Montagna ed Itinerari Alpinistici

Splendida giornata, colori fantastici e tantissima neve in quota sui versanti settentrionali delle Pale di San Martino. In zona sono caduti la scorsa settimana quantitativi compresi tra i 200 e i 250 mm e oltre i 2400 m le precipitazioni sono risultate sempre nevose. Va detto che ieri e oggi sono state 2 giornate molto calde che hanno favorito un parziale scioglimento del manto nevoso, specie sui versanti più soleggiati. Le foto sono state scattate tutte in Val Venegia, tranne l'ultima che si riferisce alla strada che da Paneveggio sale a Passo Rolle. Buona visione!

  









 

Salve a tutti!!

Ieri con la mia fattrice e con il famoso alpinista André Von Bellotten Mit 4 Pennacchien all'attacco del noto caregone dolomitico.
I temporali della passata notte lasciano il segno, nebbioni e CALDO ci accompagnano dall'ancora rabbuiato Rif Venezia.
A 60 anni nn si ha piu' la "cattiveria" di un tempo, e di fronte alle ripide roccette all'attacco della Cengia di Ball mia madre decide di desistere.

Non ero mai stato sulle Dolomiti di Fanes.
Da un po' di tempo macinavo l'idea di poter mettere piede sulle più elevate propaggini di tale gruppo montuoso, e nello scorso w-end ecco profilarsi la ghiotta occasione!!

Dopo 3 ore di viaggio mi trovo, con Sergio (il noto Wetter Sergej), alla Capanna Alpina in loc. Armentarola, Alta Badia.
Sono le 4, e sotto un cielo stupendamente stellato ci avviamo verso il Passo Tadega, nel cuore dello splendido altopiano di Fanes.
Superate le difficoltà notturne del sottoscritto, concertizzatisi in cronico affatticamento, nausea e singolari vertigini (probabilm per scarsità di ore di sonno...), mettiamo piede sui primi campi di neve (2200 m circa).
Neve che, assieme ad un insistente ed incisivo sole, saranno gli indiscussi protagonisti della giornata!!
Fino al lago delle Cunturines (2500 m circa) la neve si presenta compatta e superficialmente ghiacciata, solo raramente sprofondiamo in basso.
E' neve sulla quale, presumibilmente, deve esssere caduta della pioggia, nei giorni scorsi.
Dippoi siamo costretti a calzare le ciaspole per favorire la progressione... dato che il manto diviene via via sempre più spesso e farinoso, con una crosta di rigelo di ridotto spessore.
Ai nostri occhi cominciano a fare bella mostra i primi notevoli cumuli di neve sopra le rocce, in un contesto d'inverno inoltrato.
Nel risalire l'interminabile vallone verso la Forcella delle Cunturines lo sguardo é attirato dalla Croda Rossa d'Ampezzo, dal Cristallo, e dalle coreografiche Dolomiti di Sesto.
Alla nostra sinistra l'onnipresente blocco roccioso delle Cunturines, le sue ripide balze avvolte da neve e ghiaccio.
Spettacolare!!
Al culmine del vallone guadagnamo l'ampia Forcella delle Cunturines, continuamente battuta dal vento.
Causa tale agente atmosferico, il metro e più di spessore del manto nevoso, valutato all'interno del vallone, é straordinariamente ridotto a pochi cm nella suddetta Forcella.

Ben notiamo che il salto roccioso iniziale, lungo la via normale di salita delle Cunturines, altro non é che un ripidissimo ed insidioso pendio innevato, modellato dal vento. Peggio ancora il bianco lastrone presso la vetta, con potenti cornici sul versante nord.
E' neve estremamente cedevole, in queste condizioni: rischiare in tal modo non ha senso, dunque puntiamo gli occhi verso il secondo obiettivo della giornata, La Varella.

Ma quale secondo obiettivo...

Rifocillatici un po' in forcella armeggiamo con ramponi, casco, mezza corda e protezioni varie (che non useremo); saliamo un breve canale stretto in alto tra alcune rocce a sinistra e una ripida parete innevata a destra, con grossa cornice in sommità. La vetta é da raggiungersi sulla destra.
Cominciamo ad osservare le prime scariche spontanee di neve umida; traversare la parete sulla destra sarebbe un suicidio.
Decido di batter traccia su un corto ma ripido canalino innevato (pendenza tra 40° e 45°, uscita più ripida), che sembra sbucare su un punto dove la cornice incriminata, a sinistra, é di ridotto spessore.
Faticaccia immane, ma alla fine mi va bene; successivamente passa anche Sergio.
Dopo un tratto facile ed un ultimo sdrucciolo innevato finiamo nel forcellino compreso tra l'anticima e la vetta principale.
Una puntata verso l'anticima, per poi affrontare gli ultimi 100 m di insidiosa cresta verso la cima principale.
Ai nostri occhi tale cresta si presenta in guisa di immacolata e splendente gradinata di cornici, la maggior parte aggettanti verso Nord, ma alcune rivolte pure a Sud.
Non potendo traversare in basso verso Sud (salvo qualche raro passaggio su cengia), ne tantomeno a Nord (clamoroso salto su un sottostante vallone), ci rassegnamo a tracciare la via di salita su cotanta santabarbara di merlature nevose.
Prudenza, Davide, prudenza!!
Mentalmente suddivido la cresta in singoli tratti, ad ognuno dei quali accoppio la relativa cornice... mi concentro sul dove può svilupparsi una possibile frattura, cercando una linea di salita non troppo vicina a questa.
Allungo i passi cercando di simulare la leggerezza di una pantera, la tensione é alquanto elevata; quando lo scarpone affonda più del dovuto prontamente sollevo la gamba, per cercare una zona alternativa ove posare il piede.
Una cornice segue l'altra, tra queste si interpongono salti di neve, che talvolta occorre gradinare per facilitarne il superamento.
Da un'altura 5-6 m di ripida discesa finiscono su una stretta forcella intasata dalla neve, il desiderio di avere 40 kg di carne in meno é davvero forte...
Poco sotto la vetta mi trovo a dover aggirare un risalto roccioso, ma dopo l'aggiramento l'operazione non va a buon fine causa una verticale paretina incrostata di ghiaccio; torno quindi sui miei passi.
Con l'aiuto di Sergio riesco, in alternativa, a valicare una singolare struttura di neve (cornice sia a Nord che a Sud) che precedentemente poca fiducia mi aveva ispirato.

Mi sento un sacco di patate, tanto sono affaticato...

L'ascesa non é certo scevra di pericoli, ma attorno a noi non c'é anima viva, dopo le abbondanti nevicate della scorsa settimana siamo i primi a passare in questi luoghi così, apparentemente, poco ospitali... e quindi il senso del pericolo viene via via smantellato dalla gioia che proviamo per trovarci in un così nobile ed esclusivo palcoscenico!!
D'altra parte ogni alpinista, man mano che passa il tempo, matura in se stesso un proprio concetto di "montagna ideale": più l'ascesa si avvicina a tali caratteristiche ottimali e più il suddetto concetto si rafforza.
Non sono certo qui a discutere sul mio personalissimo concetto di "montagna ideale", mi preme solamente chiarire che la progressione su questi 100 m di assurda divinità mi ha letteralmente trasferito in paradiso. Sergio compreso.

Ultimi metri un po' esposti e poi .... VETTAAAAA!!! La Varella sotto i nostri piedi, altro 3000 Dolomitico da mettere nella collezione!!!
La felicità nell'aria é palpabile; Sergio guarda commosso verso Pedraces, 1600 m + in basso, verso il luogo delle sue vacanze estive.
Come immancabile ingrediente in una gustosa minestra, si pone innanzi a noi la croce di vetta, completamente rivestita di lucente ghiaccio.
Foto e abbraccio di rito, e poi giù!!
Ripercorriamo il tragitto fatto all'andata, senza difficoltà particolari fino al canalino basale.
Oramai siamo a metà giornata, il sole picchia duro... ed ecco che le tacche non tengono più il nostro peso!!
Neanche oso immaginare cosa possa voler dire perdere la presa e scivolare lungo il canalino... dato che 50 m sotto una gobba innevata, sicuramente raggiungibile nell'ipotesi di caduta, poco farebbe nell'evitare il grande salto verso San Cassiano.
Con estrema cautela, tra una moltitudine di piccole slavine che, per fortuna, solo sfiorano il nostro percorso (causa l'elevata coesione del manto un piccolo volume di neve, rotolando verso il basso, ha finito con l'accrescersi rapidamente formando una singolare "ruota"; raggiunto 1 m circa di diametro si é dissolta in più parti), siamo di nuovo alla Forcella delle Cunturines.
Ancora un po' di cibo e poi via, verso valle... valle che raggiungiamo nel pomeriggio.

Una bella giornata, un valoroso e caro amico come compagno di salita (grazie Sergy!!), una montagna solitaria, incontaminata, in veste prettamente invernale, la prima esperienza su cresta innevata vergine... tutti numeri buoni per definire tale ascesa come una delle più esaltanti (e una delle più dure) della mia vita!!

Ciao a tutti!
Davide V

Ahh... dimenticavo... le foto!!


fanes1_appena superata la crisi notturna, la mia faccia dice tutto!! Sergio, invece, é in splendida forma!!
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fanes2_A circa 2400 m Sergio calpesta un manto nevoso compatto e di discreto spessore
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fanes3_'alba ci vede già a buon punto nel vallone tra Cunturines e La Varella
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fanes4_tra 2500 m e 2600 m la neve al suolo incrementa rapidamente in spessore
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fanes5_é oramai Inverno nelle Dolomiti di Fanes ed in tutte le Dolomiti Orientali!!
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fanes6_attorno a 2700 m ... la neve ricopre tutto!!!
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fanes7_paesaggio glaciale, stupendo!!
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fanes8_io e Sergio alla Forcella delle Cunturines; il colore del cielo é sublime!!
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fanes9_la Forcella delle Cunturines
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fanes10_dopo un ripido ed insidioso scivolo la cresta spiana e diviene di facile percorrenza
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fanes11_sul breve tratto di cresta verso l'anticima
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fanes12_verso La Varella... non ci sono parole per descrivere tale foto così come quelle che seguiranno!!
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fanes16_dalla vetta verso le Cunturines...
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fanes17_... e verso Nord
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fanes18_cartolina autunnale dai monti di Fanes!!
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Un abbraccio a tutti!!
Davide V

Nonostante bollettini sfavorevoli, basta con la montagna, e altri bla bla bla, mi trovo cn mia madre (60 anni, la vecchiotta!!), mia zia Annamaria e mia cugina Giovanna all'assalto di una splendida montagna, originale nei colori e abb semplice da salire (difficoltà escursionistiche nella via normale da Sud da noi scelta).
Salita e discesa effettuati al mattino di Domenica 11, tra fitto nebbione e qualche isolato scroscio, vento fastidioso per tutto il tragitto. Base d'appoggio al fantastico, comodo, ospitale Rif O.Marinelli, macchina lasciata giù a Collina, in discesa raggiunta il primo pomeriggio di Domenica tra qualche raggio di sole, poco prima dell'arrivo dei tanto temuti temporali.

Ecco il paesaggio al Rif Marinelli poco prima della partenza (attorno alle 6.30 ... aveva appena smesso di piovere):


Mia madre e mia cugina sul sentiero:


Mia zia Annamaria sul Vallone del Ploto:


Ancora mia zia sulle rocce del Vallone:


Annamaria tra la fitta nebbia:


Mia zia e mia cugina sulle roccette sotto la cresta finale:


Ultime cengette: Vetta (no comment sul bruttone in primo piano!!):


In vetta!!!


Con Monica, la simpaticissima rifugista del Marinelli (la digitale aveva ancora un po' di umidità accumulata durante l'ascesa):


Forte temporale in arrivo su Forni Avoltri, il pomeriggio di Domenica11:


Ciao!! Davide V

Bella salita in roccia, la Via Normale. Non troppo impegnativa, varia, generosa di spunti panoramici. Freddo, un po' di Dama, e fastidioso vento in abbinata, sostituiti da un tiepido sole nell'ultima oretta di salita e per tutta la discesa. In cordata col Franz, il mito orobico spadroneggia tra buonumore ed indicazioni tecniche per progredire al meglio; una valanga di esperienza lo contraddistingue, del resto, ed io non posso che andare a nozze!! Dopo l'assaggino delle iniziali roccette il discorso va man mano "raddrizzandosi", con un lungo pirotecnico traversino e le ripide balze verso il terrazzo sotto la cuspide finale. Il Camino Zsigmondy strapiomba un po', ma va a donare quel giusto spunto di atletismo ad un percorso non troppo "preconfezionato". In vetta si ha la sensazione di essere sospesi nell'aria... bello!!! Numerose doppie per scendere, troppe per i miei doloranti piedi (scarpette troppo strette... mannaggia!!) che ancor oggi stanno pagando le conseguenze di una poco oculata scelta. A voi le foto!!

"il discorso va man mano raddrizzandosi"... dietro di me la parete ci attende!!!



Punto di sosta al 5°tiro


Il sottoscritto sul lungo traversino



Il Franz poco sotto il pilastro Ovest


Bel passaggio in parete, vietato "spendolare"!!


Evvai, su!!!



Il Franz alla rovescia


Soleeeee!!


Il salto finale, al centro il Camino Zsigmondy



Vetta!!



La Cima Piccola di Lavaredo

Ciao a tutti!!

Arrieccoci qui per una nuova avventura sui monti!!
Stavolta in compagnia del grandioso Fabio Zampe e del cordiale e simpaticissimo Davide, all'attacco della Via Dibona alla Torre Grande di Falzarego, Sabato 24/09.

Posto alcune foto scattate durante la permanenza in Val Badia (BZ) dal 09 agosto al 23 agosto.
Poche ciance e spazio alle immagini:

Un bel cirmolo abbarricato ad una roccia in Val d'Antersas: la tenacia della natura (10/08/2005)
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La splendida Val Badia dalla Viles ladina di Pescòl, di fronte il gruppo del Sas Dla Cruz (10/08/2005)
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Il cielo manda messaggi di cambiamento: un esteso cirrus Vertebratus. Sullo sfondo il massiccio del Sella (Capanna Alpina - mattino 11/08/2005)
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Stessa ora, un veloce banco di Cirrocumulus Stratiformis solca veloce i cieli sopra il monte Cavallo (2912 mt.)
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L'escursione dell'11 agosto porta a scendere verso il Lago Lagazuoi dalla forcella del Lago. In primo piano la mamma alpinista:D
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Una piccola sfida lanciata ai nostri scalatori del forum da questo tettuccio roccioso sotto le Cunturines
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Splendidi esemplari di Stella Alpina in un segretissimo posto sopra il Falzarego
(12 agosto)
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Quando la natura è maestra di bellezza: quale giardiniere riuscirebbe a fare di meglio? Le falde rocciose sono l'attacco della parete del Lagazuoi. (12 agsto)
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L'ameno paesaggio del Pralongià. Sullo sfondo le cime Nord orientali del Sella (Piz da Lech e Pisciadù)
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L'incredibile Ferragosto 2005. Alle 9.00 una tenue spruzzata imbianca la vetta del Sassolungo, ripresa dal passo Gardena. Notare il forte vento da nord che sospinge le nubi verso la val di Fassa.
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I fiocchi cadono al passo del Cir (2468 mt.) a mezzogiorno del 15/08/2005!!!
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Foto di interesse glaciologico, tratta la mattina del 17 agosto nei pressi del rif. Vandelli(visibile in basso a destra): la parete settentrionale del Sorapiss con i ghiaccai orientale e centrale, provate a vedere una foto di 15 anni fa per vedere come si sono ridotti mad.gif .
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Che imponenti forze geologiche hanno compresso in questo modo le rocce della Cesta (2756 mt.) , sul Sorapiss?
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La stupenda Enrosadira della sera del 17/08/2005 illumina il Sas Dla Cruz, mentre la Val Badia giace già al buio (nella stessa sera il vicePresidente immortalava un'altrettanto splendida Enrosadira sulla Croda de' Toni). Nell'ordine le cime visibili da destra a sinistra: Il Pilatus, il Ciavàl (2912 mt. con la sua curiosa sfinge) e il Sas dales Diesc (3026 mt.)
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L'incantato paesaggio dell'Alpe di Fanes: giochi di rifrazione sulla superficie del Lech Vèrt, nei pressi del rif. Fanes (2052 mt.) - 19 agosto 2005.
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Un'immagine simbolo dell'agosto 2005: il Civetta tra nubi e neve, ritratto la mattina di lunedì 23 agosto, mentre si ritorna alle meste pianure.
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Sergio