Il lago della bassa padovana visto dai colli euganei

Quello che è successo nei giorni scorsi e che sta succedendo tutt’ora nella parte sudoccidentale della provincia di Padova,  è un evento che senza mezzi termini è di portata storica. Faccio questa doverosa premessa perché nelle zone alluvionate problemi con il fiume Frassine non succedevano dal 1966, perciò da oltre 44 anni.


Per capire meglio cos’è successo però bisogna andare a tappe, perché è appunto l’insieme di dati ed eventi a certificare la storicità degli eventi stessi.

Innanzitutto bisogna collocare i dati meteorologici nella loro posizione geografica.

La perturbazione che è giunta nello scorso weekend ha scaricato tra domenica e martedì mattina grossi quantitativi di acqua fino a quote elevate per la natura calda della perturbazione, gli accumuli complessivi nelle zone montuose da dove nasce il Frassine sono stati compresi tra 400 e 500 mm.

I grossi quantitativi di acqua caduti nei tre giorni si sono uniti allo scioglimento della neve caduta la settimana precedente, ingrossando immediatamente i torrenti che scorrono a valle. Lunedì mattina mentre alcuni fiumi esondavano in altre zone della regione, il Frassine si è portato su livelli di allarme con l’acqua a pochi centimetri dall’argine.

Lunedì pomeriggio mentre le autorità stavano prendendo una decisione su dove svuotare l’enorme flusso, all’altezza di Prà di Botte (frazione di Saletto) l’argine è scoppiato letteralmente, riversando sulla pianura circostante più di 20 milioni di metri cubi di acqua. La situazione si è fatta critica sin dai primi momenti, l’impetuosità dell’acqua ha allargato la falla fino a 120-150 metri di larghezza, rendendone difficoltose le operazioni di chiusura.


Nel tardo pomeriggio/prima serata di lunedì sono iniziate le operazioni di soccorso nelle zone colpite e le operazioni di prevenzione ,evacuazione e allerta nelle zone vicine.


Nella nottata e per tutta la giornata di martedì l’acqua ha continuato a defluire verso le campagne vicine , nel giro di 24 ore dalla rottura si è creato un lago di 10 km di lunghezza e 3.5 km di larghezza. La zona interessata è identificabile nelle parti settentrionali dei comuni di Megliadino San Fidenzio, Saletto e Ospedaletto e nei limiti occidentali del comune di Este.

Il conto degli sfollati è decisamente aumentato, e i danni oltre a colpire persone e case toccano pure le attività industriali della zona che di conseguenza si fermano.

Nel frattempo lo scolo Vampadore, che scorre nei comuni di Megliadino San Fidenzio e Megliadino San Vitale è diventato emissario del lago. Il canale è troppo piccolo rispetto all’enorme quantitativo che giunge a monte, ecco quindi tra la giornata di martedì e di mercoledì ha esondato allagando campi e case. L’acqua è rimasta fuori dal centro abitato di Megliadino San Fidenzio, mentre ha allagato la parte occidentale del centro abitato di Megliadino San vitale.

Nella giornata di ieri perciò il lago ha raggiunto la sua massima espansione sfiorando i 50 kmquadrati.

Anche il canale Brancaglia, che scorre tra Ospedaletto Euganeo, Este, Carceri e Vighizzolo, è diventato emissario del lago creatosi dall’esondazione. Nel suo scorrimento a sud della SS10 non ha prodotto molti danni, anche se l’acqua ha dato per lungo tempo la sensazione di esondare dagli argini. Nella giornata di ieri si sono svolti i preparativi per fare una rottura guidata del canale in zone disabitate di campagna, per evitare allagamenti di altri centri cittadini e per permettere all’acqua del lago di poter uscire in maggiore quantità.

Ad oggi 4 novembre la situazione rimane critica ancora per più del 90% delle zone alluvionate, anche se è iniziato il lentissimo ritiro delle acque pian piano la palla passa alla conta dei danni.