Reportage

Eccoci per il solito riassunto e l'analisi dell'andamento meteo climatico del mese appena trascorso. L'autunno in corso presenta un profilo assai mite e molto piovoso. Nonostante vi sia da sottolineare che le precipitazioni si stanno verificando in modo estremo e raggruppate in pochi giorni, caratteristica sia di settembre che di ottobre.

OTTOBRE 2018

Andando per ordine la prima decade è quella che apparentemente pare la più "normale", infatti sebbene più calda dello storico, non presenta anomalia di grande interesse. La solita alta pressione detta legge ma è spesso messa in crisi da veloci sistemi perturbati come quello del giorno 6 che porta ad una giornata tipicamente autunnale. E' solo un fuoco di paglia con la seconda decade, torna il calo anomalo che diventa particolarmente intenso per il periodo appena dopo metà mese. Potenti strutture di alta pressione che pescano aria calda dall' Africa insistono nel nostro continente ed in particolare nelle nostre regioni. Il mese diventa secco e molto caldo per il periodo, la terza decade in ogni caso, se non dal punto di vista termico, cambia le carte in tavola. Tra il 20 ed il 21 il caldo viene messo provvisoriamente da parte a causa dell'arrivo di aria più consona con la stagione, dall'est Europa ma a parte qualche minima decente non succede un granché. La svolta avviene verso fine mese quando l'alta pressione punta i meridiani sull'Atlantico e sull'Italia si mette in moto un vero e proprio ciclone devastante che spinge venti di libeccio e scirocco verso di noi. Purtroppo il contrasto fra l'aria calda prima presente e l'instabilità creata, diventa distruttivo. Tra il 29 ed il 31 in particolare nel nord est, si sviluppa un peggioramento che crea situazioni catastrofiche, in particolare nel bellunese, dove la furia del vento distrugge ettari di foreste e crea danni enormi. In Trentino e Alto Adige piogge torrenziali e vento causano altri gravissimi danni mentre nel veronese, la paura si limita ad osservare l'Adige in costante aumento di portata. La città si salva grazie all'apertura della galleria del Garda, altrimenti si rischiavano esondazioni in città e provincia. La furia degli elementi è stata dettata, almeno qui da noi, non tanto dalle piogge che sono state certamente abbondanti ma non eccezionali, quanto dal vento e dai pericoli derivati dall'afflusso di piene di fiumi e torrenti. La situazione migliora proprio il giorno 31 con la cessazione dei fenomeni dopo 2 giorni di maltempo intenso. 
Il mese segna naturalmente un forte sopra media e chiude con un media aritmetica di +17.36° contro uno storico 1985-2017 di +15.31°, si colloca al terzo posto per mese di ottobre più caldo dal 1985.
Registra un totale di 107 mm di pioggia contro un media di 81 mm.
La temperatura più alta registrata è stata di +26° e la più bassa di +7.7°
Media delle temperature massime +21.99°
Media delle temperature minime +12.74°.

ott2018

Nell'immagine viene riportata la temperatura media giornaliera di ottobre 2018 rispetto alla media storica 1985-2017: in rosso sono i giorni sopra le media, in blu i giorni sotto la media.

Dati stazione di Cadidavid - Verona
1985/2018
di Massimiliano Veronesi

La fenomenologia dell’evento avvenuto nella sera di Lunedì 29 Ottobre 2018 su vaste aree di Alpi e Prealpi centro orientali, riguarda una ventilazione sinottica sostenuta che ha assunto delle ulteriori accelerazioni di natura geometrica, isallobarica e da compressione in concomitanza con l’ingresso del fronte freddo. Diversamente dal solito, il fronte freddo è entrato da sud sospinto da correnti portanti molto veloci e da un minimo profondo, caratterizzato da un elevato gradiente orizzontale di pressione e da un rapido movimento da Sud verso Nord.

Come si può osservare dalle seguenti due mappe della temperatura potenziale a 850hPa alle 18:00 (UTC) del 29 Ottobre, il fronte freddo è adagiato alle Prealpi Venete mentre tre ore dopo è già sulla Germania meridionale.  L’aria fredda ha quindi attraversato l’arco alpino in modo repentino andando a scalzare l’aria calda nelle vallate che in molto casi hanno visto il passaggio da calma di vento a raffiche oltre i 100 km/h in pochissimi minuti.

nmm 5 6 0 teta850 mod

Temperatura equivalente a 850 hPa alle ore 19:00 del 29 ottobre come prevista dal modello WRF-NMM Meteociel (fronte a ridosso delle Prealpi)

nmm 5 9 0 teta850 mod

Temperatura equivalente a 850 hPa alle ore 22:00 del 29 ottobre come prevista dal modello WRF-NMM Meteociel (fronte sulla bassa Germania)

TIPOLOGIA DI FRONTE

La scarsa rotazione dei venti al passaggio del fronte ed i radiosondaggi mostrano che si è trattato di un fronte tipo “ana cold front” in cui l’aria fredda si inserisce nei bassi strati sotto il “warm conveyor belt”.

161102 anafront katafront

Schema a confronto tra Anafront e Katafront in media troposfera.

161102 kata anafront schema

Profilo schematico a confronto tra Anafront e Katafront.

161102 kata anafront profil

Radiosondaggi tipici dei fronti tipo Anafront e Katafront .

Milano 2018103012.16080.skewt.parc

Radiosondaggio su Milano alle 12z del 30 ottobre in cui il fronte freddo ha ancora un esiguo spessore con uno strato di inversione ancora a 2.500 m s.l.m..

Si tratta di un tipo di fronte che raramente interessa il nord Italia e che comporta l’accelerazione dei venti nei bassi strati. La presenza del soprastante “warm conveyor belt” schiaccia lo strato di inversione del fronte freddo, lo avvicina al suolo e conferisce alla massa d’aria fredda una forte stabilità. A mezzogiorno del 30, dopo 14 ore dall’ingresso del fronte freddo, nel radiosondaggio di Milano lo strato di inversione del fronte freddo era ancora a soli 2.500 metri. Da notare invece una media e alta troposfera in condizioni prossime alla saturazione a causa dell’imponente afflusso caldo e umido di origine tropicale.

161102 anafront katafront strih

Schema del profilo verticale dei venti nell'Anafront e nel Katafront.

 

ACCELERAZIONI DI NATURA GEOMETRICA:

Sono avvenute principalmente nel settore prealpino interessando particolarmente le valli orientate secondo l’asse nord-sud che hanno visto un’accelerazione locale del vento per l'effetto "Venturi". Prima del fronte freddo l’aria calda e umida che risaliva il versante prealpino aveva un’elevata tendenza al galleggiamento ma con l’entrata del fronte l’aria fredda stabile rimaneva schiacciata al suolo concentrandosi nei varchi prealpini.

COMPRESSIONE SINOTTICA CON COSTRIZIONE DEL FLUSSO DI BASSO LIVELLO:

Il fronte freddo di tipo anafront era caratterizzato da un esiguo spessore che, sulle Alpi, veniva ulteriormente ridotto dalla presenza dell’ostacolo orografico e dalla contemporanea forte subsidenza che interessava lo strato superiore del “warm conveyor belt”. Dal radiosondaggio di Milano si poteva stimare che lo strato di inversione del fronte freddo fosse a bassa quota e intorno ai 2.500 metri sulla Pianura Padana. La seguente mappa mostra come in media troposfera ci fossero venti di caduta fuori della scala normale della mappa.

nmm 15 6 0 WindVert700

Componente verticale del vento a 700 hPa alle ore 19:00 del 29 ottobre come prevista dal modello WRF-NMM Metociel (valori positivi indicano discesa dell'aria)

La compressione agiva anche sul sottostante flusso di basso livello schiacciandolo nelle valli. Questa costrizione all’interno dell’arco alpino produceva la canalizzazione del flusso sottostante vincolando l’irruzione del FF alla morfologia Alpina. Come  si può osservare dalle innumerevoli testimonianze gli effetti principali si sono avuti nei fondo valle e in medio versante. La canalizzazione andava infatti ad esaltare gli effetti della ventilazione al suolo, soprattutto in situazioni particolari come i restringimenti, le curvature e le confluenze tra le valli. Localmente ci sono state anche degli effetti di caduta non ascrivibili alla fenomenologia classica del downburst (vento di caduta) ma piuttosto dovuti sempre alla costrizione del flusso di basso livello che, in alcuni casi, nel versante sopravento non riuscendo il flusso di basso livello a vincere la costrizione dello strato di inversione ricadeva all’indietro o lateralmente producendo ulteriori concentrazioni nei fondo valle. Anche la durata del vento e la concentrazione per ore negli stessi punti porta ad escludere fenomeni di downburst convettivo o ventilazione catabatica classica.

Una volta valicato il fronte prealpino l’aria fredda sollevata ricadeva lungo i versanti e nelle valli come un liquido, scalzando l’aria calda e subendo un’accelerazione gravitazionale. L’effetto della ricaduta dal fronte prealpino appare chiaramente dal confronto dell’andamento della temperatura e del vento tra la stazione di Capanna Sinel sul Carega a circa 2.000 m s.l.m. e quella di Ala sul fondo della val d’Adige posta a circa 180 m s.l.m. Al passaggio del fronte freddo a Capanna Sinel si assiste ad un calo di circa 3°C della temperatura con l’aria che rimane in condizioni di saturazione mentre ad Ala si assiste ad un repentino aumento della temperatura di circa 6°C e un concomitante calo dell’umidità, segno della ventilazione di caduta.

Capanna Sinel

Andamento delle temperature e del vento nella stazione di rifugio Capanna Sinel Ala (TN) 2.019 m s.l.m.

Ala

Andamento delle temperature e del vento nella stazione di Ala (TN) 180 m s.l.m.

In questa foto appare evidente l'effetto di canalizzazione che ha interessato il fondo valle anzichè i versanti, con una raschiatura delle superfici più simile agli effetti di una massa liquida che gassosa.

Danni

Foto della Val Visdende tratta dal video pubblicato su Youtube da Gerry de Zolt

Riportiamo di seguito lo schema grafico complessivo del fenomeno.

Dinamica v2

Schema dell'evento

ACCELLERAZIONE DATA DALLA COMPONMENTE ISALLOBARICA

Nel momento in cui si ha una differenza di pressione tra due punti posti ad una certa distanza, s’instaura il vento. Il vento, quindi, ha lo scopo di compensare questa differenza di pressione spostando una certa massa d’aria dal punto ad alta pressione a quello a bassa pressione.  Questo vento viene definito “di gradiente”, ossia nato dalla differenza di pressione. Tuttavia a questa componente del vento in alcuni casi se ne aggiunge un’altra, detta per “isallobarica”, ed è dettata dalla velocità con cui il minimo di bassa pressione si sposta orizzontalmente. Come abbiamo già evidenziato, l’Italia era investita dalla “warm conveyor belt”, ossia da aria molto calda e umida di origine sub tropicale. Questa particolare situazione si può accompagnare alla presenza di un ramo del Getto Sub Tropicale, ed in particolare dal suo cuore più veloce: il Jet Streak. Questo velocissimo vento in quota determina una sorta di “risucchio” d’aria dal suolo verso il limite superiore della troposfera, ossia forti moti ascensionali. Proprio questi moti ascensionali vanno ad approfondire ulteriormente il centro di bassa pressione al suolo. Questo meccanismo si è manifestato su gran parte d’Italia nel corso di Lunedì 29 Ottobre, tanto è vero che la pressione ha toccato i 979 mbar sul Piemonte, un valore notevolissimo e vicino ai record assoluti di bassa pressione sull’Italia. Proprio questo vortice depressionario ha determinato un fortissimo vento di gradiente su larga scala (sinottica). Ma la contemporanea presenza del Jet Streak in quota ha fatto sì che il minimo di pressione al suolo venisse velocemente traslato verso nord. Presso la stazione meteorologica di Verona Villafranca si è assistito a un calo della pressione di 14 mbar in 13 ore tra la notte ed il pomeriggio del 29 Ottobre; poi una volta passato il minimo, la pressione è risalita di 8 mbar in 5 ore tra il pomeriggio e la sera. In quest’ultimo frangente il centro di bassa pressione ha attraversato le Alpi, determinando l’ingresso del fronte freddo ed instaurando un’ulteriore accelerazione dei venti meridionali, proprio per la rapidità con cui è variata la pressione al suolo. Si è quindi instaurato un surplus di gradiente barico tra il versante meridionale delle Alpi (relativa alta pressione) e quello settentrionale (bassa pressione) che ha accelerato le correnti meridionali già presenti. La velocità con cui è aumentata la pressione in Pianura Padana è strettamente legata alla velocità con cui il minimo è transitato verso nord, che a sua volta è strettamente legata con la velocità dei venti portanti in quota (Jet Streak). Quindi questo extra contributo di gradiente barico tra il versante meridionale e settentrionale delle Alpi ha determinato una extra accelerazione del vento, definita per l’appunto “vento isallobarico”.

RAFFICHE MASSIME DI VENTO MISURATE

La seguente tabella riporta le raffiche massime di vento misurate in alcune stazione meteorologiche delle Prealpi veronesi e vicentine e del basso Trentino.

 

Tabella venti v2

Raffiche massime del vento

 

CASO ROANA - PASSO VEZZENA

Poco a sud-est di Passo Vezzena lungo la Strada Statale che collega  l’altopiano di Asiago a Levico Terme è stata interessata da un’estesa area di schianti con direzione NNE. L’orientamento del vento era quindi quasi opposto alle correnti portanti in genere da SE. L’orientamento era dettato dall’asse della valle NE ma con una componente aggiuntiva da nord segno di una circolazione secondaria generata dalla curvatura della valle. L’aria entrava quindi da SE ma era costretta a seguire l’asse della valle delimitato ad est e nord da una linea di cresta continua compresa tra 1.900 e 2.200 m s.l.m.. In questo caso l’accelerazione del vento è stata data soprattutto dalla circolazione secondaria che ha causato un effetto erosivo simile a quello che accade all’esterno delle anse dei fiumi.

Vezzena

Valle in prossimità di passo Vezzena - Foto orientata verso NE tratta dal video Fb Alex Dalprà.

Vezzena rilievo 01

Rilievo Googlemap della valle di passo Vezzena con indicazione del vento portante (rosso), del vento al suolo che ha devastato la foresta (blu), delle linee di flusso (nero) e della zona colpita (verde)

ASPETTI FORESTALI

Lo schianto generalizzato di intere porzioni di bosco è dipeso da diversi fattori concomitanti. Ovviamente come è stato descritto in precedenza la forza del vento per un tempo prolungato forse più di un ora come emerge anche dalle misurazioni delle stazioni e dalle testimonianze. In secondo luogo i terreni fradici. Da un punto di vista forestale si è poi verificato l'effetto domino tipico di formazioni forestali coetanee (stessa età degli alberi) o monoplani (uguale altezza della chioma nel piano dominante). Questa situazione è tipica delle cosiddette peccete costituite solo da una specie: l'abete rosso. Sono boschi pianificati, gestiti per trarre legname da opera segheria e pertanto vengono tagliati mantenendo una densità molto elevata per fare in modo che la chioma si alzi e sotto rimanga un fusto filato per non avere nodi. Si agisce sulla densità in modo che la mancanza di luce solare promuova l’essicamento dei rami del fusto più bassi. In questa situazione le piante si tengono su una con l'altra; se il vento impatta e tira giù le prime file parte l'effetto domino facendo progressivamente cadere vaste porzioni di bosco. Aggiungiamo che l'abete rosso ha la caratteristica di avere un apparato radicale abbastanza superficiale: infatti, durante i sopralluoghi sulle aree distrutte, si è notato che zone posizionate sullo stesso versante e stessa direzione ma popolate da porzioni di larice sono rimaste in piedi perché il larice ha apparato radicale più profondo e è più elastico.

Ragionevolmente se avessimo avuto boschi misti con specie diverse, (tipo abete rosso, abete bianco, faggio e altre specie) di età diversa in grado di utilizzare meglio lo spazio verticale della chioma e con piante più giovani e più elastiche, tutto ciò sarebbe stato limitato a qualche porzione di bosco se non a qualche centinaia di alberi singoli qua e là.

 

Ieri 26 settembre 2018 è stata una giornata da record per quanto riguarda la pressione atmosferica dato che a differenza della: temperatura, pluviometria o ventosità, non raccoglie la stessa attenzione tra i non addetti ai lavori, soprattutto perchè scarti anche di 10/20 hpa sono praticamente impercettibili per i sensi umani.
Sull'Europa centrale un'area di alta pressione con un massimo sulle Alpi Austriache, dove si sono raggiunte punte fino a 1044 hpa, ha portato sull'Italia settentrionale valori di poco inferiori ai 1040 hpa.

pressione al suolo record settembre 2018

Mappa di previsione ECMWF per le 00z del 26/09/2018

 

2018092609 eur

Mappa sinottica elaborata da Meteociel con le misure reali alle ore 9:00 del 26/09/2018

Questi valori eccezionali già in senso assoluto, visto che sul nord Italia non si toccavano da 10 anni ( l'ultima volta all'inizio di febbraio 2008), sono da considerarsi da record però se consideriamo la stagione, ovvero siamo appena all'inizio dell'Autunno quando le caratteristiche termo-igrometriche dell'atmosfera difficilmente consentono la formazione di figure bariche così potenti. A Verona si sono raggiunti i 1039 hpa!!
Nella serie storica di Emilio Bellavite che comincia nel 1948, non solo non si erano mai registrati livelli di pressione così elevati durante il mese di settembre, ma nemmeno vi si erano lontanamente avvicinati come si può vedere dalla classifica assoluta:

12/09/1958 1033,8 hpa
29/09/1977 1031,1 hpa
07/09/1976 1030,1 hpa

Le misurazioni degli annali del Magistrato alle Acque di Venezia dal 1925 al 1948 vedono solo il 21/09/1936 con valori pressori a livello del mare superiori a 1030 hpa e precisamente gli annali indicano una pressione massima di 773.1 mmHG corrispondenti a 1030.72 hpa.

Il valore registrato il 20 settembre 2018 rappresenta molto probabilmente il record di pressione massima degli ultimi 100 anni.


Ricapitolando dunque una giornata autunnale tiepida, ma gradevole dopo settimane di caldo fuori stagione, passerà alla storia per gli altissimi valori di pressione registrata, sfuggita certamente ai più ma non ai barometri della nostra città e provincia.

Le cause di questo evento estremo sono da ricercare nei seguenti fattori:
1) Corrente a getto polare molto forte sull'Europa settentrionale;
2) Break dell'onda di Rossby molto stretto con curvatura anticiclonicamolto accentuata proprio sulle zone che hanno registrato il massimo pressorio;
3) Aria fredda in bassa atmosfera.

Queste cause sono tutte figlie di un vortice polare nascente pimpante che deve fare i conti con una cella di Hadley ancora invadente.

nmm 9 7 0

Velocità dell'aria a 300hpa. Mappa di previsione rappresentativa della corrente a Getto (Meteociel)

nmm 35 7 0

Velocità dell'aria a 700hpa (Meteociel)

nmm 3 7 0

Velocità dell'aria al suolo (Meteociel)

nmm 16 7 0

Temperatura a 850hpa (Meteociel)

Mese molto mite quello appena trascorso. Per circa 25 giorni abbiamo avuto un settembre con caratteristiche estive e solo nel finale ha presentato il volto tipico del mese in oggetto.

 

SETT2018VR

 

Settembre parte con il botto, proprio il primo giorno, in seno ad una rottura tipica della stagione estiva si sviluppa un peggioramento temporalesco molto importante che produce una serie di eventi pericolosi e tracimazioni varie, in particolare nelle zone della Valpolicella. Una depressione di natura artica in discesa dalla Scandinavia crea le condizioni per la nascita di celle temporalesche veloci e violente, una di questa scarica in zona Santa Maria di Negrar, Negrar e tutta la vallata fino ed oltre 200mm di pioggia in poche ore, naturalmente le conseguenze non si fanno attendere. Tracimazioni da scoli d’acqua che non riescono a sopportare tanta pioggia e torrenti ben oltre le capacità di portata. Non solo l’ovest della provincia è sotto scacco ma anche la parte orientale con precipitazioni fino ad oltre i 100mm in parecchi comuni della provincia orientale. L’episodio si chiude in questa giornata, successivamente l’estate torna padrona della scena, regalando un fuori programma di stagione, l’alta pressione sub tropicale infatti torna a dirigere le sorti climatiche e lo farà pur con alti e bassi praticamente fino al 25 del mese. Clima caldo a tratti molto caldo per il periodo con più giornate over 30°, spesso serene da mattina a sera come mai successo nei mesi precedenti. In un continuo di bellissime e calde giornate estive, vi è spazio per pochi peggioramenti, uno di questi il giorno 18 dovuto al passaggio di una modesta linea d’instabilità atlantica che apporta delle deboli precipitazioni. Immediatamente torna alla carica l’alta pressione sub tropicale alimentata da aria calda africana e di nuovo le temperature massime, nonostante l’inizio della terza decade, superano i 30°. Il quadro barico cambia radicalmente solo con il 25 del mese, quando l’alta pressione rinforza sulle isole britanniche e dal lato orientale scende aria fredda per il periodo di estrazione polare. In poche ore il vento, pur in presenza di una giornata serena, fa crollare la temperatura che rientra dopo tanto tempo entro le medie climatiche. I giorni successivi sono molto freddi in particolare durante le ore notturne e le minime scendono sotto i 10° per valori davvero inconsueti per settembre. A Cadidavid si raggiunge la minima di tutto rispetto di 8,6°. Il terzo valore più basso dal 1985 per il quartiere a sud di Verona. Infine il mese chiude di nuovo con l’immancabile alta pressione (da segnalare i valori altissimi di pressione oltre i 1040 hpa e vicino al record del 2003 di 1040,4 hPa) che protegge le nostre regioni, regalando bel tempo e di nuovo temperature oltre le medie del periodo. Il mese termina a Verona Cadidavid, a causa della costante presenza del sole, a +1,95° oltre le medie (85-17) e con 45.5mm di pioggia, quasi tutti raccolti il primo giorno, un valore di circa 33mm in meno rispetto le medie storiche. La temperatura massima raggiunta di +32.2° e la minima di + 8,6°.

Mese estremamente interessante che vede mescolare caldo spesso afoso, umidità elevata e precipitazioni localizzate, talvolta di forte intensità. Ripropone il break stagionale che pareva scomparso negli ultimi anni, per un percorso tipico di questo mese estivo.

ag2018

La partenza vede la giornata più calda della stagione con il giorno 1, segnare immediatamente una massima di 37,9°, il redivivo anticiclone sub tropicale con aria continentale africana propone un caldo decisamente intenso, come sempre in questi casi. La forte spinta calda pertanto sebbene sempre in presenza di cieli non perfettamente sereni, crea una situazione di forte caldo. L’instabilità in ogni caso è molto attiva e proprio per questo il giorno seguente, Cadidavid viene affondata da un grosso temporale che provoca la caduta di 62mm di pioggia in poche ore, una situazione localizzata a pochi km a sud della città. Il caldo non molla la presa per il resto della decade, sebbene, in linea con la tendenza stagionale, sia difficile se non impossibile riscontrare una giornata perfettamente serena da mattina a sera. Il motivo si spiega con il fatto che il cuore dell’alta pressione rimane relegato alle zone occidentali del bacino del Mediterraneo (Spagna – Francia) mentre noi pur in presenza della stessa struttura, restiamo influenzati da spifferi freschi orientali che ogni tanto propongono veloci temporali. La seconda decade pur senza alcun eccesso termico propone una fase estiva calda, interrotta dalla giornata del 14, quando transita una perturbazione atlantica che apporta un peggioramento sensibile, sebbene avaro di precipitazioni. Il tempo si rimette velocemente, il ferragosto trascorre con qualche nuvola, un clima fresco ma del tutto godibile, mentre a fine decade l’alta torna alla carica per un nuovo periodo di caldo. La terza parte si apre all’insegna di condizioni pienamente estive, quando il 25 una nuova saccatura dal nord atlantico, pone fine al gran caldo, proprio come succede spesso durante il periodo estivo. Un vero e proprio break stagionale con piogge, venti e locali grandinate. Ancora una volta il tempo si rimette al bello immediatamente, ma senza alcun eccesso termico per un finale gradevole ed estivo. Infine con l’ultimo giorno, inizia un forte peggioramento di stampo autunnale che si concretizza con danni ed alluvioni il giorno seguente.

Da un punto di vista termico il mese chiude di 1,75° oltre le medie trentennali e con quasi 100mm di pioggia, di circa 30 mm oltre le stesse medie.

Agosto chiude definitivamente l’estate 2018, una stagione molto strana, certamente calda, sebbene non si siano registrate punte molto elevate di caldo e con una piovosità regolare, entro le medie climatiche storiche.

Dati confronti stazione di Cadidavid 1985-2017

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