di Negrar e Arbizzano in prossimità degli impianti sportivi comunali, questo sia a causa dell’acqua proveniente dalle vie a monte sia per quella discesa dalla zona collinare del quartiere di Valfiorita, a sua volta colpita pesantemente.   

Sempre nella parte est della valle di Negrar grossi danni ha provocato invece l’esondazione di un torrente minore: il Progno di Novare, il cui pur piccolo bacino si è trovato interamente colpito dal nucleo più intenso del temporale pomeridiano. Già in passato peraltro tale corso d’acqua in qualche occasione è esondato causando allagamenti. L’esondazione è avvenuta nel tratto centrale del suo corso tra l’abitato a sud di Arbizzano e Parona, in particolare dove il torrente corre parallelo alla strada Provinciale della Valpolicella (SP-4). Interessato da tale esondazione l’abitato più a nord della frazione di Parona (Comune di Verona)(vedi figure 17-18). Sempre nella frazione di Parona ingenti danni ha provocato anche l’accumulo delle acque di ruscellamento confluite in Piazza del Porto che per sua natura si trova in posizione depressa (vedi figura 19). Importante sottolineare come gran parte dei danni avvenuti invece nella Frazione di Arbizzano derivassero dalla esondazione di un affluente del Progno di Novare denominato il Fossone che raccoglie naturalmente le acque di scolo delle Campagne a sud della frazione di S. Maria e dal già citato fattore di amplificazione della rete stradale. Complice il gradino altimetrico tra il paese e la Frazione di S. Maria, già allagata per gli eventi a monte, le due strade principali che collegano le 2 frazioni (di cui una è stessa Provinciale della Valpolicella), hanno riversato nella parte bassa del paese una grande quantità di acqua e fango. Ancora più impressionante il contributo della strada che collega la parte bassa dell’abitato in Località Stella, alla parte più alta costituita dal nucleo vecchio della piazza del paese e dal sovrastante quartiere di Montericco. Qui il dislivello di circa 200 metri ha trasformato la sede stradale in un vero e proprio torrente in piena (Vedi figura 22). A poche centinaia di metri più a valle della Piazza di Arbizzano l’ostruzione di un altro canale di scolo dal Vallone denominato della Carpaneola (vedi figura 23), riversava a valle una grande quantità di acqua proveniente dalla Località di Boscopiano, causando danni nelle vie limitrofe  e poi, sempre seguendo la via preferenziale della rete viaria, allagando la strada Provinciale della Valpolicella (SP-4) nel tratto prossimo all’antica Villa Verità e agli impianti sportivi dello Sporting Club Arbizzano. Tale apporto ha contribuito  probabilmente ad enfatizzare la portata critica del già citato Progno di Novare.

Al di fuori dei tradizionali confini della Valpolicella da citare gli allagamenti anche in alcuni quartieri a nord ovest di Verona. In particolare Il Progno di Avesa nel suo ultimo tratto che attraversa Borgo Trento è esondato a poche centinaia di metri dallo sbocco in Adige provocando l’allagamento molto pesante di alcune abitazioni in posizione depressa a ridosso di Lungadige Attiraglio.

Oltre ai danni diretti alle istallazioni civili, commerciali e artigianali provocati dai sopra citati allagamenti sono da considerare poi quelli subiti dai fondi agricoli derivanti da una miriade di piccole frane, smottamenti e cedimenti del terreno lungo i pendii collinari (vedi figura 24). Pendii che in zona risultano densamente coltivati a vigneto e con solo poche e ristrette aree che ancora resistono a bosco.

Di seguito è riportata l’immagine satellitare in cui si evidenzia la rete idraulica ed i relativi bacini idrografici (in rosso quello del Novare, in giallo quello ad est del Progno di Negrar). Nella mappa sono indicate anche le aree urbane maggiormente interessate dagli allagamenti.

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Figura 14: Mappa dei bacini della bassa Valpolicella interessati dall’evento e aree urbane interessate dagli allagamenti

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Figura 15: Abitato di S. Maria di Negrar. Strada Provinciale (SP-12) direzione Negrar invasa dalle acque intrappolate nelle campagne allagate a nord est del della Frazione.

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Figura 16: Rotatoria di incrocio tra le Provinciali (SP-4) della Valpolicella e (SP-12) di Negrar in prossimità del Centro della frazione di Santa Maria di Negrar.

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Figura 17: Esondazione del Progno di Novare lungo la Provinciale della Valpolicella (SP-4) tra gli abitati di Parona e Arbizzano.

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Figura 18: Abitato nord di Parona invaso dalle acque di esondazione del Progno di Novare.

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Figura 19: Piazza del Porto a Parona.

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Figura 20: Strada Provinciale della Valpolicella (SP-12) a Pedemonte (Frazione di S. Pietro in Cariano) allagate dalle acque di ruscellamento dal versante ovest della collina della Masua.

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Figura 21: Piazza di Pedemonte (frazione di San Pietro in Cariano) completamente allagata.

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Figura 22: Piazza di Arbizzano (frazione di Negrar) a fine evento. Strada che sale al quartiere di Montericco ancora invasa dalle acque di ruscellamento.

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Figura 23: Acque impetuose esondano dal canale di scolo del vallone della Carpaneola nella parte sud est della frazione di Arbizzano.

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Figura 24: Effetti dell’erosione dell’acqua sulle colline alle spalle della frazione di Arbizzano in Località Novare

 

Pedemontana centro-est veronese

Sulla pedemontana centro-orientale veronese si sono registrate intensità di precipitazioni su brevi tempi di pioggia pari o superiori a quelle avvenute in Valpolicella. La differenza principale con la Valpolicella sta nel fatto che i fenomeni più intensi in queste zone si sono verificati all’inizio delle precipitazioni per cui i processi di dilavamento delle superfici sono risultati meno distruttivi e con volumi d’acqua di ruscellamento superficiale inferiori. Anche in queste zone ci sono stati comunque degli evidenti effetti del dilavamento superficiale con erosione dei versanti, allagamenti dei fondovalle e qualche criticità sulla rete idraulica minore  e nei fossati privati. I centri abitati maggiormente interessati sono stati la media Valpantena (Grezzana, Quinto), la media val di Mezzane (Mezzane di Sotto), la bassa Val d’Illasi (Colognola ai Colli) e la val Tramigna (Cazzano di Tramigna e Costeggiola).

Sul Progno di Marcellise è stato acquisito un filmato che testimonia un fenomeno di flash flood con testa dell’onda di piena in legname e materiale vegetale. Tale evento segnala elevate intensità di pioggia istantanee in grado di produrre il dilavamento dei versanti con la movimentazione del materiale vegetale che viene recapitato nell’alveo dei fiumi. Non si esclude che fenomeni simili siano accaduti anche in Valpolicella o in altri corsi d’acqua minori dell’est veronese.

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Figura 25: Quinto di Valpantena (via Valpantena)

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Figura 26: Strada Provinciale n. 37/A a Costeggiola di Soave.

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Figura 27: Erosione nel comune di Mezzane di Sotto (in prossimità della frazione Mezzane di Sopra)

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Figura 28: Flash flood sul torrente Marcellise

Pianura veronese

Fenomeni intensi ma meno duraturi hanno interessato anche la pianura veronese ed in particolare le zone di Zevio, Bovolone e Roverchiara, dove si sono registrati allagamenti delle zone depresse e la crisi delle reti fognarie urbane.

Si segnala un’intensa grandinata in località Mambrotta nel Comune di San Martino Buon Albergo, con danni ai frutteti.

4.     Eventi del passato

Gli eventi del 1 settembre 2018 in Valpolicella hanno certamente un carattere di eccezionalità con tempi ritorno molto lunghi. Tuttavia non mancano alcuni precedenti anche drammatici che si concentrano nella parte centrale e meridionale dei bacini del Progno di Negrar e di quello Novare dove in modo paradossale l’alveo dei torrenti si restringe pericolosamente e dove in alcuni punti mancano proprio opere di contenimento che sono invece presenti e ben strutturate a monte. Ci sono anche situazioni in cui alcuni torrenti che scendono dai monti sfociano nella vallata perdendosi nei fondi agricoli. È il caso ad esempio della valletta che da Cerè scende a San Vito oppure delle valli che dalla Masua (crinali ad ovest della Val di Negrar) scendono nella vallata ad ovest del torrente Negrar. Queste caratteristiche che a prima vista sembrano paradossali non sono una singolarità di questa zona ma si trovano un po' in tutte le valli dei Lessini, dove probabilmente l’antica gestione rurale del territorio contemplava l’allagamento delle campagne. E da un punto di vista idraulico questa dispersione forzata aveva un senso in quanto permetteva da un lato di limitare l’impeto delle acque nei torrenti e dall’altro favoriva una sorta di fertilizzazione dei campi.
Proprio con riferimento a questa problematica è da citare il primo evento di cui abbiamo trovato traccia che riguarda l’esondazione del Progno di Negrar il 17 maggio 1935. La rotta avvenne all’altezza della chiesa della frazione di S. Maria di Negrar. L’acqua allagò le sottostanti campagne di Arbizzano confluendo nel Fossone, un canale che ne raccoglie in modo naturale le acque di scolo andando poi ad alimentare l’altro torrente di Arbizzano: il Progno di Novare. Le acque del Fossone allagarono la parte bassa del paese di Arbizzano in Località Stella provocando ingenti danni e il decesso di uno degli abitanti che con la sua bicicletta fu trascinato via dalle acque mentre percorreva la vecchia strada tra Arbizzano e Parona (attuale Via Case Zamboni ad Arbizzano).

Un altro evento alluvionale viene menzionato nelle note del famoso meteorologo Emilio Bellavite che ha dato origine alla nostra Associazione. Alla data del 15 giugno 1968 viene citato quanto segue: "Foschia. Molto afoso. Alle 14.00 (solari) fulmine vicinissimo all'osservatorio (panico). Temporale marginale dalle 14.05 alle 14.30 (2,8 mm). Temporale nubifragio dalle 14.50 alle 15.50 (31,0 mm) con grandine come piselli all'inizio. Pioggia torrenziale con vento. In città grandinata notevole in molte zone (specie B. Venezia, B. Trento e B. Milano) anche come nocciole fino a bianco in terra. Alluvione in Valpolicella con grandine (specie zone Parona e Marano) e straripamento torrenti e allagamenti (1 morto). Grandine notevole (come piccole noci) anche a Soave e S. Bonifacio. Estesi e forti temporali su gran parte della Valpadana."

Ci sono infine delle segnalazioni sommarie che parlano del Progno di Novare e che sembra abbia avuto dei precedenti di esondazione sempre nel medesimo tratto degli eventi del 1 settembre 2018, ossia nel tratto in cui costeggia la strada provinciale che collega Parona ad Arbizzano. In tempi più recenti negli anni ’70 la strada fu invasa dalle acque in più occasioni ed in particolare nel 1978 l’evento fu tale che le case del quartiere di Parona situate tra la provinciale stessa e Via Valpolicella ne furono allegate con pesanti danni. Quest’ultima data è ricordata nella memoria di alcune persone ma non abbiamo trovato riferimenti bibliografici certi.

Il 16 maggio 2013 la pedemontana veronese centro orientale è stata interessata da un evento convettivo simile per tipologia (V-Shaped), intensità ed estensione che ha prodotto l’esondazione dei torrenti Mezzane e Squaranto.

5.     Fonti bibliografiche

Dati rete di Telerilevamento Meteo4

Dati rete di Telerilevamento ARPAV

Dati rete di Telerilevamento 3a S.r.l.

Stazioni manuali private

Stazione Tenuta Novare

Relazione evento 31/08 – 02/09/2018 – Regione del Veneto – Centro Funzionale Decentrato

Eventi Meteorologici Estremi – Dati e valutazioni sulla radicalizzazione del clima in Veneto - Consiglio Regionale del Veneto, 2012

Fotografie e filmati raccolti su facebook

Fotografie e filmati di Alberto Zanetti e Stefano Calabria

Mappe Meteorologiche Meteociel