L’analisi climatica della stagione invernale 2017-18 inizia con il rilevare una caratteristica molto singolare. Questa stagione ha avuto due momenti di primo piano con fenomeni di grande importanza, di cui quello finale con tratti storici, nel mezzo una stagione del tutto anonima, segnata da un gennaio molto mite e quasi primaverile.

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Dicembre prende il via con una situazione prettamente invernale, infatti l’alta pressione atlantica è ben disposta sui meridiani ed in questo modo favorisce la discesa di aria precocemente fredda dal polo ed è per questo che la prima decade trascorre all’insegna del freddo, segnando un periodo decisamente sotto media termica. Nel Piemonte e nel cuneense la stagione comincia all’insegna della neve mentre nelle altre zone del nord, per il momento è il gelo notturno il protagonista, fino al giorno 10 quando una perturbazione nord Atlantica carica di aria gelida marittimo – polare scende di latitudine apportando un vasto peggioramento con conseguente ritorno della neve al piano nelle nostre regioni. Cadidavid al termine delle precipitazioni registra 4 cm di neve ma alcune zone misurano fino ad 8 cm, San Briccio chiude con 5,5cm.

neve10 11dic2017

 

La perturbazione si rinforza il giorno seguente ma il richiamo di aria più mite da meridione, trasforma la neve in pioggia, mentre i monti fanno bottino pieno. La seconda decade lascia protagonista l’inverno, sebbene senza i tratti freddi della prima parte, il mese diventa pertanto meno vibrante ma le caratteristiche stagionali non vanno perse, grazie al persistere di correnti settentrionali. I primi giorni della terza decade si presentano sereni, a causa dell’aumentare della pressione, sotto la spinta di una vasta cellula di alta sub tropicale e proprio per questo l’inverno segna il passo in montagna, mentre in pianura risulta assestato alle medie stagionali, grazie alle gelate notturne. Infine il mese chiude in maniera perturbata, per l’arrivo di fronti oceanici spediti da un più che mai vivo vortice polare che determina condizioni al momento con caratteristiche invernali in montagna e autunnali in pianura.

Il nuovo anno propone un gennaio davvero insolito, condizioni estremamente miti e deboli correnti atlantiche lo contraddistinguono fino al termine ed oltre, per una stagione che pare essere chiusa senza quasi essere iniziata. Cadidavid registra il più caldo gennaio del proprio storico,1985-2018, ma tali condizioni, sono diffuse in quasi tutta Europa. La stagione pare pertanto essere scomparsa completamente, le configurazioni bariche sono sempre le stesse per giorni, oceano senza barriere di pressione ed in totale soggezione al vortice polare che spedisce una sequenza infinita di onde perturbate nel centro nord del continente, mentre nella parte meridionale, qualche cavo velleitario di tanto in tanto provoca deboli peggioramenti, in alternativa ad aumenti pressori che determinano giornate quasi primaverili.

Il mese di febbraio comincia sulla falsariga del precedente, gli senari non mutano e la stagione latita nelle nostre regioni, in ogni caso vi sono i primi cambiamenti perlomeno nella parte centro settentrionale dell’Europa dove a fine decade, l’inverno torna sulla scena con raffreddamenti consistenti, da ricordare la nevicata di Parigi ad inizio mese. Attenzione però perché a metà mese in stratosfera succede qualcosa di assolutamente importante, comincia a propagarsi un forte riscaldamento, detto stratwarming, come non accadeva da tantissimi anni. Le conseguenze non le vedremo subito ma saranno eclatanti a fine mese, intanto la seconda decade riporta la neve in montagna, segnando un forte smarcamento rispetto le condizioni anonime ed infauste di gennaio. L’ultima decade dell’inverno cambia radicalmente le carte in tavola, in oceano l’alta rinforza sui meridiani e si sbilancia con un movimento sud ovest – nord est, questo comporta il richiamo di aria gelida in maggioranza proveniente dall’artico ed in parte consistente dalla Russia Siberiana. Tra il 25 ed il 26 il freddo penetra in tutta Italia, ma mentre al nord lo ritroviamo sotto forma di bora, al centro sud giunge attraverso meravigliose nevicate che coinvolgono Roma e Napoli in particolare. Per il momento le regioni settentrionali rimangono ai margini da questo punto di vista ma le gelate, non particolarmente intense a causa della nuvolosità più o meno sempre presente, sono di primordine per questo periodo della stagione. Naturalmente l’inverno meteo chiude il 28 febbraio ma non possiamo non raccontare della prima decade di marzo, visto che la stessa entra di diritto nella storia del clima per parecchie zone d’Italia ed in particolare per la nostra città. Il primo marzo, una perturbazione non particolarmente intensa ma sufficiente, viste le condizioni al passaggio, porta una straordinaria nevicata su tutta la provincia, la nevicata viene accompagnata da una giornata di ghiaccio a Cadidavid mentre a San Briccio le giornate di ghiaccio sono 2 di fila. Il primo del mese i due paesi misurano 8 cm di neve mentre è il giorno 2 dove, sebbene alternata a pioggia, la neve compie il miracolo in collina e così, mentre Cadidavid chiude con 10 cm di accumulo, San Briccio arriva fino a 14cm. Lentamente l’ondata gelida si attenua, sebbene la decade chiude con uno sensazionale -3,86° dal proprio storico. L’inverno pare chiudere, ma attenzione perché lo sconquassamento stratosferico potrebbe produrre altri effetti nei prossimi giorni, sebbene e naturalmente in maniera minore rispetto i primi giorni del mese in corso.

DATI FINALI:

STAGIONE INVERNALE MEDIA 1985-2017

TEMP MEDIA ARITMETICA ASSOLUTA: +4.40°

MEDIA PRECIPITAZIONI PIOGGIA; 149.3 mm

MEDIA PRECIPITAZIONI NEVE: 6.8cm

DATI FINALI 207-18

TEMP MEDIA ARITMETICA ASSOLUTA: +5.24° DIFFERENZA +0.84°

TOTALE PRECIPITAZIONI PIOGGIA: 126.6 mm DIFFERENZA -22.7mm

TOTALE PRECIPITAZIONI NEVE: 4 cm (14cm) DIFFERENZA -2.8cm (+7.2cm)

Dati osservatorio di Cadidavid – Verona (1985-2018) di Veronesi Massimiliano