Stampa
Reportage
Racconti Meteo

L'inverno 2013/14 è giunto alla conclusione anche se sono molti a chiedersi quando inizierà, visto che il freddo vero non si è mai visto, in pianura questa stagione verrà ricordata per le piogge e gli eventi alluvionali di fine gennaio/inizio febbraio. Anche in montagna le temperature sono state più alte del normale, però a differenza di altri inverni caldi come il 2006/07 quest'anno c'è stata una nevosità record.

Quali sono le cause di tutto questo? Dall'1 al 20 dicembre l'anomalia calda, soprattutto per alta pianura e rilievi , è da imputare ad una figura anticiclonica. Dal 20 dicembre fino alla fine il caldo è dovuto ad una continua spinta del flusso atlantico che in sostanza ha mantenuto un clima più autunnale che invernale.

 

Dicembre inizia sotto il dominio di un anticiclone, i primi due giorni sono miti ovunque, poi inizia un afflusso di correnti più fredde che fa registrare minime sotto lo zero. Fino al giorno 8 il tempo è caratterizzato da foschie mattutine e giornate di pieno sole, nella bassa pianura le temperature massime stanno sotto i 10°, nell'alta pianura e in collina il termometro sale sopra tale limite.

Dal giorno 9 inizia una fase contraddistinta da nebbie anche persistenti sulla bassa pianura, tale fase durerà fino al 19 dicembre e non è appannaggio di tutti, in molte località infatti si registrano fasi soleggiate durante le ore centrali della giornata, in qualsiasi caso il giorno più freddo è il 18 dicembre, alcune stazioni meteorologiche registrano massime inferiore ad 1° e minime che toccano i -4°. In questo lasso di tempo nelle restanti zone di pianura ci sono giornate dalla lunga escursione termica, perciò a mattine con temperature di poco inferiori allo 0° si contrappongono pomeriggi con termometri sopra i 10°.

Paesaggio Euganeo, Teolo e il Monte Venda. Foto di Alberto Schiavo

Nebbia sugli Euganei settentrionali. Foto di Alberto Schiavo

Il limite tra nebbia e sole a quota 150 m sui Colli Euganei

Nebbia e ghiaccio in pianura il 18 dicembre

Dal 19/20 del mese la situazione cambia radicalmente ed entra in scena il flusso atlantico, il cielo si fa nuvoloso e le temperature si fanno miti anche nella bassa pianura. La caratteristica principale da qui in poi sarà la bassa escursione termica dovuta alla nuvolosità. Il tempo si fa uggioso, le piogge sono deboli e gli accumuli sono esigui.

La vera perturbazione arriva a cavallo del Natale, in pianura gli accumuli sono esigui mentre su Prealpi e Dolomiti arrivano a superare i 100 mm.

In area dolomitica si registrano abbondanti nevicate che provocano grossi problemi alla viabilità e blackout che colpiscono diverse zone della provincia di Belluno.

Dalla seconda parte del 27 il tempo migliora, c'è un temporaneo peggioramento il 29 seguito da correnti più fredde ed un miglioramento del tempo che vede nei giorni 30 e 31 due splendide giornate di sole..

Le temperature rimangono miti, un vero calo c'è solo dopo il tramonto del 31, la notte di San Silvestro è la più fredda dal 20 dicembre.

Gennaio inizia freddo e anticiclonico, a Capodanno e il giorno 2 si registrano gelate anche  in pianura. Proprio il giorno 2 il tempo peggiora per il ritorno del flusso atlantico. Dal 2 al 5 il tempo si fa perturbato, piogge in pianura e nuova neve in montagna. Dal giorno 6 al 16 la nostra regione si viene a trovare in una sorta di limbo, sotto la protezione dell'anticiclone ma dipendenti ancora dal atlantico si instaura un tipo di tempo nuvoloso e mite, l'escursione termica è scarsa, a minime di 5/8° si contrappongono massime di 9°/11°.

L'Atlantico continua a sfornare perturbazioni, dal 17 al 20 nuove piogge si abbattono in pianura e nuova neve cade in montagna.

Dal 20 al 24 a dare notizia è ancora una volta il tempo mite e nuvoloso, le minime rimangono alte tra i 3° e i 7° , le massime riescono addirittura a toccare e superare i 15°

La debole perturbazione del 24 gennaio porta un calo termico che si concretizza con la pausa anticiclonica del 25 e 26, le temperature minime si riportano sotto gli 0° mentre le massime rimangono sotto i 10° solo a livello locale.

Il 27 si fa strada un nuovo peggioramento, questa volta però le termiche sono più basse e tra la sera del 27 e la mattina del 28 la neve riesce a fare comparsa anche su alcune zone di pianura, soprattutto sulla strettoia berico-euganea, molte altre località di pianura hanno visto rovesci di pioggia mista a neve. Questo peggioramento è stato il massimo dell'espressione invernale vista in pianura durante la stagione.

Innevamento record in montagna, la webcam del Rifugio Città di Fiume a 1900m di quota sulle Dolomiti è eloquente

La nuova configurazione barica porta ad avere piogge ingenti sulla fascia prealpina, nei giorni 30 e 31 il maltempo insiste con forza ed i fiumi si alzano fino ad arrivare vicini ai livelli di esondazione. La mattina del 31 il Bacchiglione fa  tremare Vicenza, poi la sera è Este a tremare per colpa del Bisatto in piena. Anche Frassine e Fratta sono su livelli preoccupanti.

La piena del Bisatto ad Este la sera del 31 gennaio

Proprio il Fratta fa notizia a Febbraio, mese che inizia perturbato. In previsione di una nuova perturbazione a carattere alluvionale i bacini del fiumi Fratta vengono allagati mentre il fiume stesso rimane sempre sopra i livelli di guardia.

Le piogge non mollano la presa, soprattutto sulla fascia prealpina e fino al giorno 4 si scaricano ulteriori quantitativi di acqua, presi singolarmente i dati sono tutt'altro che alluvionali ma la situazione già preoccupante dei giorni precedenti fa diventare tali piogge fatali. A farne le spese sono soprattutto alcune zone residenziali dei comuni di Montegrotto e Battaglia Terme colpiti dall'esondazione del fiume Bisatto al punto di confluenza con il Vigenzone, canale che è affluente del Bacchiglione.

La preoccupante piena del Fratta a Valli Mocenighe dove è stato battuto il record storico di piena

Fino al 7 le campagne del Fratta subiscono versamenti di acqua nelle campagne.

Campagne di bacino allagate tra i comuni di Merlara, Casale di Scodosia e Megliadino San Vitale

Campagne allagate tra Piacenza d'Adige e Vighizzolo d'Este

Il tempo subisce un miglioramento e gli spazi di sereno si fanno più ampi, anche se non mancano le piogge. Tra il 9 e l'11 una perturbazione più organizzata rispetto ai giorni precedenti porta buoni accumuli di pioggia senza dar vita a nuove situazioni alluvionali. La serie di 14/16 giorni di piogge si interrompe.

Il flusso atlantico si sposta a nord delle Alpi, il cielo comunque non si mostra mai completamente sereno rendendo difficile il calo termico notturno, di giorno invece le temperature salgono.

Dal giorno 12 al 18 il tempo si fa stabile, sono molte le giornate soleggiate. Le temperature  più alte si registrano il 16 e 17 febbraio, lontane però dai record dei mesi di febbraio 1990 e 1998.

Nel periodo che va dal 19 al 22 febbraio il tempo si fa nuovamente perturbato.

Il mese di febbraio termina con tempo stabile, solo il 26 si registrano precipitazioni.

La primavera esplode, soprattutto in collina nella seconda metà di febbraio

Considerazioni finali

L'inverno è stato da nevosità record  in montagna, sul Carega ad esempio sono caduti circa 12 metri di neve durante la stagione (dati di Vaona Corrado). Nell'area dolomitica soprattutto sopra i 1400/1500 e nella fascia prealpina sopra i 1700/1800 m i quantitativi di neve sono stati esagerati, tanto da produrre più un danno che un beneficio.

In pianura l'elemento di spicco è stato il non-inverno, solo parte del Veneto sud-occidentale ha vissuto una fase fredda duratura nei primi 20 giorni di dicembre. Il flusso atlantico è stato assoluto dominatore mantenendo le temperature alte sia di giorno che di notte.

Possiedo una piccola serie di dati relativa agli ultimi 15 anni e questo è stato l'inverno più caldo della serie, il caldo record si è registrato pure a Verona dove i dati partono dal 1948 ma a far più notizia di tutti sono sicuramente i dati dell'Orto Botanico di Padova (Fonte Paolo Marangoni) dove i dati partono dal 1713: questo è stato l'inverno più caldo degli ultimi 300 anni.