Racconti Meteo

Temporali anche grandinigeni e fulminazioni spettacolari hanno animato il sabato sera. Giornata serena la domenica con temperature massime calate anche di 8/10°. Le temperature più basse dell’ultimo mese si sono registrate stamattina.

Spesso i vari modelli di previsione GM e LAM avevano illuso, chi segue quotidianamente la meteo, che ci potesse essere un brusco stop all’estate. Tali illusioni derivavano dal fatto che la pioggia e il calo termico previsti venivano spesso sostituiti da ondate di caldo ancor più intense.

 

Anche in questo principio d’estate del 2009 la pianura padana offre condizioni meteorologiche favorevoli alla formazione di temporali a supercella. Si tratta dei temporali più forti esistenti in natura, provvisti di mesociclone e pertanto in alcuni casi la rotazione già presente al loro interno può dare origine a fenomeni tornadici. Questo è il caso del 6 giugno 2009 quando una supercella ha dato origine ad un tornado che si è abbattuto con estrema violenza sull’abitato di Vallà, frazione di Riese Pio X (TV) e ad un altro sistema analogo nella provincia di Pordenone (Orcenico e Valvasone). Altri danni sul percorso di questo temporale sono stati riscontrati nel territorio spesso attribuibili ai downbursts (forti raffiche di vento discendenti dal cuore dei temporali) ed ai chicchi di grandine anche di grosse dimensioni...Segue

A cura di Serenissima Meteo

Undici metri di neve sul Carega - Da L'Arena del 16/04/2009

INVERNO DA RECORD. I primi dati confermano le eccezionali precipitazioni sulle montagne veronesi: dalla Lessinia al Baldo accumuli incredibili da novembre a marzo

Primi fiocchi già a fine ottobre: 530 centimetri a San Giorgio, 169 a Bosco e ben 195 a Velo E sul Tomba si è arrivati a 6 metri e mezzo

Innevamento eccezionale a Malga Grolla, letteralmente sepolta: la foto è stata scattata il 9 febbraio

Baldo e Lessinia. Si è chiuso con un bilancio difficilmente ripetibile nel medio e breve termine la stagione invernale in Lessinia: record per quantità di neve caduta (530 centimetri a Malga San Giorgio) e addirittura il doppio stimato sul Carega (circa 11 metri), ma soprattutto per la precocità del fenomeno nevoso. Non è da meno il monte Baldo, con accumuli stagionali sulle creste da variano da otto a dieci metri a seconda delle zone e dell'esposizione.
Dopo una spolverata a settembre, la prima vera neve in Lessinia è arrivata il 30 e 31 ottobre con ben 13 centimetri ai 1500 metri di Malga San Giorgio e 30 centimetri sul gruppo del Carega (2.259 metri la cima più elevata). È stato il buongiorno di una stagione che si annunciava con l'oro in bocca per gli operatori del settore, nonostante con l'inverno fosse ancora lontano.
A mantenere il buon umore sono poi seguite altre ottime nevicate nel mesi di novembre e dicembre che hanno portato da subito lo spessore del manto nevoso a livelli eccezionali per il periodo. A memoria d'anziano è infatti rarissimo che in Lessinia nevichi prima di Natale e le grandi nevicate si sono sempre concentrate nel mesi di gennaio, febbraio e marzo.
Lo confermano anche Flavio Menini e Corrado Vaona che dispongono di una banca dati completa degli accumuli di neve sull'altopiano dei Lessini, alle varie quote, nell'ultimo quadriennio e con stime affidabili anche sul Carega dove, per ovvi motivi di sicurezza, è impensabile compiere regolari misurazioni manuali.
Perché la caratteristica di Menini, che segue il settore orientale, e Vaona quello occidentale della Lessinia, è una passione infinita per la meteorologia e le misurazioni che li portano regolarmente a ogni nevicata a salire in quota. I dati raccolti confluiscono sul sito www.meteo4.com attraverso la loro associazione «Estremi di Meteo4» di cui fanno parte e che si occupa di studiare il microclima del Veronese.
Sono loro che possono confermare i dati raccolti nelle diverse uscite: 169 centimetri di neve sono caduti complessivamente su piazza Chiesa a Boscochiesanuova (a 1106 metri di quota) da ottobre a marzo; un metro in meno (65 centimetri) è stato registrato a Cerro, 85 centimetri a Roverè e ben 195 centimetri a Velo, che pur essendo posto a una ventina di metri più in baso di Bosco, gode di una miglior esposizione ai venti umidi e ha generalmente un mezzo grado di temperatura in meno del confinante paese lessinico.
Accumuli più consistenti a parità di quota sono stati registrati in alta Val d'Illasi e in Val d'Alpone, vallate che hanno precipitazioni invernali più consistenti e temperature leggermente più basse.
In particolare la frazione di Giazza, sebbene ad appena 760 metri di quota, conferma il nome che fa riferimento al freddo e al ghiaccio: «La valle si stringe e per questa conformazione orografica è normale che nevichi a quella quota quando altrove è solo acqua», spiega Menini, per la colonna di freddo che scende compatta dalle altitudini superiori fino al fondovalle».
Alle quote più elevate sono caduti quasi 300 cm di neve a 1.300 metri, 530 cm a San Giorgio e circa 650-670 cm sulla corona di cime attorno a San Giorgio a 1750 metri (Tomba, Sparavieri, Castel Gaibana).
Se la neve è stata precoce, ha però fatto mancare singoli grandi eventi come le furiose nevicate di fine febbraio e inizio marzo del 2004, che isolarono per più giorni diverse contrade della Lessinia a quote superiori ai 600 metri o come è accaduto più recentemente, nel gennaio 2006, quando in 48 ore San Giorgio fu coperto di 80-100 centimetri di neve.
A giorni saranno disponibili anche i dati rilevati dal servizio Meteomont, del Corpo forestale dello Stato che coprono il periodo dall'11 dicembre al 20 aprile su tutta la Penisola.
Per gli amanti delle statistiche si può aggiungere che da fine ottobre ad oggi ci sono stati in Lessinia 54 giorni in cui è caduto almeno un centimetro di neve, «suddivisi in 35 singoli eventi e tali si intendono se accadono dopo almeno 8-10 ore di pausa l'uno dall'altro», spiega Menini.
Sulle cime del Carega i due appassionati del gruppo Estremi di Meteo4 hanno stimato, come si accennava, accumuli impressionanti di 10,50-11 metri di neve totale, ma lassù la stagione nevosa potrebbe non essere ancora finita.

Vittorio Zambaldo,Flavio Menini,Corrado Vaona

Il titolo è abbastanza eloquente, l'argomento dell'articolo riguarda la piovosità ritrovato sulle nostre zone da gennaio 2 008 ad oggi. Credo che sia giusto mettere in rilievo il fatto che già nel 2008 la pluviometria era risultata ottima, credo sia ancor più importante dire che negli ultimi 5 mesi le piogge sono state abbondanti. Ora la domande da porre sono: quanto c'è di normale in tutto questo? Il Global Warming e il minimo solare quanto hanno influito in questi ultimi 15 mesi?

 

Piogge si sono abbattute tutto il giorno: 71 mm a Recoaro 1000, 50 mm nel Veneto sudoccidentale. Campi allagati in diverse zone della regione.

Un buongiorno a tutti i lettori di Meteo4, nella giornata di ieri sulla nostra regione si è abbattuta una perturbazione che ha portato ad avere piogge anche di forte intensità. Il maltempo ha insistito dalle prime ore del giorno fino a poco dopo il tramonto, il tutto accompagnato da venti che hanno superato i 40 km/h di raffica massima in alcune località del veronese.

Leggendo i dati del bollettino giornaliero dell'Arpav si può notare che le maggiori precipitazioni si sono abbattute nella zona di Recoaro, mentre per le  altre zone della regione  non è facile individuare una collocazione geografica precisa ai fenomeni di ieri. Ecco quindi che Recoaro 1000 ha avuto un accumulo di 71.4 mm, seguita da Salizzole a 65 mm e San Martino d'Alpago a 62.6 mm.

"Fuori classifica" sono da mettere in rilievo alcuni dati pluviometrici appartenenti a località del Veneto Sudoccidentale: Vangadizza 52.4mm, Sorgà 51.4 mm, Masi 49.8 mm seguita da Merlara (MeteoVeneto) 49.5 mm. Gli accumuli appena citati sono davvero eccezionali per una zona spesso penalizzata da qualsiasi tipo di correnti.

Il risvolto negativo della perturbazione di ieri è stato l'allagamento di molti campi : oramai dopo 5 mesi di surplus pluviometrico (e di naturale incuria dei fossati) non è così difficile che l'acqua riesca ad invadere i terreni.

I nostri vecchi usavano il termine "Batùa de San Giusepe" per indicare un colpo di coda invernale, una veloce passata fredda, che dovrebbe cadere tra la seconda e la terza decade di marzo nel periodo dove in mezzo c'è il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo.

Ovviamente quello che ci proponevano i nostri vecchi non aveva alcun valore scentifico, molto probabilmente era poco più di una credenza popolare, fatto sta che molte volte questa sfuriata fredda, o più fredda rispetto al periodo precedente, si è verificata, a testimonianza che è piuttosto normale avere un periodo freddo anche nel bel mezzo della primavera meteorologica.

Tra le più importanti "Batùe de San Giusepe" degli ultimi anni c'è da ricordare quella del 23 marzo 1998, o quella del 20 marzo 2007: in questi casi la neve è giunta fino in pianura regalando più emozioni di quanto ne avevano regalate i rispettivi inverni.

 

Prevista ampiamente da circa una settimana, tra martedì sera e venerdì mattina, ha dominato le condizioni del tempo una perturbazione( Curiosità,si chiamava Berthold) giunta dal Mediterraneo sudoccidentale.Tale perturbazione, per le sue caratteristiche ha premiato con più precipitazioni la parte centro-settentrionale della regione, meno cospicue le piogge nel Veneto meridionale. La pressione atmosferica, in seno al centro di bassa pressione, ha toccato in maniera diffusa i 975 hPa, oscillando tra 973 e 976 hPa nelle diverse zone della regione : valori toccati poche volte negli ultimi 100 anni. Nella giornata di mercoledì gli accumuli di pioggia hanno toccato i 116 mm sul Faloria, tra 35 e 70 mm nella pianura settentrionale e sulle zone montuose, tra 15 e 35 mm nella fascia centrale e nel basso Veneto, sotto i 15 mm nelle zone costiere e nelle zone più settentrionali di montagna. Nella giornata di giovedì il maltempo ha colpito ancor di più le zone montuose: fino a 136 mm sul Cansiglio, tra 60 e 100 mm l’accumulo nelle Prealpi, tra 30 e 60 mm l’accumulo nella pianura settentrionale. Sotto i 30 mm molte zone del Veneto meridionale e costiero. Nella giornata di venerdì il maltempo residuo si è concentrato maggiormente nelle zone montuose. In montagna le condizioni meteo sono state dominate dalla neve caduta molto in basso rispetto alle previsioni: fino a 600 m di quota nelle valli dolomitiche, fino a 800m sulle prealpi, le quote previste erano più alte di 500 m. I dati provenienti dalla nevosità, relativi alle 23 di giovedì sera, sono più che buoni: Borca 45 cm, Cortina 55 cm, Zoldo Alto 63 cm, Arabba 70 cm. Arabba da inizio inverno ha toccato i 6m di accumulo di neve fresca. (Centro Meteo Dolomiti) Il Bollettino del Centro Valanghe di Arabba, uscito il 6 marzo, va a confermare quanto detto sopra, la neve fresca caduta in 72 h si attesta tra 49 e 75 cm. A Campomolon, a 1735m sulle Prealpi, il manto nevoso al suolo tocca i 347 cm. Data la caratteristica molto umida della neve, sotto i 2000m soprattutto, il pericolo valaghe è rimasto elevato a valore 4 su una scala di 5. A rischio maggiore i versanti molto ripidi a manto erboso. Pericolo anche in molte strade: i tetti delle case poste ai lati hanno distacchi spontanei di neve che trascinano a terra anche caminetti e tegole. Per i dati si ringrazia il Centro Meteo Dolomiti e Centro Valanghe di Arabba L'articolo si è avvalso della collaborazione di Alberto Perer di Centro Meteo Dolomiti