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L'inizio di questo febbraio 2012, verrà ricordato in molte zone d'Italia come uno dei più freddi e nevosi dell'ultimo secolo. Per il freddo le zone più colpite sono state senza dubbio le pianure Piemontesi, dove si sono avvicinati e in qualche caso battuti molti record di freddo che resistevano dal 1956.
I minimi raggiunti in pianura sono stati, tra lunedì 6 e martedì 7 febbraio (fonte Nimbus):

Estremi di questa entità non venivano ragionevolmente più toccati dal febbraio 1956, quando nella pianura a Sud di Torino si scese a -26 °C (Lombriasco, 14.02.1956).


Temperature così basse, naturalmente, sono figlie di un innevamento al suolo eccezionale per il piemonte pianeggiante: fino a 40 cm nella pianura a sud di torino e fino a 50-60 cm in quella Cuneese. Nevicate particolarmente consistenti non sono una rarità per il piemonte di pianura, soprattutto in presenza dello scirocco dopo un periodo di freddo ed inversione. Quello che ha reso eccezionale l'evento è stata una forte nevicata prima, e non dopo, la potente irruzione fredda di questo febbraio 2012. 

Se invece vogliamo guardare alla neve, dobbiamo spostarci nella pianura emiliana orientale, pianura romagnola, marche, umbria e abruzzo. Qui gli accumuli nevosi hanno raggiunto e superato i 160 cm al suolo nella pianura romagnola in paesi come Cesena e Forli a meno di 100 metri sul livello del mare, mentre Bologna si è fermata a 80 cm di cumulato al suolo ed oltre 130 cm di neve caduti in 10 giorni.

Se guardiamo a città con serie storiche che arrivano fino al secolo scorso ci accorgiamo che l'evento non ha precedenti nella storia recente. A San Marino l'accumulo di neve al suolo in centro storico risulta essere di 200-220 cm al 13 febbraio 2012. Nella foto sottostante si vede una via della parte alta del paese completamente seppellita dalla neve. (foto Cristiano Guerra)

Questo valore surclassa notevolmente i 150 cm al suolo registrati nell'inverno del 1941-42 che fino ad ora era stato il più nevoso del XX secolo. Nella foto sottostante il Teatro Romano di San Marino nell'inverno del 1941-42 (sinistra) e il febbraio 2012 (destra). (foto Cristiano Guerra)


L'ultima volta che il manto aveva raggiunto i 2 metri al suolo sembra sia stato l'inverno del 1895, anche se non si hanno riscontri certi sull'effettivo spessore del manto nevoso.


Nei paesi delle prime colline della provincia di Forli-Cesena gli accumuli superano i due metri a 200-300 metri di quota con punte fino a 3 metri oltre i 500 metri sull'appennino. Per far capire la portata dell'evento posto alcune foto trovate nei vari forum di meteorologia.

Qui siamo a Pennabilli (600 metri slm) dove l'accumulo al suolo ha raggiunto i balconi del primo piano. Si parla di oltre 3 metri di neve al suolo.

Questa invece una casa di Sarsina, paesino nell'entrorerra romagnolo a 243 metri di quota. L'autore delle foto parla di oltre 2 metri di neve al suolo con ben 285 cm di neve caduti in una settimana.

Se ci spostiamo fra Umbria e Marche, il racconto di un abitante di Montefeltro è oserei dire spaventoso. Parla di neve che ormai aveva superato i 3 metri al suolo, accumuli eolici fino a 4-5 metri che avevano completamente murato le case fino al tetto. L'unica via di uscita dalla casa era l'abbaino del tetto (seconda foto): praticamente murati vivi dalla neve!

Se guardiamo ancora a città con serie storiche importanti, nelle Marche troviamo Urbino. Dai dati dell'Osservatorio "Serpieri" risulta che in 12 giorni di nevicate quasi continue sono caduti ben 326 cm (di cui 93 in sole 24 ore tra le h 08 di venerdì 10 e le h 08 di sabato 11 febbraio) di neve con uno spessore al suolo massimo di 200 cm, come si può vedere nella foto sottostante scattata da Piero Paolucci.

Naturalmente anche qui l'evento ha superato ampiamente gli inverni storici del 1956 e 1929.

Riporto due foto, la prima della webcam dell'osservatorio, il 13 febbraio a fine evento, mentre la seconda scattata sempre da Piero Paolucci la sera dell'11 febbraio.

Una situazione del genere non ha precedenti nella storia meteorologica dell'ultimo secolo, molto probabilmente bisogna risalire a qualche inverno dell'800 per ritrovare una situazione simile. Il tutto è figlio di una figura barica molto particolare, il ponte di Voejkov che ha convogliato i venti di burian per ben 2 volte in due settimane sulle nostre terre. Il risultato sono state 5 perturbazioni particolarmente intense che hanno colpito sempre le solite zone dell'Italia centrale.

Nella prima cartina si vede il Ponte di Voejkov sulla penisola Scandinava che si protrae fino al mare di Barents. Il risultato si può vedere nella seconda carta dove due bolidi gelidi sono in marcia verso l'Italia. Saranno le due ondate di Burian che hanno interessato l'italia nelle prime due settimane di febbraio.

Il fattore fondamentale che ha permesso di superare i grandi inverni del scolo scorso (29, 56, 85) per le regioni centrali è stata la ripetività. Infatti tutte le perturbazioni hanno colpito sempre le stesse zone e di fatto altre zone come il NE dell'Italia, sono rimaste ai margini ad ogni peggioramento con differenze per un certo verso imbarazzanti.