Non ancora smorzati gli echi della catastrofica alluvione dei primi giorni di novembre, nelle ultime 36 ore la bassa padovana è tornata in piena emergenza idraulica a causa della piena del fiume Fratta.

Come correttamente anticipato nel servizio del 21 dicembre, il Veneto tra il 22 ed il giorno di Natale ha subito un forte peggioramento del tempo, per i forti venti di scirocco che dal Mediterraneo hanno spirato incessantemente per ben 4 giorni consecutivi.

Masse d’aria umida ed instabile hanno così interessato la nostra regione con un forte ingrossamento dei fiumi dovuto: da un lato al precoce disgelo delle nevi in montagna e alla quantità di pioggia caduta, dall’altro ai suoli completamente fradici per l’acqua accumulata nei mesi precedenti.

In quest’ultimo episodio sulle Prealpi vicentine vi sono stati accumuli intorno ai 250 mm ovvero la metà della pioggia caduta ai primi di novembre:

questi i dati della stazione arpav di Turcati Recoaro

22-12-2010 32,4 mm

23-10-2010 166,4 mm

24-10-2010 56 mm

Tuttavia vi sono alcuni elementi diversi dall’alluvione di novembre e che hanno reso la situazione nuovamente critica su buona parte della regione e più grave questa volta per il bacino del Fratta-Gorzone.

Primariamente la forte quantità di pioggia caduta nella bassa pianura rispetto a due mesi fa, se infatti in quell’occasione non era quasi praticamente piovuto, questa volta sono caduti circa 60 mm di pioggia su un suolo già molto appesantito da un anno di precipitazioni record (circa il 30% in più della media annuale nella bassa)

Questi i dati della stazione di Urbana di meteo veneto.com

22-12-2010 8,3 mm

23-10-2010 20 mm

24-10-2010 14 mm

25-12-2010 17,3 mm

Rispetto al Frassine che è un vero e proprio fiume, il Fratta è un canale di bonifica, anzi il principale collettore delle acque che cadono in parte del veronese e nell’intero sudovest della provincia di Padova

Proprio per questa ragione risente maggiormente di episodi maltempo che colpiscono le basse pianure dalle quali in condizioni di normalità raccoglie le acque di scolo.

Ricapitolando dunque alla pioggia caduta in montagna e alla neve fusa, si è sommata la grande quantità d’acqua in pianura e i suoli appesantiti dall’andamento delle precipitazioni dei mesi precedenti

Il risultato è sotto gli occhi di molti in questo week end natalizio che per gli abitanti nei pressi dell’asta del Fratta nonché per gli uomini della protezione civile e del consorzio di bonifica è stato tutt’altro che festivo.

Già nella sera della vigilia il fiume ha superato livelli idrometrici che non si raggiungevano da anni, nel corso della giornata di Natale si sono battuti tutti i record con la piena che ha toccato i 55 cm sullo 0 idrometrico in località san Salvaro e raggiunto nella prima mattinata di santo Stefano i 241 cm a valli Mocenighe (di cui sotto il grafico)

Si tratta di una piena che non ha eguali da quando sono iniziate le misurazioni del corso del Fratta e che non è stata toccata nemmeno nello storico 1966.

La piena nei pressi del ponte tra Merlara e Castelbaldo foto di Luca Stevanato

La piena nei pressi di Megliadino san Vitale foto di Siro Morello

 

Per questa ragione a partire dalla serata del 24 è iniziata la laminazione di parte delle acque del fiume nelle aree di campagna che fungono da aree di contenimento in caso di piena e già utilizzate a novembre durante la piena del Frassine.

Nella mattinata di santo Stefano vaste aree della campagna di Merlara in località Minotte, di Megliadino san Vitale, di Valli Mocenighe ed ancora di Bevilacqua verso Marega nel veronese sono finite allagate.

L’emergenza salvo sorprese dovrebbe fortunatamente risolversi nel corso delle prossime ore grazie al mutamento radicale delle condizioni meteorologiche, da un contesto mite e perturbato passeremo stiamo già passando in queste ore ad un tipo di tempo più freddo e secco. Fortunatamente queste condizioni si manterranno almeno per tutto il corso della prossima settimana ma non è da escludere la formazione di nebbie ed il fenomeno della galaverna stante la forte umidità accumulata dai terreni. Ecco pertanto che il tempo per capodanno dovrebbe presentarsi freddo, soprattutto di notte e probabilmente nebbioso.

Nel lungo termine verso la Befana alcuni modelli matematici vedono una ulteriore recrudescenza del freddo con il possibile ritorno della neve ma tale previsione necessita di ulteriori conferme, quasi certamente però non ritornerà il vento di scirocco e questa è già un’importante notizia considerando i danni che ha causato nel nostro territorio nel corso di questo freddo e piovoso 2010

 

a cura di Marco Camera

per ulteriori approfondimento rimando al forum

http://forum.meteo4.com/showthread.php?18546-Emergenza-Fratta-a-Merlara