Spulciando tra le foto del bellissimo gruppo facebook “La me bela Verona” sono emerse numerose foto della nostra città abbondantemente innevata riportanti la data 15/17 dicembre 1933. Questo data non appartiene alle grandi memorabili annate invernali ma tuttavia per i veronesi deve essere ricordata perché dalle foto appare evidente che al suolo rimasero almeno 30 cm di neve, una quantità inusuale ed eccezionale per la nostra città “allergica alla neve”.

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Figura 1: Foto di Piazza Dante del 17/12/1933 di Giulio de Banchi pubblicata sulla pagina facebook del gruppo “La me bela Verona”

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Figura 2: Foto di Porta Vescovo del 15/12/1933 di Giuseppe Stegagno pubblicata sulla pagina facebook del gruppo “La me bela Verona”

 

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Figura 3: Foto della zona della stazione di Porta Vescovo del 15/12/1933 pubblicata sulla pagina facebook del gruppo “La me bela Verona”

 

Il dicembre 1933 fu un mese molto freddo e nevoso per il nord Italia, che fu interessato dall’arrivo di aria continentale. Già ai primi di dicembre la situazione sinottica Europea vede un possente promontorio di alta pressione tra Islanda e paesi scandinavi che prepara la strada alla discesa dell’aria fredda continentale, veicolata da un vortice depressionario posizionato sulla Russia occidentale [Figura 4].

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Figura 4: Reanalysis NOAA Wetterzentrale: geopotenziali a 500hPa e pressione al suolo il giorno 5 dicembre 1933

Intorno all’8 dicembre i primi impulsi di aria fredda si presentarono sull’arco alpino orientale e l’aria fredda iniziò ad affluire nella pianura padana con venti di bora ma senza tuttavia apportare significative nevicate. Le temperature iniziarono a calare con le prime minime negative della stagione [Figura 5].

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Figura 5: Reanalysis NOAA Wetterzentrale: geopotenziali a Temperature a 850hPA [circa 1.500 metri] e pressione al suolo il giorno 8 dicembre 1933

 

Nei giorni successivi l’afflusso freddo andò a scavare una bassa pressione sul Mediterraneo occidentale che iniziò a spostarsi verso est. Il centro depressionario nei bassi strati richiamò a se l’aria continentale mentre in quota fece affluire aria più calda e umida dai quadranti meridionali [Figura 6]. Dal 13 al 16 dicembre si vennero quindi a creare la migliori condizioni per la neve nella pianura veneta, con  il contrasto tra due masse d’aria dalle caratteristiche opposte. Per quattro giorni ci fu una continua alimentazione di aria fredda continentale al suolo mentre in quota le miti correnti sciroccali apportavano umidità e precipitazioni.

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Figura 6: Reanalysis NOAA Wetterzentrale:geopotenziali a Temperature a 850hPA [circa 1.500metri] e pressione al suolo il giorno 15 dicembre 1933

 

La notte di Santa Lucia iniziò a nevicare abbondantemente sulla pianura veneta. Si trattò di una vera bufera di neve con venti di bora fortissimi che sferzarono la laguna veneta e le pianure. Addirittura sugli annali idrologici dell’Ufficio Idrografico del Magistrato alle Acque di Venezia venne indicato il simbolo di “Uragano di neve” mentre a Trieste la bora raggiunse i 97 km/h, anche se su alcuni articoli giornalistici vengono indicate raffiche fino a 140 km/h. La neve continuò a cadere (con qualche pausa) fino al 16 dicembre con accumuli intorno ai 60-70 cm sulla pianura vicentina e sul padovano dove probabilmente contribuì l’effetto stau delle piccole dolomiti vicentine, dei Colli Berici e dei Colli Euganei. Nella Figura 7 è riportato un articolo calcistico di Sabato 16 dicembre 1933 che segnalava 70cm di neve nella città di Padova.

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Figura 7: Articolo de Il Messaggero del 16 dicembre 1933

 

Nel veronese l’accumulo fu nettamente inferiore ma comunque eccezionale e compreso tra 30 cm intorno alla città di Verona ai e 50 cm di Tregnago. Come evidenziato negli annali la misura degli accumuli fu imprecisa in quanto la neve fu sempre ventata.

A Trento e nell'Alto Adige la neve fu invece inferiore con accumuli progressivamente decrescenti andando verso nord.

Tuttavia, come segnalato sulle annotazioni dell'Ufficio Idrografico la misurazione della neve nelle varie località venete fu alquanto imprecisa a causa del forte vento che generò accumuli eolici disomogenei.

Da segnalare che la bassa pressione mediterranea ebbe un minimo inferiore a 995 hPa e che Venezia venne allagata dall’alta marea che raggiunse il massimo valore il giorno 16 dicembre.

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Figura 8: Venezia con neve e alta marea il 16 dicembre 1933 – foto pubblicata sulla pagina facebook “Torre dell’Orologio”

 

In genere in queste condizioni Verona vede attivarsi il foehn lessinico con innalzamento delle temperature e calo delle precipitazioni. Tuttavia l’anomalia del dicembre 1933 fu proprio la mancata attivazione o l'inefficacia del vento di caduta dai Lessini e Verona vide accumuli di tutto rispetto. Il vento ci fù ma si tratto di est puro.

Per rendersi conto degli accumuli nevosi nella varie località facciamo riferimento ai millimetri equivalenti di pioggia riportati sugli annali dall'Ufficio Idrografico, riportati in Figura 9. Si tenga presente che nevicò sempre con temperature negative per cui possiamo stimare almeno la seguente equivalenza di 1mm = 1 cm di neve.

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Figura 9: Accumuli equivalenti in mm di pioggia ricavati dagli Annali dell’Ufficio Idrografico del Magistrato alle Acque di Venezia

Nella seconda decade di dicembre nelle aree di pianura si ebbero minime intorno ai -10, -15°C che risultarono di poco superiori a quelle del febbraio 1929, mentre in quota le temperature minime furono in genere ben più alte del famoso anno. La causa di ciò fu il basso irraggiamento caratteristico del mese di dicembre e l’effetto albedo del manto nevoso. Le minime furono infatti raggiunte il giorno 20 dicembre quando i cieli ritornarono sereni.

Padova -15.1°C (il 20 dicembre)

Rovigo -14.2°C (il 20 dicembre)

Belluno -13.7°C (il 20 dicembre)

Monte Grappa  -12.2°C (il 14 dicembre)

Vicenza -10.2°C (il 20 dicembre)

Trento -9.9°C (il 20 dicembre)

Bolzano -9.4°C (il 19 dicembre)

Treviso -9.0°C (il 21 dicembre)

Monte Venda -8.7° (il 17 dicembre)

Trieste -7.2°C (il 13 dicembre)

Venezia Lido -6.6°C (il 21 dicembre)

 
    
A cura dell'Associazione Estremi di Meteo4