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Reportage
Racconti Meteo

Nota per i lettori, a differenza di quanto il titolo può suggerire non ci troviamo di fronte al solito articolo sulle macchie solari,
quanto piuttosto alla splendida parodia-novella su tre dei nostri forumisti più famosi ( el Max, Lamiera, e Sassetto ),
scritta dal nostro Bravissimo Andrea Bascarin, alias "Meteoss" nel nostro forum.

MACCHIE SOLARI

Lamiera entrò in sala d’aspetto canticchiando allegramente, anche se con voce un po’ roca.
-C’è il vecchio carogna? – chiese accompagnando la domanda con una strizzatina d’occhio che fece arrossire la graziosa segretaria.
-C’è e vi aspetta- La ragazza lo accompagnò alla porta su cui era scritto a grossi caratteri neri:
Sassetto - Direttore generale- dipartimento meteorologia e climatologia terrestre.
Lamiera entrò –Salve, capo, che novità ci sono?
-Ah! siete voi – Sassetto alzò gli occhi dalla scrivania. Stringeva fra i denti un sigaro puzzolente – Sedetevi.
Sassetto scrutò Lamiera da sotto le folte sopraciglia grige. Vecchio carogna, com’era eufemisticamente chiamato
dagli uomini delle sezione meteorologica terrestre, non aveva mai riso a memoria d’uomo, sebbene corresse voce
che una volta, da piccolo avesse sorriso vedendo suo padre cascare da un albero di mele....

Ma l’espressione che aveva in quel momento metteva in forse la veridicità di quella diceria.
- Statemi a sentire, Lamiera – latrò – la base meteorologica sulla luna sta per inaugurare un nuovo servizio e voi siete stato scelto per occuparsene – Ignorando la smorfia di Lamiera, proseguì; - D’ora in poi il servizio meteorologico spaziale ha deciso di studiare sempre di più le macchie solari e ci saranno sempre più viaggi verso il sole.
- Cosa? Ho sempre creduto che fosse poco utile dal punto di vista economico portare navicelle fino laggiù, poi c’è bisogno di certe particolari configurazioni dei pianeti per fare un viaggio in sicurezza.
- E’ vero, ma sapete benissimo quanto è importante studiare da vicino questo fenomeno e il clima terrestre ha davvero bisogno di sapere queste informazioni. Hanno costruito una nuova astronave equipaggiata in modo da potersi avvicinare fino a trentadue milioni di chilometri dal Sole e restare indefinitamente a quella distanza.
- Lamiera lo interruppe nervoso. – Un momento, Vec… signor Sassetto. Non riesco a seguirvi. Che specie di nave è?
- E come volete che faccia a saperlo? Non sono mica uno scienziato spaziale, io! A quanto mi hanno detto emette una specie di campo che fa curvare le radiazioni del sole attorno allo scafo. Capito? Le deflette. Il calore non la raggiunge. Si può stare vicino al sole e sentirsi freschi come a Stoccolma.
- Davvero? Lamiera era scettico – E’ stata collaudata o hanno lasciato a me questo piccolo dettaglio?
- Certo che è stata collaudata! Però non vicino al sole.
- Quindi è come se non fosse collaudata. Ho fatto molto per il servizio meteorologico terrestre, ma questo supera i limiti. Non sono matto vacca boia! Almeno non ancora.
- Devo ricordarvi il giuramento che avete prestato quando vi abbiamo assunto, Lamiera? – ribattè Sassetto irrigidendosi. I nostri voli nello spazio e le scoperte meteorologiche su altri pianeti….
- …non saranno interrotti altro che dalla morte – terminò Lamiera.-
Lo so a memoria anch’io, mi sono anche reso conto che è molto facile pronunciarlo stando comodamente seduti in poltrona. Se siete così idealista, fatelo voi. Io declino l’offerta. E, se volete, potete sbattermi fuori.
Posso trovare un altro lavoro nel campo meteorologico così – concluse facendo schioccare le dita.
- Via Lamiera, non siate tanto precipitoso – La voce di Sassetto era diventata un dolce bisbiglio. – Non vi ho ancora detto tutto. Max verrà con voi.
- Eh? Max! Quel rammollito non avrà mai il coraggio di accettare un simile incarico. Andatelo a raccontare a qualcun altro.
- Be’, se volete saperlo ha già accettato. Io ero convinto che sareste andato con lui, invece temo che avesse ragione a dire che non avreste mai accettato per la vostra avversione per il caldo e lo studio delle macchie solari.
Sassetto gli fece cenno di andarsene e riabbassò gli occhi sulle carte che stava leggendo prima dell’arrivo di Lamiera. Questi si voltò, fece qualche passo verso la porta, esitò un momento, poi tornò indietro.
- Un momento, signor Sassetto. Dite sul serio che Max ha accettato? – Sassetto annuì, senza guardarlo e Lamiera esplose: - Quel maniaco di cammelli e anticicloni Africani, smidollato e con la faccia da sberle e pure beone! Dunque pensa che io abbia fifa? Be’, gliela farò vedere io! Accetto l’incarico e scommetto 10000 euro contro un soldo mercuriano che all’ultimo minuto Max batterà in ritirata Ahahah….
- Benone! – Sassetto si alzò e gli strinse la mano. – Ero sicuro che avreste accettato nonostante la sua grande passione per i pianeti freddi e ghiacciati. Il maggiore Wilson vi darà tutti i particolari. Partirete fra sei settimane circa, siccome io oggi parto per qualche giorno su Venere, ma probabilmente ci vedremo al suo ritorno sulla Terra.
Lamiera si congedò ancora in subbuglio. Sassetto chiamò la segretaria: Signorina Bettini, voglio parlare con Max.
Pochi minuti dopo brillò una luce sul fonovisore e sullo schermo apparve Max, bruno, abbronzato e sorridente.
- Salve Max – brontolò Sassetto. – Avete perso la scommessa. Lamiera ha accettato. Credevo che schiattasse dal ridere quando gli ho riferito che, secondo voi, non avrebbe accettato. Fatemi avere 10000 euro, per favore.
- Un momento, signor Sassetto. – la faccia di Max era nera di rabbia. – Cosa vi è venuto in mente di andare a dire a quel maniaco di freddo e ghiaccio e beone che io avevo rifiutato di andare? Dovete per forza averglielo detto! Ma io ci andrò, eccome, e voi potete scommettere altri 10000 euro che all’ultimo momento lui cambierà idea. Ma io ci sarò per tutte le ondate di caldo da qui al 2100!!.
Il direttore generale si rilassò appoggiandosi allo schienale, gettò via il sigaro masticato e ne riaccese un altro. La faccia era sempre seria, ma il tono della voce era soddisfatto quando esclamò: - Ah, ero sicuro che così ci sarei riuscito.

I due piloti che guidavano l’astronave Thunder lungo l’orbita di Mercurio erano stanchi e sudati. Nonostante il cameratismo forzato imposto da settimane nello spazio, Lamiera e Max si rivolgevano a malapena la parola, A questa malcelata ostilità, si aggiunga il calore bruciante del sole e la tormentosa incertezza del viaggio, si otterrà una coppia infelice.
Lamiera sbirciò con aria esausta il dedalo di quadranti che gli stavano davanti, si asciugò il viso con un asciugamano di spugna Mercuriana e borbottò: - Quanto segna il termometro Max?
- Cinquantun gradi, centoventicinque Fahrenheit, e continua a salire
- grugnì l’altro.
Lamiera imprecò a lungo. – Il sistema di raffreddamento sembra a posto, lo scafo riflette il novantacinque per cento delle radiazioni solari, e siamo ancora sopra i cinquanta. O centoventi come preferisci. Il gravimetro –continuò dopo una pausa – indica che distiamo circa quarantasei milioni di chilometri dal sole. Ne mancano dunque ventiquattro milioni prima che entri in funzione il campo deflettore. Allora, la temperatura avrà probabilmente superato i sessantacinque. Bella prospettiva! Controlla gli essiccatori. Se l’aria non è mantenuta costantemente asciutta, non dureremo molto.
- E siamo nell’orbita di Mercurio, pensaci! – La voce di Max era roca. – Nessuno si è mai avvicinato tanto al sole, prima di oggi. E ci avvicineremo ancora di più.
- Quanto a questo c’è chi si è avvicinato più di noi – gli rammentò Lamiera – solo che quei disgraziati avevano perso il controllo della loro navicella e sono finiti nel sole vacca boia!
Smith, Argos e Bettini…. – La voce di Lamiera si smorzò in un lugubre silenzio.
- Ma fino a che punto funzionerà il campo deflettore?. – Il tono di Max tradiva il profondo disagio di Max. – Le tue allegre previsioni non mi sembrano molto rassicuranti.
- E’ stato collaudato nelle condizioni più severe che i tecnici di laboratorio siano riusciti a escogitare. Ho seguito le prove. L’hanno sottoposto a radiazioni simili a quelle del sole a una distanza di trentadue milioni di chilometri e il campo ha funzionato a meraviglia. La luce è stata deflessa in modo che la nave è diventata invisibile, e gli uomini che erano a bordo hanno dichiarato che tutto quello che li circondava era diventato invisibile e che non sentivano il calore. Strano, però, che il campo funzioni solo quando le radiazioni raggiungono una data intensità.
- Non vedo l’ora di provarlo, questo caldo in cabina mi stuzzica, mi sento veramente a mio agio, devo dire al direttore che se questi viaggi diventeranno regolari, ci verrò sempre, adoro questo caldo e queste temperature Ahaha…..
Lamiera era completamente a disagio, già male sopportava il caldo terrestre, adesso si trovava in un inferno senza ritorno, già si stava pentendo di aver partecipato a questa missione, anche se i dati raccolti avrebbero dato una spinta memorabile alla sua carriera meteorologica, continuò a fissate il termometro.
La temperatura continuò a salire: 55 gradi, 58,6. Poi, tre giorni col mercurio che oscillava intorno ai 63 gradi. Max annunciò che stavano avvicinandosi al punto critico dove le radiazioni solari avrebbero raggiunto un’intensità sufficiente ad attivare il campo.
Max era insolitamente allegro e non soffriva più di tanto il caldo, annotava con orgoglio sul diario di bordo le temperature elevatissime, mentre Lamiera si sarebbe strappato la pelle pur di avere un po’ di refrigerio e stava bevendo dal serbatoio della navicella litri di acqua come un cammello e dava calci al distributore del ghiaccio.
I due aspettavano, si guardarono.
- Succederà all’improvviso?
- Non solo so, Dobbiamo aspettare.
Dagli oblò vedevano solo le stelle. Il sole, tre volte più grande di come si vede dalla Terra, bombardava con i suoi raggi abbacinanti il metallo opaco, perché su quella speciale astronave, gli oblò, dalla sua parte, si chiudevano automaticamente non appena venivano colpiti da radiazioni superiori a una certa intensità.
Poi, le stelle cominciarono a sparire; dapprima, lentamente, si offuscarono le meno brillanti, poi quelle più luminose: la Stella Polare, Regolo, Arturo e Sirio. E lo spazio diventò completamente nero.
- Funziona – mormorò Lamiera con voce sommessa. In quello stesso momento gli oblò si riaprirono con uno scatto: il sole era scomparso!
-Ah! Mi pare faccia già più fresco. – Lamiera era entusiasta. – Ragazzi funziona che è una delizia. Sai Max, se si riuscisse ad adattare il deflettore alle radiazioni di qualsiasi lunghezza, si otterrebbe una completa invisibilità, molto utile nella guerra di nuove scoperte planetarie o di studio di nuovi pianeti per fregare la concorrenza Marziana.
- Intanto, però, siamo in volo cieco – ribattè Max.
- Non preoccuparti, faccia da schiaffi – disse Lamiera con un sorriso di superiorità. – Ho pensato io a tutto. Siamo in orbita intorno al sole. Fra due settimane ci troveremo dal lato opposto, e allora accenderò i razzi e usciremo dall’orbita per puntare dritto su Venere e poi ci dirigiamo sulla Terra. – Pareva molto soddisfatto.
- Lasciate fare a Lamiera detto Cervello. Arriveremo in due mesi invece che in sei. Chi vi guida è l’asso delle astronavi intergalattiche.
- A sentirti sembrerebbe che abbia fatto tutto tu – disse Max con un risolino acido. – E invece quel che fai è guidare la nave seguendo la rotta che io ho calcolato. Tu sei il braccio, io la mente.
- Ma senti! Qualsiasi pilota appena uscito dal corso è capace di calcolare una rotta. Ma ci vuole un esperto per seguirla.
- Pensala pure come vuoi, ma dimmi, chi è pagato di più di noi due?
Lamiera dovette incassare, mentre Max usciva trionfalmente dalla cabina di pilotaggio.
L ‘astronave Thunder , ignara di tutto questo, continuava a correre nello spazio.
Per due giorni, tutto andò bene, poi, il terzo giorno, Lamiera diede un’occhiata al termometro e si grattò la testa con aria preoccupata, ma nello stesso entusiasta.
Max, che aveva seguito tutto il procedimento, inarcò le sopracciglia. – Cosa succede?
- Si chinò a leggere la temperatura: - Solo trentasette e mezzo. Cento gradi Fahrenheit. Non mi pare che qualcosa giustifichi quella tua espressione da capra spaventata. A guardarti, si sarebbe detto che il deflettore si fosse guastato e la temperatura avesse cominciato a crescere – concluse sbadigliando ostentatamente e aprendo un videolettore con stupende fanciulle per nulla vestite di varie razze, Venusiane, Marziane, Gioviane .
- Piantala con le tue chiacchiere idiote e di consumarti gli occhi con quei filmati – Lamiera accavallò le gambe, e così facendo sembrò che volesse dare un calcio al compagno. –Non mi preoccuperei tanto se la temperatura fosse in aumento. Il campo deflettore funziona fin troppo bene, per i miei gusti.
- Cosa vorresti dire?
- Adesso te lo spiego, e se stai molto attento riuscirai a capire. Questa nave e come una bottiglia in cui sia stato creato il vuoto. Acquista calore solo con enorme difficoltà e allo stesso modo lo perde. – Fece una pausa per dare tempo all’altro di capire. – A temperature normali questa nave non perderebbe più di un paio di gradi di calore al giorno, se il rifornimento esterno cessasse del tutto. Ma forse, alla temperatura attuale, la perdita potrebbe salire fino a cinque gradi al giorno. Mi segui?
Max lo guardava a bocca aperta, e Lamiera proseguì: - E invece questa maledetta nave ha perso cinquanta gradi in meno di tre giorni!
- Ma è impossibile!
- Lo puoi vedere da te – disse Lamiera indicando il termometro. – Te lo dico io cosa c’è che non và. E’ colpa di quello stramaledetto campo che funziona come agente repellente nei riguardi della radiazioni elettromagnetiche e, in un modo o nell’altro, accelera la perdita di calore della nostra nave.
Max ci meditò sopra, ed eseguì alcuni calcoli mentali. – Se quello che dici è vero – dichiarò alla fine - fra cinque giorni arriveremo allo zero e poi avremo una settimana di gelo invernale!!
- Esatto, Anche se la perdita di calore diminuirà col calare della temperatura, probabilmente finiremo per ad arrivare a trenta o quaranta sotto!
_ Ma non è tutto – continuò Lamiera. – Questa nave, come tutte quelle che seguono le rotte interne rispetto a Marte, non è dotata di sistema di riscaldamento. Col sole che brucia come un indemoniato e nessuna possibilità di dispersione di calore, le navi spaziali che seguono le rotte Marte - Venere sono dotate solo di sistemi di raffreddamento, come la nostra, per esempio.
- Allora siamo proprio sistemati per le feste. Lo stesso principio, ovviamente per le nostre tute.
Nonostante la temperatura ancora torrida, Max rabbrividì, mentre un sorriso a trentadue denti si era impossessato di Lamiera.
- Senti, io non ho nessuna intenzione di sopportarlo – esplose Max. – Propongo di invertire la rotta e tornare sulla Terra. Non possono pretendere che ce ne stiamo qui a congelare.
- Fa pure, l’ufficiale di rotta sei tu. Sei sicuro di essere capace di calcolarne una, a questa distanza dal sole, senza che si corra il rischio di precipitarci dentro?
-Porc….Non ci avevo pensato!
Da quando avevano superato l’orbita di Mercurio, le radiocomunicazioni erano cessate perché la statica solare le rendeva impossibili.
Trascorsero i giorni successivi osservando di continuo il termometro, con alcuni minuti di sosta per escogitare sempre nuove e più pittoresche maledizioni da lanciare con Sassetto da parte di Max.
Mangiavano e dormivano, naturalmente, ma solo per abitudine, senza ricavarne alcun piacere, in particolare Max che con il calare della temperatura si sentiva sempre più a disagio, mentre Lamiera si godeva quel clima sempre più invernale all’interno della navicella.
Come Lamiera aveva predetto, il mercurio scese sotto la linea rossa del congelamento dell’acqua, verso la fine del settimo giorno dopo che era entrato in funzione il deflettore.
Lamiera aveva estratto dal serbatoio alcune centinaia di litri d’acqua con cui aveva riempito tutti i contenitori che era riuscito a trovare a bordo.
- Spero così che i tubi non scoppino quando l’acqua congelerà – spiegò. – E se invece scoppiano lo stesso, avremo almeno una provvista d’acqua, dato che dovremo stare qui un’altra settimana, come sai.
Il giorno dopo, l’ottavo, l’acqua gelò. I secchi erano pieni di ghiaccio che metteva freddo solo a guardarlo. Lamiera spaccò il contenuto in un secchio.
- Completamente solido – commentò, sorridendo verso Max che invece continuava a coprirsi di coperte, se infatti Lamiera non dava segno di sofferenza, il suo compagno aveva fatto razzia di tutte le coperte, le lenzuola, e si era infilato tre o quattro camice e altrettanti paia di pantaloni.
Lamiera leggeva libri di meteorologia e statistiche climatologiche, Max era sempre a letto accovacciato al piccolo bruciatore a petrolio. Ma anche questo minimo conforto per il suo compagno venne presto a mancare perché, come fece notare Lamiera, la riserva di petrolio era molto limitata e il bruciatore doveva servire per sciogliere il ghiaccio e cuocere i cibi.
I due erano di umore opposto, litigavano spesso, Max stava andando fuori di testa ormai con tutto quel gelo in cabina, Lamiera era assolutamente a suo agio anche se iniziava a sentire anche lui i primi effetti di temperature così estreme.
La temperatura continuava a calare, e Lamiera, pensava a quanto si era lamentato del caldo delle basi Terrestri in estate e soprattutto della prima parte del viaggio. Intanto Max aveva articolato le dita contratte dal gelo per calcolare quanto tempo avrebbe dovuto resistere in quelle condizioni: il risultato fu 6.354 minuti e rotti.
- Se non fossimo così vicini al sole potremmo accendere i retrorazzi e aumentare la velocità – disse Max.
- Hai ragione, Non si può negare che se atterrassimo nel sole staremmo belli caldi! Hai altre stupidaggini da tirar fuori?
-Be’, tu ti sei autodefinito Cervello, quindi prova tu a trovare una soluzione. Da come parli, si direbbe che è tutta colpa mia.
- Vorrei precisare che adesso sono a mio agio come clima in cabina rispetto a prima che sembrava un inferno. Ma certo che è colpa tua, scimmia vestita di uomo che non sei altro!
Il buon senso mi aveva subito suggerito di rifiutare la proposta di Sassetto – disse Lamiera con profonda amarezza. – Ma tu, da quel furbone che sei, avevi già accettato, e naturalmente ho dovuto accettare anch’io.
Sai cos’avrei dovuto fare? – man mano che parlava, la voce di lamiera saliva di tono – Avrei dovuto lasciarti partire da solo, e stramene seduto al mio centro meteorologico, mentre tu di scioglievi per il caldo e poi ti congelavi il sedere!
Un’espressione di sorpresa dolorosa si dipinse sulla faccia di Max . – Ah, davvero? Allora sai cosa ti dico? Che sei veramente un genio ad alterare i fatti, anche se per il resto sei un rompiballe. La verità è che tu sei stato così incredibilmente stupido da accettare di venire con te in questa missione.
Lamiera lo fissava con malcelato furore. – Il gelo deve averti dato al cervello – dichiarò – anche se non ci voleva poi molto per farti perdere quel po’ di buon senso che avevi.
- Stammi un po’ a sentire – ribattè l’altro furibondo. – Il dieci ottobre Sassetto mi ha chiamato al fonovisore e mi ha detto che tu avevi accettato, e mi hai preso in giro dandomi del fifone perché io avevo rifiutato. Lo neghi?
- Ma certo che lo nego. Il dieci ottobre quel fuori di testa mi ha detto che tu avevi accettato e lo avevi spinto a scommettere…..
La voce di Lamiera si spense, mentre un’espressione di sorpresa gli si dipingeva in faccia. – Senti, sei proprio sicuro che Sassetto ti abbia detto che io avevo accettato?
Un morsa di gelo strinse il cuore di Max quando questi comprese il senso delle parole di Lamiera. Ed era un gelo che non dipendeva in alcun modo dalle condizioni ambientali.
- Assolutamente sicuro – rispose. – sono pronto a giurarlo. Per questo ho accettato.
- Ma lui mi ha detto che eri stato tu ad accettare, e fu così che mi lasciai persuadere – protestò Lamiera che d’un tratto si sentiva a disagio.
Seguì un silenzio carico di tensione, che fu rotto alla fine da Max, il quale disse con voce tremante di emozione: Lamiera siamo tutti e due vittime di quel lurido, fetente, doppiogiochista. – Aveva gli occhi chiusi dalla collera. –Ci ha preso in giro, ingannato…- Non riuscì a dire altro e continuò emettendo suoni inarticolati, rivelatori comunque della rabbia che lo divorava.
Lamiera si dominò meglio, però condivideva i sentimenti del compagno.
- Hai perfettamente ragione Max, Sassetto ci ha preso per i fondelli. ; Ma gliela faremo vedere noi. Quando saranno passati questi seimilatrecento e passa minuti, allora regoleremo i conti con il Sig Sassetto.
La temperatura continuò a scendere per altri quattro giorni. Il quattordicesimo giorno il mercurio gelò, Lamiera nonostante le sua fibra straordinaria si sentiva congelare e Max era ormai un pezzo di ghiaccio, nonostante avesse trovato un paraorecchie da qualche parte e stavano vicini per sfruttare il calore del bruciatore a petrolio ormai agli sgoccioli.
Quel Sassetto che non fa altro che consumare sedie invece di volare e fare un lavoro degno di uomo, disse Max, starnutendo vigorosamente.
Fra due ore passeremo il termine della zona di deflessione e fra tre settimane saremo su Venere, concluse Max starnutendo ancora e finendo l’ultima bottiglia di Jabra Mercuriana.
Mi fermerò su Venere per un bel po’, devo riscaldarmi un bel po’ e il caldo della Terra non mi basta….
La lancetta più lunga del cronometro continuava a scandire i minuti. Lamiera impugnava la leve che avrebbe attivato i retrorazzi portandoli lontano dal sole dopo aver caricato tutti i dati disponibili sulle macchie solari come nessuno aveva mai fatto primo d’ora, milioni di dati preziosissimi…
E finalmente: - Via! – gridò Max, e i razzi si accesero con un rombo potente che faceva vibrare la Thunder da poppa a prua. I piloti si sentirono schiacciare contro i sedili per effetto dell’accelerazione, e ne furono felici. Fra pochi minuti il sole avrebbe ripreso a brillare, e loro ne avrebbero gustato ancora il benedetto calore.
Quando accadde, quasi non se ne resero conto. Vi fu un rapido bagliore accecante, poi. Con un clic gli oblò si chiusero di scatto, dalla parte del sole.
- Guarda le stelle! Gridò Max. – Siamo usciti dalla zona – Guardò con aria estatica il termometro. – Caro mio d’ora in avanti andrà tutto bene – e si strinse addosso le coperte, perché continuava a fare un freddo tremendo con oltre –60 di un altro termometro a display.
Nell’ufficio di Sassetto, ne distaccamento Venusiano, c’erano due persone. Lo stesso Sassetto e un tale anziano, coi capelli bianchi, che si chiamava Svenson ed era l’inventore del campo deflettore.
- Ma signor Sassetto - stava dicendo Svenson – è della massima importanza che io sappia esattamente come ha funzionato il mio campo deflettore. Vi avranno trasmesso tutte le informazioni al riguardo.
La faccia di Sassetto poteva servire da modello per uno studio sulla severità di espressione. Mordicchiò l’estremità del sigaro, la sputò, e accese.
E invece, caro signor Svenson, è proprio il contrario di quello che hanno fatto – dichiarò poi. – Da quando si sono allontanati dal sole tanto da poter far funzionare la radio, io ho continuato a tempestarli di richieste circa il funzionamento del deflettore. E loro si sono rifiutati di rispondere.
Hanno detto soltanto che ha funzionato, che sono vivi, e che il resto me lo diranno appena sbarcati qui su Venere.
Svenson sospirò deluso. – Non è un comportamento un po’ insolito? Insubordinato, oserei dire? Credevo che fossero obbligati a stendere un rapporto esauriente e a fornire tutti i particolari richiesti.
- Così è, infatti. Ma quei due sono i miei piloti migliori, e hanno un carattere…Insomma, con loro si deve chiudere un occhio, qualche volta. E inoltre li ho indotti con l’inganno a fare questo viaggio, che, come sapete, era molto rischioso, quindi mi sento in dovere di mostrami indulgente.
- Allora non mi resta che aspettare.
- Oh, non sarà un’attesa lunga – lo rassicurò Sassetto. – Devono arrivare oggi, e appena avrò parlato con loro vi prometto che vi farò sapere tutto. Del resto se sono sopravissuti dopo aver passato due settimane a trentadue milioni di chilometri dal sole, vuol dire che la vostra invenzione ha avuto successo, no? Dovreste essere soddisfatto.
Svenson se n’era appena andato, quando entro la segretaria di Sassetto con una espressione perplessa.
- Signor Sassetto, dev’essere successo qualcosa d a quei due piloti della Thunder – lo informò. – Ho appena ricevuto un messaggio del maggiore Wilson, da Venus City, dove sono atterrati. Si sono rifiutati di partecipare ai festeggiamenti in loro onore, e, senza dare spiegazioni, sono saliti subito a bordoni un razzo a noleggio diretti qui.
Circa tre ore più tardi, il problema dello strano comportamento dei due piloti si impose nuovamente alla sua attenzione, stavolta grida furibonde provenienti dalla sala d’aspetto.
Agli strilli della segretaria, facevano eco le voci esagitate di due uomini. Poco dopo la porta di spalancò e Max e Lamiera irruppero nell’ufficio.
Lamiera chiuse con calma la porta e ci si piazzò davanti.
- Bada che nessuno mi disturbi finche non avrò finito – gli disse Max
Non farò entrare nessuno – promise Lamiera – ma ricordati che devi lasciarne un po’ anche a me.
Sassetto non aveva ancora aperto bocca, ma quando vide che Max aveva tolto di tasca un tirapugni di ottone e se lo infilava deciso, pensò che fosse venuto il momento di interrompere la scena.
- Ehi, ragazzi – disse con una cordialità che non gli era abituale. – Sono felice di rivedervi. Mettetevi a sedere.
- Max ignorò l’offerta della sedia. – Avete niente da dire prima che cominci? – e digrignò i denti con un rumore sgradevole.
- Se la mettete su questo tono – replicò Sassetto – potrei anche chiedervi cosa avete intenzione di fare… se me lo permettete. Forse il deflettore non ha funzionato bene, avete avuto troppo caldo?
L’unica risposta che ottenne fu un ringhio da parte di Max e una gelida occhiata da parte di Lamiera.
- In primo luogo – disse quest’ultimo – come vi è venuta l’idea di giocarci quello schifoso tiro?
Sassetto inarcò le sopracciglia. – Alludete a quell’ingenua bugia che vi ho raccontato per indurvi ad accettare di partire? E’ stata una cosa da niente, un piccolo scherzo. E poi si usa così, negli affari. Anzi, vi dirò che ho fatto cose molto peggiori senza che nessuno se la prendesse tanto calda. Infine, che danni ne avete avuto?
- Raccontagli del nostro piacevole viaggio, Lamiera – disse Max.
- E’ proprio quello che stavo per fare – fu la risposta.
E rivolgendosi a Sassetto con aria da martire, continuò: - In primo luogo durante questo maledetto viaggio ci siamo arrostiti ad una temperatura che ha raggiunto i centocinquanta Fahrenheit, mentre per i vostri calcoli non si dovevano superare i 100, ed eravamo a metà strada fra Mercurio e il Sole. Ma poi, siamo penetrati nella zona dove la luce si defletteva intorno a noi: le radiazioni in arrivo sono scese a zero e abbiamo cominciato a perdere calore… ma non di un grado al giorno come ci avevate insegnato al corso di pilotaggio. – S’interruppe per riprendere fiato e aggiungere qualche imprecazione coniata lì per lì, quindi concluse: - In capo a tre giorni eravamo scesi a cento e, dopo una settimana , al punto di congelamento. E poi per sette, lunghi, interminabili giorni abbiamo viaggiato con una temperatura sempre sottozero, fino a quando si è gelato anche il mercurio.
Max aggiunse qualcosa, ma gli si spezzò la voce solo a pensare tutto quel freddo patito in quel viaggio. Sassetto rimase impassibile.
- A bordo non c’erano mezzi di riscaldamento – proseguì Max – nessuna fonte di calore, nemmeno abiti pesanti. Mi sono congelato, maledetta compagnia di volo spaziale!
- Dovevamo far sgelare i vivere e fondere il ghiaccio. Eravamo tutti e due infreddoliti, era un inferno, anche se di gelo – A questo punto non trovò altro da dire, e tacque.
Allora gli venne in soccorso Lamiera – Eravamo a trentadue milioni di chilometri dal sole, e a Max si sono congelate le orecchie – disse indicando le bendature sul viso di Max. E la colpa è tutta vostra. Siete stato voi, con l’inganno, a indurci a partire. Avanti Max facciamogliela pagare, cosa aspettiamo?
- Un momento ragazzi - intervenne Sassetto – fatemi prima capire bene. Indentereste dire che il campo deflettore ha funzionato talmente bene da tenere lontane le radiazioni solari mentre nel contempo risucchiava tutto il calore esistente a bordo?
Max rispose con un cenno affermativo.
- E se siete rimasti a friggere prima e poi a gelare per due settimane a causa di questo?
Altro cenno affermativo.
E allora si verificò una cosa stranissima e inattesa. Sassetto , il Vecchio Carogna, l’uomo che non possedeva il muscolo del riso, sorrise. Mostrò i denti in un sogghigno. E , per di più, il sorriso di accentuò, fino a trasformarsi in una risata sempre più forte, che pareva un muggito.
Le pareti echeggiarono, i vetri delle finestre vibravano, la risata continuava. Max e Lamiera, presi in contropiede, lo fissavano sbalorditi. Alcune persone dello degli uffici vicini e la stessa segretaria si raggrupparono bisbigliando eccitate dietro la porta. Sassetto stava ridendo!
A poco a poco, la risata del direttore generale si spense, e dopo un ultimo accesso, lui volse la faccia paonazza verso i suoi migliori piloti, la cui ripresa si era trasformata in indignazione.
- Ragazzi – disse – è la barzelletta più divertente che abbia mai sentito. Vi raddoppio lo stipendio, a tutt’e due – sussultava ancora, e gli era venuto il singhiozzo.
L’offerta lusinghiera lascio impassibili i due piloti.
- Cosa c’è da ridere? Disse Max, seccato. – Io non ci trovo niente di divertente.
La voce di Sassetto grondava miele. – Sentite ragazzi, pria della partenza ho dato a ciascuno di voi fogli contenenti istruzioni speciali. Cosa ne avete fatto?
Nella stanza calò un silenzio pieno di imbarazzo.
- Non so, Il mio devo averlo perso – balbettò Lamiera.
- Io non l’ho neanche guardato. L’avevo semplicemente dimenticato
- aggiunse Max costernato.
- Vedete! – esclamò allora Sassetto trionfante. – E’ stata tutta colpa della vostra stupidità!
- Come sarebbe a dire? – scattò Lamiera. – Il maggiore Wilson prima della partenza ci aveva dato tutte le informazioni possibili riguardanti la nave, e inoltre non credo che voi siate la persona più adatta per insegnarci il nostro mestiere di pilota.
- Davvero? Be’, evidentemente Wilson si è dimenticato di darvi una piccola informazione, che però avreste facilmente trovato nel mio foglio di istruzioni. La forza del campo deflettore è regolabile. Quando siete partiti, l’apparecchio era sistemato sul massimo, tutto qui. – Stava cominciando a ridere. – Quindi, se voi vi foste presi il disturbo di leggere quel foglio, avreste saputo che bastava il semplice spostamento di una piccola leva – e fece il gesto del pollice – per diminuire la forza del campo e ottenere la temperatura desiderata. Ridendo sempre più forte, continuò:
- E voi due siete rimasti ad arrostirvi e poi a congelare per due settimane solo perché non avevate abbastanza cervello da manovrare quella levetta! Voi, i miei migliori piloti. E venite a dare la colpa a me! Che ridere! – E ricominciò a muggire mentre i due piloti si guardavano con aria avvilita.
Quando Sassetto tornò in condizioni normali. Max e Lamiera se n’erano andati.

Giù, in un vicolo vicino al palazzo, un ragazzo di dieci anni si fermò a guardare a bocca aperta due persone dediti alla strana e alquanto insolita occupazione di prendersi a calci a vicenda. E ce la mettevano tutta, anche!