Didattica meteo

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Foto di Gianluca Mascanzoni

In questo articolo vogliamo fare una breve analisi del temporale che ha colpito Verona nella tarda serata del 27 luglio 2016 causando allagamenti diffusi nella città di Verona e una grandinata eccezionale in località Dossobuono. Cercheremo innanzitutto di capire il carattere di eccezionalità delle precipitazioni utilizzando i dati delle centraline amatoriali presenti nel comune di Verona. Purtroppo l’unica stazione ufficiale dell’ARPAV di Verona Parco Adige Nord che avrebbe un dato validato è stata interessata solo marginalmente dal fenomeno.

Il temporale ha colpito la città in due fasi: la prima tra le 22 e le 24 e la seconda tra le 24 e le 2:00 del 28 luglio. Nell’area maggiormente colpita sono caduti complessivamente dagli 80 ai 100 mm di pioggia in 4 ore. In generale, come mostrato nella seguente tabella, la prima fase (Ts1 in rosso) è stata quella che ha scaricato il maggior quantitativo di pioggia e che ha registrato le maggiori intensità assolute ma, in alcune zone della città, le maggiori intensità relative si sono verificate nella seconda fase.

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 Questi sono gli unici eventi simili che, fino al 2013, sono stati registrati nella rete ARPAV.

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Eventi pluviometrici regiatrati dalla rete ARPAV che hanno scaricato più di 50 mm in mezzora (Fonte Regione del Veneto)

Nel monitoraggio ARPAV fino al 2013 solo sei eventi hanno superato la soglia dei 50 mm in mezzora. Si tratta di stazioni collocate lungo la fascia pedemontana o nella bassa Lessinia, area caratterizzata spesso dalla formazione di celle temporalesche molto forti e grandinigene. Nel temporale del 27 luglio 2016 i valori registrati da alcune stazioni eguagliano o superano le massime precipitazioni registrate nelle stazioni ARPAV per brevi intervalli. Possiamo quindi parlare di un evento raro ma non estremo in quanto già accaduto negli ultimi 30 anni in zone climaticamente simili.

La parte più intensa del temporale ha colpito un’area molto estesa che approssimativamente è stata valutata in 50 km2 come mostrato nella mappa seguente. In quest’area sono caduti complessivamente dagli 80 ai 100 mm di pioggia. Nelle aree limitrofe gli accumuli pluviometrici calano repentinamente. Si tratta di un’area abbastanza estesa e anche questo fatto rappresenta un carattere di eccezionalità. In nero tratteggiato è evidenziata l’area che complessivamente ha accumulato oltre gli 80 mm, mentre il rosso e verde sono evidenziate le aree maggiormente colpite rispettivamente nella prima e seconda fase.

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Fortunatamente i bacini dei torrenti cittadini (Avesa e Quinzano) sono stati colpiti marginalmente ma se l’evento si fosse manifestato qualche chilometro più a nord ovest, si parlerebbe oggi anche dell’esondazione dei torrenti con danni probabilmente ben più gravi.

ANALISI SINOTTICA

Il giorno 27 luglio 2016, una vasta e profonda depressione presente sul mare del Nord muoveva un debole fronte freddo verso il nord Italia che, tuttavia, rimaneva sul versante nord alpino scivolando progressivamente verso est durante la notte. Ciò permetteva comunque un debole abbassamento dei geopotenziali e della temperatura a 500 hPa e la formazione di un debole minimo di bassa pressione sulla pianura Padana. Il setup era quindi favorevole alla formazione di temporali sulla pedemontana veneta. Di seguito è mostrata la situazione barica al suolo alle 00 z di giovedì 28 luglio 2016 (ore 2 italiana).

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Mappa sinottica (Fonte Metoffice)

Sul veronese era presente molta umidità nei bassi strati (11-12 g/kg) e un’elevata energia di galleggiamento (ML CAPE sui 2000 J/kg) assieme ad un scarsa ventilazione in quota. Erano quindi possibili celle convettive semistazionarie capaci di produrre forti piogge sempre sulle stesse zone e grandinate di piccole medie dimensioni vista la scarsa presenza di DLS e SREH 0-3 km. La nostra provincia come scritto poco fa viene coinvolta da due passate di temporali, la prima di celle convettive semistazionarie tra le 22 e le 24 (sistema multicellulare), la seconda dovuta alla formazione del blando minimo di bassa pressione formatosi sulla pianura Padana.

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Mappa NCEP/GFS

Verso le ore 22 una serie di coincidenze facevano sviluppare e crescere le celle convettive su Verona. Oltre all’assenza di ventilazione a tutte le quote, intervenivano dei fattori a scala locale. Per prima cosa sia la cella sull’alto Garda che quella in Lessinia orientale creavano una corrente d’aria più secca al suolo da NW verso la città di Verona dovuta all’aria uscente dai temporali (outflow). Questa scontrandosi con l’aria più umida preesistente (più leggera di quella secca) e proveniente da SW la faceva sollevare dando vita alla convezione. Una blanda convergenza si andava a formare quindi su Verona riuscendo a dar vita a celle temporalesche ben organizzate anche grazie alla differenza di umidità delle due masse d’aria al suolo. 

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Alcuni frame del radar ARPAV di Teolo (Fonte ARPAV)

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Mappe dei venti al suolo (Fonte Rete Meteo4 e Wunderground)

Probabile contributo alla continua rigenerazione delle celle potrebbe averla data l’isola di calore cittadina, con la grande quantità di calore e particellato disponibile negli ambienti urbani. Alle 22.30 la ventilazione assumeva la tipa orientazione divergente dei downburst (vento che si forma alla base del temporale, creato dalla pioggia e dall'aria che scende dalla cella convettiva: più la pioggia scende violentemente, più il vento è forte).

Successivamente l’occlusione del blando minimo depressionario fa avanzare il secondo fronte temporalesco facendo aumentare la ventilazione in quota.

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Individuazione del mesominimo padano in avvicinamento a Verona  (Fonte mappa radar georeferenziata ARPAV)

 

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Grandinata e downburst a Dossobuono  (Foto di Marco Casella)

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Allagamenti nel sottopasso di stradone Santa Lucia (Foto di Simone Buttura)

In questi giorni abbiamo assistito ad una notevole ondata di freddo, che per persistenza e vastità si avvicina molto ad inverni storici del passato. In Veneto però gli effetti si sono fatti sentire poco, non tanto per il freddo ma più in termini di produttività nevosa.

Sfortuna? Destino? Assolutamente no, questione di configurazioni bariche. Ma allora di cosa abbiamo bisogno in Veneto per la neve.

Mettendo lo sguardo sulle mappe di reanalisi dei periodi più nevosi e freddi che abbiamo vissuto negli ultimi 10-15 anni ho trovato un denominatore comune in molti eventi: un'alta pressione groenlandese .

L'elevazione dell'alta pressione azzorriana fino alla groenlandia permetterebbe di fatto alla porta del Rodano di aprirsi e creare quella ciclogenesi che serve a noi veneti per avere freddo e neve. 

Senza andare tanto indietro nel tempo prendo ad esempio due episodi del dicembre 2010 e del dicembre 2009.

Dicembre 2010

Il 13 dicembre inizia l'ondata fredda che porterà ad avere valori sotto lo 0° anche in pieno giorno

il 17 dicembre la perfetta elevazione meridiana dell'hp fa scendere al tempo stesso aria perturbata dalla Scandinavia

 

Con quella mappa si sono avuti 5 cm di neve e con i successivi rasserenamenti anche delle giornate di ghiaccio con il sole e diffusi -10/-13° soprattutto in Polesine


Dicembre 2009

Il 14 dicembre si può notare l'alta pressione soprattutto tra Regno Unito e Groenlandia, nel lato orientale dell'hp scorre aria fredda, il 14 nevica in Emilia e basso Veneto

Il 17 dicembre l'hp tiene ed è così forte da spedire aria fredda e perturbata che entra dal Rodano e porta a discrete nevicate soprattutto sul basso veneto e veronese

Tra la sera del 18 e la prima parte del 19 è sempre l'hp groenlandese a dettar legge, aria molto fredda e perturbata porta a nevicate diffuse su tutta la regione a carattere di blizzard con temperature tra -3°/-4° , i successivi rasserenamenti portano i termometri a -12 -13° diffusi su molte zone di pianura . Il 20 dicembre si rivela una giornata molto gelida, massime di -5° per nebbia. Il 21 arriva un sovrascorrimento mite in quota che porta a nuove estese nevicate ed al successivo gelicidio del 22


Altre mappe simili si possono trovare nel febbraio 2004  e febbraio 2005.

 Periodo movimentato il periodo 19 febbraio 2004-11 marzo 2004: svariate nevicate in pianura, 30-40 cm di accumulo su basso padovano e polesine. Tra 100 e 200 cm gli accumuli di neve sui Colli Euganei

L'anno seguente, più o meno lo stesso periodo, una elevazione fino alla Groenlandia portò a nevicate il 21, ritornante nevosa tra il 21 e il 22, neve il mattino del 27, la notte tra il 27 e il 28 a carattere di burian, neve diffusa e abbondante il 3 marzo 2005.

Nevica anche con altre configurazioni, ma sicuramente una alta pressione azzorriana in posizione nettamente meridiana in connubio con un'alta pressione groenlandese porta maggiori soddisfazioni per il Veneto.

Ognuno ha le proprie passioni che spesso sono innate e dagli altri non vengono capite, ecco perciò che quando sentiamo qualcuno dire che ha speso svariate centinaia di euro per una cosa che a noi non interessa più di tanto, lo prendiamo per matto: questo è quello che succede a noi meteofili quando spendiamo 1000 euro per una stazione meteorologica. 

Ma al di fuori di quella che è la soddisfazione personale a cosa serve avere una stazione meteorologica a livello amatoriale? Innanzitutto sfatiamo il falso mito che questa serva a fare previsione del tempo, tale strumentazione serve a fare rilevazione di dati : questi potranno essere condivisi in tempo reale sul web e potranno essere archiviati in un database

Ma come si fa a condividere i dati? La strumentazione posizionata all'esterno trasmette ad una consolle collocata in casa, quest'ultima viene collegata ad un computer nel quale è installato un programma che elabora e spedisce i vari dati meteo nel web attraverso un modem.

I dati possono finire in un sito personale oppure possono venire condivisi con quelli di altre stazioni meteorologiche, ecco perciò che la passione di diverse persone diventa a tutti gli effetti un bene pubblico, i dati infatti sono di libera consultazione, chiunque si colleghi a determinati siti può sapere subito quali sono i parametri principali dell'atmosfera in quel momento in svariati luoghi della regione, della nazione o addirittura del mondo. Qui il mio pensiero va all'alluvione di Genova di poco più di un mese fa: il primo dato della pioggia caduta ad uscire nei telegiornali è stato quello di una stazione amatoriale.

Qualche paragrafo fa menzionavo l'archiviazione dati, anche questa può essere fatta in un sito personale oppure venire condivisa in pubblico, ci sono siti che sono attivi già da 6-7 anni e perciò esiste per alcune stazioni un database già ben fornito. Quotidianamente si possono confrontare i dati riassuntivi delle stazioni del giorno precedente, oppure di una particolare data o di un mese o una stagione specifica. Si può andare alla ricerca dei dati di un particolare periodo di ogni singola stazione.

Il futuro?

Le tecnologie a disposizione dovrebbe avere ulteriori miglioramenti e perciò il meteofilo che vorrà fare campionamento dati avrà sempre meno difficoltà a svolgere il proprio compito.

Col passare del tempo poi i vari database si ingrandiranno sempre di più e si potranno studiare le fluttuazioni microclimatiche di un luogo o quelle climatiche della regione relative ad un decennio, ventennio e così via.

Chi scrive questo articolo bazzica nei forum di meteorologia dal 2003/04, anche se comunque più attivamente dall'autunno del 2005. Facile ormai dire cos'è per il sottoscritto un forum di meteorologia ma voglio spiegarlo pure a chi approcia alla meteorologia per la prima volta , a chi visita l'home page senza mai passarci ma si è sempre chiesto cos'è un forum, cosa succede, come si vive.


Prima di tutto bisogna dire che si tratta di un punto d'incontro, una specie di "piazza virtuale" (permettetemi il termine) dove si discutono tematiche inerenti la materia in questione. Tutti professori? Assolutamenti no, gli iscritti di un forum sono di varia natura, dal manovale edile al laureato in letteratura, insomma non c'è bisogno di essere esperti in partenza: la condivisione, la ricerca, il confronto con il tempo faranno dell'utente nel suo piccolo un "esperto".

In un forum si vive spesso di emozioni, il meteofilo scruta i movimenti del cielo usando il cuore e l'anima, il fatto poi di conoscere in anticipo cosa le previsioni prospettano fa sì che gli utenti si carichino di speranze: prima di un'ondata di freddo, di una nevicata, e non solo, anche prima di un temporale o di un'ondata di caldo. 

L'emozione più grande? la neve ovviamente è il succo di vita di un forum , è il fenomeno che più di tutti sa rendere i vari utenti dei bambini, ogni nevicata che viene raccontata sembra sempre essere la prima, è un amore vero, dove ogni volta c'è la stessa intensità emotiva della prima volta.

Le emozioni possono  comunque giocare brutti scherzi, in base al tempo previsto e a quello che sta succedendo realmente le varie discussioni posso unire o dividere. A volte si può pensare ai forum di meteorologia come ad uno stadio, non si discute di un fuorigioco ma di una mancata nevicata, non si discute su di un rigore  o di un risultato calcisitco ma il livello di polemica talvolta può tranquillamente superare quello di una partita di calcio di Serie A o della Nazionale.

E nei mesi non invernali? si vive lo stesso, quando i nivofili (così si chiamano gli appassionati di neve) lasciano la piazza rimane comunque chi sa discutere dei primi 20 gradi, di una perturbazione , di un'ondata di caldo, di un temporale. Ed è proprio con questi ultimi due fenomeni che un forum di meteorologia sa riempirsi anche d'estate, nei momenti di maggiori picchi di caldo o nello scrutare l'evoluzione di un temporale il numero di utenti "presenti in piazza" aumenta fino a raggiungere e superare talvolta il numero di visite invernali. 

Alla base di un forum poi ci sta l'amicizia, che nasce tra le righe di una discussione e si fortifica per mezzo di incontri dal vivo, poiché nonostante la tecnologia permetta di discutere tra persone che sono distanti tra loro, alla fine è sempre il contatto umano a vincere su tutto. Dietro una tastiera possono nascere incomprensioni che vengono dissolte discutendo a quattrocchi con persone che fino a quel momento erano rappresentate solo da "una fila di byte" sul web.

Per esperienza personale vi posso dire che nel corso degli anni mi sono potuto pregiare di nuove amicizie, che col tempo poi si sono rivelate forti anche al di fuori del classico ambito meteorologico.

Dovessi tornare indietro di 8 anni? Senza ombra di dubbio mi iscriverei ad un forum di meteorologia!

Insolito panorama nelle campagne tra Saletto e Ospedaletto Euganeo (PD)

Durante l’alluvione che ha colpito le zone  meridionali della provincia di Padova molta gente che ho incontrato per strada mi ha detto “ma Siro, non mi sembrava fosse venuta questa gran pioggia” : questo articolo vuole dare un chiarimento sul perché il rischio alluvioni in queste zone non dipende dalla pluviometria di questo territorio.

Leggi tutto: Basso Veneto: un chiarimento sui motivi del rischio alluvioni

Il detto di Santa Bibiana(la ricorrenza è il 2 dicembre)  è un antico proverbio che veniva usato dai nostri nonni per dare una sorta di indicazione  climatica su come sarebbe stato il tempo durante il periodo invernale. Una volta non esistevano i modelli di previsione, tanto meno quelli stagionali e a quel punto i nostri vecchi si attaccavano a dei detti.

Ovviamente non esiste alcuna regola vera e propria ed oltretutto nessuna previsione attinente al detto viene rispettata se non in rarissimi casi.

Su internet ho trovato queste due versioni: se piove a Santa Bibiana piove 40 dì e una settimana, oppure se fa sole a Santa Bibiana fa sole 40 dì e una settimana.

Mio nonno invece mi aveva insegnato che il tempo che farà a Santa Bibiana lo farà 40 dì e una settimana (che poi non sarebbe altro che la versione generalizzata delle 2 menzionate sopra)

Ma allora come comportarsi nei confronti del proverbio? è meglio tenerlo come parte integrante della cultura popolare e non darne troppa importanza, in sostanza è una delle cose che è giusto sapere perchè parte della nostra tradizione ma non ha alcuna valenza scientifica.


FreezeIn inglese si dice freezing rain ed è un fenomeno meteorologico raro, soprattutto in molte zone della pianura veneta, che molte persone non concepiscono. Di solito esiste il concetto di neve o pioggia, il gelicidio invece è una via di mezzo che alle persone comuni è molto difficile da spiegare: “come?, -2° e piove? Allora il termometro è sballato”, “due giorni che piove e la neve non si è sciolta, perché?”..queste sono alcune frasi che si sentono dire in caso di gelicidio. Andiamo a vedere come nasce e si sviluppa il fenomeno.

Leggi tutto: Il gelicidio o pioggia gelata

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