Racconti Meteo

Il titolo molto semplice sta ad indicare un evento storico che non ha bisogno di grandi titoloni. Il periodo freddo entrato quatto quatto dall’11 dicembre e terminato il 22/23 dicembre sarà ricordato a lungo dai meteofili ed ora andremo a vedere il perché. La cronistoria verrà suddivisa in più capitoli per non appesantire la lettura.

La fine di novembre porta con sè sul Veneto un drastico cambiamento delle condizioni meteorologiche, dopo che per circa due settimane era prevalsa una circolazione di aria molto mite ma di matrice anticiclonica, che aveva regalato temperature molto elevate in quota con cieli spesso sereni e dense nubi basse al di sotto dei 1000m nelle valli e in pianura.

Evento straordinario: lo scirocco ha soffiato fino nella pianura più continentale. Poche precipitazioni e stau in montagna

Oggi in pianura, soprattutto nella parte di pianura più continentale, quella riguardante la provincia di Verona, l’alto Polesine, la parte occidentale del basso padovano e il basso vicentino, ha visto un fenomeno che non ha molta frequenza: il soffiare dello scirocco.

 

La prima decade di novembre porta sull’Italia e anche sul Veneto una serie di perturbazioni di origine nord atlantica, caratterizzate da temperature che favoriscono nevicate a quote piuttosto basse, e con quantitativi che, in particolare per alcune zone prealpine, sono assai notevoli per il periodo.

Possiamo sostanzialmente dividere i giorni dal 2 al 10 in tre fasi:

I ) Nel corso della notte tra domenica 1 e lunedì 2 il primo fronte perturbato si avvicina velocemente alle Alpi, generando una depressione sul Mar Ligure al suolo che tende a chiudersi ed evolvere verso est. Transita dapprima il fronte caldo, seguito rapidamente dal fronte freddo che lo solleva generando un fronte occluso, responsabile del prolungarsi delle precipitazioni fino alle prime ore di martedì 3. In questa occasione, l’aria fredda aggira le Alpi sia da ovest che da est, consentendo alla neve di scendere e imbiancare copiosamente anche la montagna prealpina.

 

La settimana finale di ottobre presenta un andamento tutto sommato mite e anticiclonico, soprattutto nella prima parte, quando l’estensione dall’Atlantico di un promontorio di alta pressione, induce correnti da nordovest sulle nostre regioni, portando clima mite e soleggiato in montagna e lungo le pedemontane, mentre in aperta pianura regnano condizioni ideali per lo sviluppo di fitte nebbie che interessano oltre che le ore notturne, anche le mattinate, lasciando poi spazio a foschie dense in nuova intensificazione la sera.

 

La terza settimana di ottobre vede una netta transizione tra la fase fredda e secca che aveva caratterizzato il tempo sulla nostra regione dal giorno 12 verso una nuova configurazione assai più mite ed umida indotta da una circolazione meridionale di origine mediterranea.

Ad inizio periodo è ancora l’aria fredda a governare la scena, presentando un minimo di altezza di geopotenziale in quota posizionato sui Balcani ma la cui influenza continua ad estendersi alle regioni orientali italiane, dove le temperature permangono molto al di sotto della media; a livello europeo è interessante notare come dall’Atlantico sia in avanzamento assai rapido una grande ondulazione di Rossby, che dopo essersi formata sulle coste del Labrador ed essersi notevolmente amplificata, si avvicina alle coste occidentali. Una fascia anticiclonica si rinfrorza sulle zone settentrionali e funge da blocco nei confronti di flussi perturbati, in tal modo costretti a scivolare a latitudini inferiori.

La seconda settimana di ottobre si presenta con caratteristiche del tutto opposte rispetto al lungo periodo mite che aveva interessato anche la prima parte del mese, proponendo un drastico calo termico come ben mostrato da questa mappa della Noaa per il 5-11 ottobre confrontata con quella della settimana in esame: