I difficili equilibri dell’inversione termica autunnale

Con le prime avvisaglie di freddo capita sovente che alcune zone della pianura , in questo periodo dell’anno, vengano colpite dal fenomeno del ristagno di aria fredda, creando una sorta di inversione termica.

Proprio la notte scorsa il fenomeno si è fatto vivo;  viaggiando in auto lungo l’argine dell’Adige, tra Terrazzo e Begosso mi sono accorto di quanto il fenomeno sia talmente ridotto per quanto riguarda il suo spessore: l’argine più o meno è alto sui 10 m circa dal suolo tanto per intenderci.

Certo lo strumento utilizzato non è del tutto OMM  essendo un termometro in dotazione alla mia auto, però utilizzando per tutta la serie di rilevamenti lo stesso strumento si può dire che il confronto può essere più che accettabile.

Tra le 23:45 e la mezzanotte mi trovavo sul tratto di argine sopra menzionato, il termometro oscillava tra 7° e 8.5°. Appena finito il tratto asfaltato ho dovuto seguire la strada principale e scendere in direzione Castelbaldo: appena il tempo della discesa e il termometro è calato di botto e nel giro di poche centinaia di metri (il tempo di assestamento delle letture) i valori sono calati fino a 5°, cioè 3.5° in meno rispetto all’argine.

 

Ripartito da Castelbaldo ho dato modo al termometro di continuare la discesa, e all’altezza di via Borgostorto a Masi ho raggiunto il valore minimo di 3.5°, prima di iniziare una nuova salita fino ai 6.5° di Bresega.

A questo punto della notte(ore 01 circa), volgendo lo sguardo alla mia Lacrosse e ai dati provenienti dalla rete di MeteoVeneto, nella fattispecie la bassa padovana occidentale, tutto faceva supporre ad una notte di grandi minime e record battuti nella zona.

I conti però erano stati fatti senza l’oste. Ma chi è l’oste? In questo caso la brezza che comunque anche se leggera è sempre in agguato e può facilmente rompere lo strato di inversione termica poco spesso (10-15 metri molto probabilmente).

Il calo termico è stato interrotto una volta, con salita di pochi decimi dei termometri,verso le due di notte ed una volta verso le 05:30/05:45. Proprio in quest’ultimo frangente le località della zona avevano raggiunto già un buon valore minimo: Merlara 2.6°, Urbana 3.6°, Bresega 4.4°. D’improvviso si è alzata una brezza che soffiava tra 1.6 e 6.4 km/h. Ecco che le differenze tra le prime due stazioni e l’ultima si sono fatte sentire. Alle ore 07:15 la stazione di Merlara da 2.6° si è portata a 5.5°, la stazione di Urbana da 3.6° si è portata a 7.3°, la stazione di Bresega (con sensore a 4 m dal suolo) si è portata a 5.5°.

La stazione con il sensore termometrico più alto ha quindi risentito meno della rottura del cuscino freddo, che in mattinata era proprio incollato al suolo.

Dopo di questo potrei citare altri mille episodi che possono testimoniare come l’inversione termica autunnale, che viene scaturita dalla creazione di un cuscino freddo alto pochi metri dal suolo, possa venire subito rotta da brezze leggerissime. Ricordo infatti che uno dei parametri più importanti per un buon calo termico è la completa assenza di vento.