Racconti Meteo

Il nordest in questa ondata di gelo storica è rimasto sostanzialmente ai margini come neve, mentre il freddo l'ha fatta sicuramente da padrone con temperature notevoli considerata la situazione. La zona più colpita in fatto di neve è stata il basso polesine con oltre 35 cm caduti, mentre nel resto del veneto si và dai 20 cm totali nel basso veneto occidentale ai 10 cm del veronese, ai 4-5 cm del padovano, trevigiano e veneziano fino ai pochi centimetri di Belluno.

La prima nevicata si ha l'1/2 febbraio, la perturbazione è molto meridionale ed il basso veneto è colpito di striscio. Il polesine accumula mediamente 15 centimetri, mentre nel basso padovano gli accumuli vanno dai 10 cm delle zone adiacenti il fiume Adige in veloce decrescita verso nord, 2-4 cm 10 km più a nord del fiume.. In questa nevicata il centro di Bologna accumula 58 centimetri di neve.
Il forte vento di bora che segue questa prima perturbazione fà sublimare molto velocemente la poca neve caduta e già il 3 febbraio la copertura non era più omogenea nella bassa padovana. Possiamo vedere nell'immagine satellitare del 3 febbraio (il puntino verde è Merlara) come il Veneto ed il NE in generale siano rimasti ai margini.

L'inizio di questo febbraio 2012, verrà ricordato in molte zone d'Italia come uno dei più freddi e nevosi dell'ultimo secolo. Per il freddo le zone più colpite sono state senza dubbio le pianure Piemontesi, dove si sono avvicinati e in qualche caso battuti molti record di freddo che resistevano dal 1956.
I minimi raggiunti in pianura sono stati, tra lunedì 6 e martedì 7 febbraio (fonte Nimbus):

  • -24.4 °C a Romano Canavese (Rete Agrometeorologica Regione Piemonte)
  • -23.9 °C a Candiolo (Rete Agrometeorologica Regione Piemonte)
  • -23.8 °C a Villanova Solaro (ARPA Piemonte)

Estremi di questa entità non venivano ragionevolmente più toccati dal febbraio 1956, quando nella pianura a Sud di Torino si scese a -26 °C (Lombriasco, 14.02.1956).

Ieri per l'ennesima volta da quando è iniziata l'irruzione fredda ha fatto la sua comparsa in Veneto la neve. Se si guarda al semplice risultato finale, cioè gli accumuli di neve, si può notare come la nevicata di ieri sia paragonabile ad un normale evento invernale, quello che invece da un connotato storico a quello che è successo ieri sono le temperature con le quali la neve è caduta. Ma è meglio andare con ordine per spiegare la situazione.

Nella notte tra giovedì e venerdì un blizzard velocissimo ha colpito la nostra pianura, spolverate do qualche centimetro si sono avute quasi ovunque. Nella prima mattinata di sabato era attesa in Veneto una ritornante della perturbazione, l'attesa comunque è stata vana, le nevicate non sono state di rilievo se non per le zone del basso Polesine che ha toccato accumuli fino a 10 cm ed accumuli ventati di neve superiori ai 40 cm.

Nel frattempo la nuova irruzione di aria fredda iniziata giovedì sera ha riportato i termometri verso valori molto freddi, la "pausa mite" con temperature massime superiori ai 5° è stata prontamente rimpiazzata da temperature massime attornianti lo 0°.

Nella giornata di sabato le temperature serali sono scese in picchiata, poco prima di mezzanotte molte stazioni toccavano già i -6°, poi le prime velature del cielo hanno alzato lievemente la temperatura che si è poi stabilizzata oscillando di poco sul valore registrato ad inizio della copertura nuvolosa.

Verso le 5 di domenica è arrivata poi una nuova ritornante della perturbazione giunta venerdì notte, questa volta finalmente produttiva sulla nostra pianura. A differenza delle precedenti nevicate non c'è stata una particolare forza del vento che nel peggiore dei casi ha soffiato a regime di brezza, anche se il particolare che ha colpito di più è stata la temperatura che durante la nevicata ha oscillato tra -4° e -5° in diverse zone: per trovare un'evento di questo tipo con relativa calma di vento bisogna tornare indietro di 21 anni alle nevicate del febbraio 1991. 

L'intensità della neve, la grandezza del fiocco e la temperatura fortemente negativa hanno permesso ad un accumulo immediato della neve al suolo.


Il momento di maggior intensità della nevicata nel Basso Veneto

Gli accumuli comunque  parlano chiaro, la zona più colpita è stato il basso Veneto con accumuli fino a 10 cm, 5-7 cm nel trevigiano, 5 cm nel veneziano, sotto ai 3 cm nel medio-alto vicentino e nel medio alto veronese.

Il futuro? l'ondata di freddo per noi è giunta al termine, questo non significa comunque che avremo a che fare con la mitezza primaverile. L'anticiclone tornerà a dominare la scena e questo farà in modo di avere temperature ancora molto basse al mattino, temperature sempre più miti al pomeriggio. Col passare del tempo si prospetterà l'ipotesi di giornate accompagnate da forte escursione termica.

Una settimana senza dubbio interessante quella che il Veneto ha vissuto, le temperature sono calate dapprima su valori normali per poi finire di molto sotto la media del periodo, sia al suolo che in quota. Quest'ultima precisazione è doverosa visto che finora la maggior parte del freddo presente in pianura era dovuto all'inversione termica mentre a quote collinari sono stati pochi i giorni veramente invernali.

Sabato 28 una perturbazione si è portata sul NordOvest con il suo carico di freddo e neve, mentre la nostra regione è rimasta ai margini. Le temperature massime del 28 sono calate di qualche grado, portandosi dagli 11° di metà settimana ai 6-8° su tutta la pianura, lunedì 30 è stato l'ultimo giorno mite con massime tra 4-6° .

Da martedì è iniziato il tanto atteso ingresso dell'aria fredda, la temperatura ha faticato a superare il limite dei 3°, nella parte più sudoccidentale della regione i termometri hanno faticato a raggiungere 1° di massima.

Mercoledì è arrivata la neve, non per tutti. La zona più colpita è stato il basso polesine con accumuli che hanno raggiunto i 15 cm, 10 cm nell'alto polesine . Tra 5 e 10 cm nel basso veronese ed estremo sudovest padovano, tra 3-5 cm nel veronese, basso padovano e basso vicentino. Quello che però bisogna mettere in risalto è il carattere di bufera con cui è scesa la neve accompagnata da un forte vento ed una temperatura compresa tra -1° e -3° nel momento di maggiore forza delle precipitazioni.

Dal tardo pomeriggio/sera di lunedì fino alla mattinata di sabato molte località sono rimaste per molto tempo sotto lo 0°, la motivazione di tutto ciò va ricercato nella formazione della nebbia dopo il passaggio di aria fredda in quota.


In un primo momento la nebbia è stata appannaggio delle solite zone della pianura veronese, basso vicentino , basso padovano e polesine.

Successivamente la nebbia ha coinvolto anche i colli euganei e parte della provincia di Venezia fino alla costa.

Ma di questo ne ho già parlato in questo articolo: http://www.meteo4.com/mt/index.php?option=com_content&view=article&id=567:17-gennaio-2012-giornata-di-ghiaccio&catid=20:racconti-meteo&Itemid=54 

Per quel che riguarda le massime giornaliere più basse bisogna dire che si sono registrate tra martedì e giovedì, nei punti più freddi della pianura le temperature in pieno giorno non hanno superato i -1.5°/-2°.

Giovedì 19, nel momento di maggior espansione della nebbia il fenomeno è riuscito a coinvolgere anche l'alto veneziano e varie zone della Marca trevigiana.

Cito le massime di alcune stazioni arpav trevigiane: Conegliano Veneto(TV) -0.2, Treviso città -1° ,Zero Branco(TV) -1.3.

In provincia di Venezia: Venezia Istituto Cavanis, Cavallino e Bibione -0.4°, Fossalta di Portogruaro -0.9°.

La nebbia ha coinvolto pure l'alta padovana e il medio vicentino , lo testimoniano i -1° di massima di Cittadella e Padova Orto Botanico e i -0.9° registrati a Quinto Vicentino e Rosà.

Nemmeno Verona città ha mancato l'appuntamento con la giornata di ghiaccio, la stazione Meteo4 di Verona Centro ha registrato -0.9° di massima.

Un dato di rilievo da segnalare per la giornata di giovedì sono i -2.2° di massima registrati dalla stazione MeteoVeneto di Abano. 

Dicevo all'inizio dell'articolo che la nebbia ha coinvolto anche i Colli Euganei, la stazione Arpav di Faedo Cinto Euganeo posta a 247m di quota ha registrato due giornate di ghiaccio: Martedì 17 ha avuto una massima di -0.8°, giovedì 19 una massima di -0.6°; la stazione di Calaone a 70m di quota ha toccato i -1.5° di massima martedì e giovedì, -1° mercoledì. 

Venerdì 20 la nebbia si è dissolta velocemente nel pomeriggio, nonostante l'aumento termico alcune località hanno comunque registrato una giornata di ghiaccio. La stazione Arpav di Barbarano Vicentino ha avuto una massima di -0.3°, la stazione Meteoveneto di Abano(PD) una massima di -0.6°, quelle di Lendinara(RO) e Merlara(PD) -0.8°, la stazione Arpav di Roverchiara (VR) una massima di -0.3°

Nella serata di venerdì e nella prima mattinata di sabato il fenomeno della nebbia è tornato temporaneamente, ma poi il sole ha definitivamente dominato con temperature salite sopra i 7° in molte località. 

Il numero di giornate di ghiaccio registrate in pianura questa settimana è stato da 1 a 4 a seconda delle località. Le stazioni Meteo4/MeteoVeneto di Merlara  e Lendinara hanno registrato 110 ore consecutive di temperature sotto lo 0° e 4 gg di ghiaccio.

Ieri molte località della pianura veneta e della bassa collina euganea non hanno superato gli 0° di massima mettendo a registro quella che in meteorologia si chiama "giornata di ghiaccio". Per capire meglio la situazione bisogna partire dalla giornata di sabato.

Le previsioni mettevano in luce una discesa di aria artica sui Balcani mentre il nordest italiano sarebbe stato preso di striscio, dal sabato al martedì mattina. Solitamente questi eventi portano cieli sereni in tutta la regione però questo sabato non è successo per tutti, nel basso Veneto poco prima del tramonto si è formata la nebbia che ha fatto scendere i termometri dai 5/6° di massima delle 15:30 ai -1° delle 17:30. Nebbia e ghiaccio sono stati assoluti dominatori del panorama fino alle 13 circa della domenica, poi è uscito il sole che in un primo momento non ha fatto altro che risaltare la bellezza della galaverna illuminata dal sole stesso. La temperatura massima si è fermata sotto i 2° nel basso Veneto, sopra i 6-8° nelle restanti zone. 

Galaverna illuminata dal sole alle ore 13:15 di domenica. Foto Siro Morello.

La notte successiva si è riformata la nebbia sempre nelle solite zone, la mattina del lunedì c'è stato spazio per brevi rovesci di neve chimica, cioè di neve che si forma con questi tre ingredienti: nebbia, temperature sotto lo 0° ed inquinamento. In alcune località hanno imbiancato per bene il paesaggio come fosse stata una vera nevicata  In pieno giorno è uscito il sole, la temperatura è rimasta sotto i 3-4° nel basso veneto, sopra i 5-7° nelle restanti zone.

Nella notte tra lunedì e martedì la nebbia si è riformata ed al contrario dei giorni precedenti è aumentata di spessore e di superficie andando a prendere anche diverse località dei colli euganei e berici ed è arrivata fino al litorale veneziano prendendo buona parte della provincia. Anche nella giornata di ieri sono stati segnalati rovesci di neve chimica. Durante il giorno la nebbia si è alzata ma non è sparita, e per via della ridotta escursione termica normale in giornate di questo tipo le temperature massime di molte località di pianura non sono salite oltre lo 0°, nei posti più freddi i termometri non sono saliti oltre i -2°. Le zone che non hanno beneficiato della nebbia hanno tranquillamente superato i 6° di massima.

Tra le località da mettere in rilievo della giornata di ieri vale la pena citare Chioggia, la stazione sulla laguna ha segnato -4.2/-1.5° , Verona centro -4.9/-0.4°, Salzano -5/-1.1°, Sarmazza -9.8/-1.4° e Merlara -4.0/-2.1°. 

Anche ieri perciò il paesaggio è stato imbiancato per il 3° giorno di fila dalla galaverna e per motivi di altezza della nebbia lo strato di galaverna migliore era situato sui colli euganei tra 150 e 250m di quota.

Tra una decina di giorni si arriverà al giro di boa dell'inverno meteorologico e in genere della stagione fredda. Come sta andando?

La stagione sta passando nell'anonimato e finora nessun evento degno di nota ha colpito la regione, perché?

La ragione va ricercata oltre il 50-55° parallelo, sopra questa linea fino a questo momento c'è stata una predominanza di basse pressioni, anche molto forti che sono scese fino a 950 hPa. In questo contesto di correnti zonali ad alte latitudini l'alta pressione delle azzorre non ha trovato lo spazio per salire oltre quel limite "sfogando" la sua forza su di noi.

Nella sinottica qui sotto  si nota come vi sia un grande sistema di basse pressioni che dal Canada va alla Scandinavia, mentre nel mediterraneo centro-occidentale ci sia la protezione dell'anticiclone, costretto a rimanere in quella posizione perchè non riesce a salire

Se da una parte la mancata salita dell'anticiclone ha precluso l'arrivo del freddo soprattutto sul nord Italia, dall'altra il regime anticiclonico ha prodotto nebbie fredde e molte gelate già a novembre, diverse minime anche a dicembre fino alla giornata odierna.,

Nei momenti più freddi sono stati raggiunti o sfiorati i -10° in alcune località della pedemontana veronese, -3/-5°in diverse zone della pianura: valori non eccezionali ma che sono stati raggiunti più volte.

La mia stazione meteorologica ha già registrato 28 gelate su una media (relativa agli ultimi 5 anni) di 45 gelate nel complesso della stagione fredda. 

Nella mappa di reanalisi qui sotto viene ben illustrata una delle possibili configurazioni per portare il freddo su di noi. Rispetto alla mappa postata sopra da notare come l'anticiclone delle Azzorre si spinga fino a sfiorare la Groenlandia e l'aria fredda dal Polo scenda sul lato orientale dell'alta pressione portando il freddo sull'Italia

Arriverà l'inverno fatto di gelo e neve? Finchè l'anticiclone delle azzorre sarà costretto a rimanere sul Mediterraneo centro - occidentale le possibilità saranno pochissime.

Attendiamo migliori aggiornamenti!