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Montagna ed Itinerari Alpinistici
Porgo alla vostra cortese attenzione alcune foto dell’uscita di sabato e domenica scorsa, effettuata con l’indomabile scuola escursionistica del CAI di Vicenza “G. Pieropan”, in coabitazione con il gruppo alpinisti “U. Conforto”, sempre della medesima associazione.
Occasione imperdibile per conoscere da vicino una delle montagne più selvagge ed incontaminate che esistano nell’arco alpino, il gruppo del Disgrazia, nelle alpi Lepontine, settore lombardo, poco lontano da Sondrio.
Un nome che non deve indurre in errore, pensando a chissà quali sventure: l’etimologia della montagna deriva probabilmente dal termine dialettale “Desglacia”, riferito alle sue numerose vedrette, che d’estate mandavano (e mandano ancora oggi, nonostante la drastica e drammatica riduzione subita negli ultimi anni), ingenti quantità d’acqua di fusione verso valle.
Una gita quindi di alti spunti glaciologici, ma anche paesaggistici e geologici, attraversando zone ricche di rocce serpentiniti, di colore verde smeraldo, presenti solo in questa zona ristretta dell’arco alpino.
La partenza è stata dai prati di Preda rossa (1995 mt.), nel pomeriggio di sabato, dopo 4 ore buone di auto, e dopo due ore scarse c’è stato l’accasamento presso il rifugio Ponti (2565 mt.), dove abbiamo trascorso una divertente serata: come sempre la montagna unisce e trasmette convivialità (ed ottimo vino valtellinese e grappa nostrana non sono mancati di certo….)
Il giorno successivo divisione dei due gruppi: quello escursionistico (del quale facevo parte) si è inoltrato nelle selvagge zone dei Corni Bruciati per compiere un giro ad anello, attraverso tre forcelle, attorno al monte Disgrazia, passando anche sotto le falde del pizzo Cassandra. Splendido, posti solitari, incontaminati, nessuna presenza umana incontrata lungo il percorso di sette ore circa.
Il gruppo alpinistico, con personalità di spicco dell’ambito alpinistico vicentino come Marco Peruffo, diabetico eppure capace di salire in vetta al Cho Oyu, la sesta montagna più alta del mondo (quota 8.201 mt), ha intrapreso invece la via di salita normale al monte Disgrazia (3678 mt.), per nulla agevole a causa del sovraffollamento (un altro gruppone di 40 corsisti milanesi aveva infatti deciso di intraprendere, domenica, la salita) e del ghiaccio presente in alta quota, formatosi a seguito delle precipitazioni di pioggia mista a neve, cadute nel pomeriggio e nella serata di sabato, fin verso i 3200 metri di quota, e dei rasserenamenti notturni.
Ritorno a Vicenza, infine previdentemente anticipato in vista della finale, tuttavia non avevamo fatto i conti con l’oste, e così ecco che a Lecco tutto è intasato causa incidente, ed arrivo a casa solo in tempo per vedere secondo tempo, supplementari e rigori….poco male, alla fine i festeggiamenti me li sono goduti tutti pienamente.

Ma bando alle ciance e spazio alle immagini!


Sabato

Poco dopo la partenza, l’ambiente palustre d’alta quota dei prati di Preda Rossa
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In vista del rifugio Ponti, nostra dimora nella serata di sabato. Sullo sfondo il ghiacciaio di Preda Rossa (n.b. esposizione SW!!!!!!) e le falde della cime del Disgrazia.
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Le striature sulle rocce di substrato provocate dal ghiaccio della Preda Rossa, oggi ritiratosi a quote più elevate rispetto al sito di scatto della foto
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Mattina della domenica

Ore 6.15, la magia dell’alba in montagna assume quasi un’aura di sacralità in questa foto
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La vetta del Disgrazia all’alba, con la recente spruzzata di neve di sabato sera. La cima principale, partendo da sinistra, e la seconda. In basso si estende il ghiacciaio della Preda Rossa, a prevalente accumulo valanghivo.
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Vista d’insieme della vedretta di Preda Rossa: il ghiaccio è ancora in buona parte ricoperto degli accumuli invernali, tuttavia le cicatrici indelebili dei recenti ritiri sono ben visibili. E abbiamo ancora metà estate davanti…..
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Una venatura di talco puro allo stato naturale…sì, proprio quello che si usa per il borotalco domestico!
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Il selvaggio ambiente alpino in prossimità del pizzo Cassandra (3285 mt.). La zona è ricchissima di svariati minerali.
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L’estate infine arriva anche in alta quota, i rododendri sono al lavoro per sfruttare i pochi mesi liberi dalla morsa dell’inverno.
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Infine un fresco saluto dal reporter
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Salutone
Sergio