Domande e Risposte

Nel periodo estivo sui vari forum e siti che trattano la metorologia si sente spesso parlare di ITCZ, in questo articolo verrà spiegato cos'è.

Prima di parlare di Zona di Convergenza InterTropicale cioè per noi latini sarebbe ZCIT e non ITCZ (Inter Tropical Convergence Zone per gli anglosassoni) bisognerebbe avere qualche conoscenza anche elementare di cosa sia la forza di Coriolis e come si originino la cella di Hadley e quella di Ferrel.

Facendo finta di sì consideriamo la tipologia di moti atmosferici che caratterizza l'equatore, ovvero i moti ascendenti/convettivi che generano le cosidette piogge zenitali.

Questo tipo di circolazione si deve alla posizione del sole che durante l'equinozio di primavera o autunno si trova perpendicolare rispetto al suolo.

Ovviamente man mano che si va verso il solstizio d'estate questa instabilità equatoriale si sposta verso nord fino a circa il ventesimo parallelo Nord o Sud se invece andiamo verso il solstizio d'inverno.

Naturalmente questo movimento, a seconda dell'intensità in una determinata stagione, spinge verso le latitudini temperate, quelle fasce climatiche dove prevalgono invece i moti discendenti ovvero le alte pressioni subtropicali.

Sotto un certo punto di vista più l'ITCZ (ovvero l'instabilità equatoriale) riesce a spingersi verso settentrione e più le medie latitudini finiscono sotto la campana anticiclonica africana mentre per contrappasso le zone del Sahel notoriamente aride riescono a ricevere benefiche piogge

Dall'ultima carta vediamo come nell'ultima decade di giugno l'ITCZ si sia trovato qualche centinaio di km più a nord della media e questo ha sicuramente contribuito a spingere le masse calde desertiche verso di noi nell'ultimo week end


In un’epoca di circolazione a targhe alterne, motori euro 4, biocarburanti, e tutte le altre manovre per ridurre l’inquinamento e le emissioni di CO2 che sarebbero in parte responsabili del riscaldamento globale, ecco che un’eruzione vulcanica potrebbe cambiare il clima globale raffreddandolo. Come?

Un vulcano emette oltre alla lava molti gas, cito:  anidride carbonica, idrogeno, anidride solforosa, vapore acqueo. Questi gas emessi in enormi quantità nell’atmosfera possono ridurre la forza che il sole ha su di noi, raffreddando di qualche decimo la temperatura globale.

Nel 1991 il Pinatubo con la sua eruzione abbassò la temperatura globale di 0.5°.

Ora c’è in gioco l’eruzione di un vulcano islandese, che anch’esso sta immettendo nella nostra atmosfera enormi quantità di gas e polveri che potrebbe avere ripercussioni globali su temperature e la grande circolazione atmosferica.

Io ci tengo a sottolineare il fatto che la questione è globale, perché? Mi dispiace per i fans del freddo, ma per avere ripercussioni sull’Italia ci vogliono configurazioni atmosferiche specifiche, ancor più particolari se parliamo del Veneto.

Infatti l’eruzione del Pinatubo (1991) avvenne dopo il gelido febbraio del ’91, per cui non ha niente a che vedere con l’evento, e gli inverni del ‘91/’92 e 92/93 non brillarono certo per freddo e neve nella nostra regione.

Perciò occhio alle informazioni che prendete dai vari media: il raffreddamento globale e le ripercussioni sul Veneto sono due cose ben distinte.

17/12/01 - Con che criterio l'osservatorio misura la temperatura massima e minima in una giornata? da Alessia Benini (Verona)

Per la temperatura massima, vengono utilizzati termometri la cui colonnina di mercurio può solo salire (non può tornare indietro per la presenza di una strozzatura). In questo modo si registra solo il punto massimo di salita. I termometri "a minima" utilizzati dall'osservatorio contengono alcool trasparente e, immerso nell'alto, un piccolo elemento mobile. Esso viene spinto indietro quando la temperatura scende, ma non può spostarsi in avanti se il termometro è perfettamente orizzontale. La lettura della minima viene fatta osservando il punto minimo in cui tale elemento si è fermato. - Emilio Bellavite

12/12/01 - Le nuvole orografiche sono sempre associate a mal tempo, oppure semplicemente all'umidità prodotta dalle montagne?
da Luca Cavara (Verona)

Le nubi orografiche sono prodotte dai moti ascendenti dell'aria lungo i declini. La montagna, di per sé, non produce umidità, ma favorisce condensazione del vapore acqueo, a causa del raffreddamento conseguente all'ascesa. - Emilio Bellavite

02/07/00 - In condizioni di stabilità atmosferica, come varia la pressione in funzione dell'altezza?

La pressione atmosferica diminuisce con l'altezza in progressione geometrica. Per fare un esempio, a quota 2000 metri la pressione è un quarto rispetto a quella misurata al suolo. A 3000 metri un ottavo, a 4000 m un sedicesimo, eccetera. In realtà questa diminuzione non è costante, perché dipende dalla densità e quindi dalla temperatura dell'aria. Se la pressione è di 760 mm, perché diminuisca di 1 millimetro bisogna alzarsi di 10,5 metri. A 650 mm diminuisce di un millimetro se ci alziamo di 12,3 metri. A 400 mm di pressione occorre salire di 20,8 m per ottenere la stessa diminuzione. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Perché le stagioni meteorologiche non iniziano nello stesso giorno delle stagioni astronomiche?

In meteorologia le stagioni anticipano al primo giorno del mese corrispondente soprattutto per ragioni statistiche. Però c’è anche una giustificazione rappresentata dall’andamento medio delle temperature (di solito, infatti, il 1° dicembre è già inverno, e il 1° giugno già estate). - Emilio Bellavite

02/07/00 - Perché il giorno meteorologico inizia alle 19 e non alla mezzanotte seguente?

Negli osservatori meteorologici civili è consuetudine effettuare tre rilevazioni giornaliere dei parametri meteorologici, rispettivamente alle ore 8, alle ore 14 e alle ore 19 (rispettando sempre l'ora solare). Questa è la ragione per cui la giornata si chiude appunto alle ore 19. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Che rapporto c'è tra una bassa pressione e le perturbazioni che le sono accompagnate?

Le perturbazioni nascono quando una massa d'aria entra in collisione con un'altra a diversa temperatura. Se si tratta di aria fredda essa si incunea al di sotto di quella calda antistante e la solleva, generando una perturbazione del tipo "fronte freddo" - foriera di rovesci e di temporali. Quando, invece, siamo in presenza di aria calda, in contrasto con quella fredda, essendo meno densa, scorre al di sopra e si sviluppano nubi stratificate, che portano pioggie persistenti e non intense. Questi due processi, ed in particolare l'ultimo, danno origine alle depressioni, la cui genesi richiederebbe comunque una lunga trattazione. Quindi, le perturbazioni sono sempre associate ad un sistema depressionario principale; è chiaro che un nuovo fronte avanzante può essere richiamato e accelerato da una eventuale depressione preesistente. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Che relazioni ci sono tra la luna e il tempo meteorologico?

Secondo molte ricerche in merito, l'influenza della luna sul tempo atmosferico è inesistente, in particolare se ci riferiamo alle fasi lunari, alle quali invece molti agricoltori attribuiscono grande importanza. La luce lunare è del tutto insignificante e l'attrazione, con periodicità regolare (quindi anche in luna nuova), si esercita soltanto sulle maree. Non esiste alcuna prova scientifica documentata che comprovi una qualche influenza della luna sul tempo e in agricoltura, checché se ne dica. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Riguardo alle temperature minime del mese di luglio 2000 qualcuno ha parlato di record storici. C'è un fondo di verità o si tratta di cattiva memoria?

Il freddo che si è registrato il mese di luglio non può essere definito eccezionale, sebbene con pochi precedenti. A Verona la minima assoluta è stata, domenica 16 luglio, di 11,8 °C, ma nel 1969, il giorno 10, il termometro aveva segnato 10,8 °C. Mediamente il luglio più freddo è del 1981: la temperatura infatti non ha mai superato i trenta gradi (quest'anno più di sei volte).

Il luglio più caldo dopo il 1948 è avvenuto nel 1950: 31 giorni su 31 con massime sopra i 30 °C e punta estrema di 37,2 °C. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Tutti parlano di effetto serra, inquinamento e di altri fattori che spiegano l'aumento della temperatura e la diminuzione delle nevicate invernali. A me pare, invece, che ci siano maggiori caratterizzazioni meteorologiche di carattere sciroccale e umido-atlantico. Qual è la sua opinione a proposito?

È indubbio che la temperatura media, specie invernale, sia aumentata rispetto ad un lontano passato, probabilmente a causa dell'effetto serra. Di conseguenza si sono rarefatte le nevicate alle medie e basse quote. È vero che sono più frequenti le situazioni sciroccali e meno le invasioni di aria artica continentale, ma queste modifiche nella distribuzione delle alte e della basse pressioni sono proprio la conseguenza dell'effetto serra, che altera i normali equilibri. Le grandi ondate di freddo siberiano, più che dall'anticiclone russo, sono convogliate da un potente anticiclone che si stabilisce sul Baltico (nel rigidissimo 1928 in Finlandia l'alta pressione aveva toccato i 1065 millibar). - Emilio Bellavite

02/07/00 - Che differenza c'è tra "quantità in mm di acqua per mq" e precipitazioni "debolissime, deboli, moderate, forti, molto forti..."?

La quantità di pioggia viene misurata in millimetri, oppure in litri per metro quadrato (i valori sono identici). Le indicazioni "debole", "moderata", "forte", ecc. non si riferiscono alla quantità, bensì alla intensità della precipitazione. Nei rovesci temporaleschi si può tutt'al più parlare di precipitazione molto intensa (in meteorologia non si usa, di regola, il termine "forte") quando viene misurato un millimetro nell'intervallo di un minuto. Di solito un ritmo simile non supera i venti minuti o la mezzora. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Che cosa indica la mappa meteorologica che reca scritto 850 hpa-T °C? Se in questa cartina, sull'Italia settentrionale, passa l'isoterma di 15 °C si può calcolare quanti gradi sono al suolo? E comunque, questi 15 gradi, a che altezza sono riferiti?

La mappa meteo di 850 hpa sta ad indicare una superficie isobarica media appunto del valore di pressione atmosferica di 850 hpa (circa 1500 metri di quota). Le linee indicano l'uguale altezza, cioè uniscono tutti i punti che, con una pressione di 850 hpa (o millibar), hanno la stessa quota. Se in un punto passa l'isoterma di 15 °C vuol dire che a circa 1500 metri, nella libera atmosfera, ci sono appunto 15 °C.

Il gradiente termico verticale è di circa 0,6 °C ogni 100 metri di dislivello, che può variare a seconda delle masse d’aria in circolazione. Si può quindi calcolare le temperature alle varie quote, pur sempre con una approssimazione dovuta a inversioni termiche o ad altri fattori.
Ripeto che ci si riferisce alla cosiddetta libera atmosfera, e quindi, a stretto rigor di termini, non si può far riferimento alla temperatura al suolo, che è esposta alla radiazione solare diretta e all'irraggiamento notturno. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Che cosa lega gli eventi meteorologici alla stagione? Per esempio, ho notato che l'inverno e l'estate sono generalmente più secchi delle altre due stagioni.

Nella stagione invernale di solito piove meno (ma solo sul nord Italia) perché è frequente l'alta pressione. Inoltre è noto che in presenza di aria fredda il contenuto in grammi di vapor acqueo per metro cubo (umidità assoluta) è molto basso. Non è vero che in estate piove meno delle altre stagioni (mi riferisco comunque a Verona, perché a sud del Po la pioggia è effettivamente più scarsa e nel Meridione quasi nulla). Soltanto che la precipitazione dura poco, perché quasi sempre sotto forma di acquazzone temporalesco: sulle Alpi la vera stagione delle piogge è proprio l'estate. - Emilio Bellavite

Che differenza c'è tra un "rovescio" e un "temporale"? da Giorgio Buttarelli (Verona)

Si definisce temporale una perturbazione ove siano presenti scariche elettriche (lampi, fulmini). Le nuvole tipiche dei temporali sono i cumulo-nembi, a grande sviluppo verticale, con sommità "ad incudine" (in un temporale maturo) che può superare quota di 10.000 metri. Anche il semplice rovescio di pioggia è generato, per la maggior parte, da nubi a sviluppo verticale: è frequente in primavera e in estate, nelle ore dinurne, e soprattutto in montagna. Può durare solo qualche minuto. A differenza del temporale, le nubi che generano rovesci sono senza scariche elettriche. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Sono un appassionato di tornado, ma la nostra zona non è prolifica come le grandi pianure del Nord America (per fortuna). Qualche volta si verificano anche da noi in presenza di una super-cella. Che cos'è esattamente una supercella e come si riconosce dai normali cumulo-nembi?

I temporali che interessano la Valpadana si dividono in due categorie: di calore (o orografici) e frontali. I primi, frequenti su Alpi e Prealpi nella stagione estiva, si sviluppano nelle ore pomeridiane e di prima serata, per sollevamento di aria caldo-umida. I secondi sono associati al transito di fronti freddi e sono i più violenti, specie se interessano le ore pomeridiane e serali. Il più delle volte sono del tipo multicella, cioè formati da cumulo-nembi, ognuno con vita autonoma, ma associati tra di loro. Sono spesso intensi e talvolta forieri di grandine. I temporali super-cella sono i più temuti: formati da un unico, gigantesco cumulo-nembo, la cui sommità può arrivare a 13.000 metri di quota: sono di solito associati a forti correnti orizzontali ad altissima quota, formate da aria secca. Danno origine a violenti nubifragi e a cadute di grandine, spesso con chicchi piuttosto grossi. La velocità della corrente ascendente può arrivare a 100 metri al secondo (360 Km/h).

In qualche raro caso nella parte più bassa della nube, cioè il nembo-strato che precede la colonna di pioggia in caduta, può formarsi una tromba d'aria, il cui diametro è di poche decine di metri, ma il fenomeno è ugualmente assai temibile. Una supercella non è riconoscibile a vista, lo è solo attraverso l'ausilio del radar meteo. I devastanti tornado delle grandi pianure degli Stati Uniti possono raggiungere diametri di 1000 e più metri, in una scala di pericolosità da 1 a 5. Si sviluppano per il transito di un fronte freddo, su una superficie molto calda, in un'atmosfera ricca di vapore acqueo. In Valpadana si ha memoria di un solo tornado, in un settembre di una trentina di anni fa, nato in provincia di Ferrara ed esauritosi nei pressi di Iesolo (dopo un'ora e mezzo di cammino), lasciando una scia devastatrice (a Venezia sollevò e rovesciò un vaporetto) e vittime umane.

Una tromba d'aria è un tornado di piccole dimensioni (qualche decina di metri) e di minor violenza, i cui venti non superano i 200 Km/h (nei grandi tornado americani, ad esempio, raggiungono facilmente velocità di 500 Km/h). - Emilio Bellavite

02/07/00 - Si sono verificate nevicate nel mese di Aprile a Verona o in Valpadana?

Negli ultimi 50 anni la caduta di neve in aprile, a Verona, non si è mai verificata. Fiocchi id neve, di solito durante rovesci temporaleschi, si sono avuti in rarissimi casi sulle colline circostanti ed anche nel Basso Veronese. In un lontano passato si segnala, invece, "neve in quantità" a Verona la sera del 2 aprile 1784. Altra nevicata di aprile nel 1809, giorno 1: "Ha fioccato per sei ore continue. Una replica di neve il giorno 7, per circa un'ora." Pochissime altre segnalazioni nel secolo scorso: di solito riguardano la caduta di fiocchi senza tracce al suolo. Sono comunque notizie ricavate da semplici cronache dell'epoca. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Negli ultimi quattro, cinque inverni si è assistito ad una variabilità pluviometrica piuttosto accentuata: in alcuni casi è piovuto molto, in altri (inverno 1998-1999) è piovuto molto poco. C’è una spiegazione a tutto questo?

La variazione della piovosità da un mese all'ltro, e da una stagione all'ltra, è un costante del nostro clima. Quindi ciò non solo avvenne negli ultimi anni, ma frequentemente anche in decenni precedenti (come rivelano le serie storiche dell'oservatorio). - Emilio Bellavite

02/07/00 - E' vero che gli uccelli che volano alto anticipano la pioggia?

Non mi risulta che gli uccelli in volo a grande altezza siano segno di prossima pioggia. Semmai è vero il contrario: le rondini volano basso - si dice - nell'imminenza della pioggia, perché sono vicini al suolo gli insetti di cui si cibano; ma non è una credenza scientificamente dimostrata, come accade per molti altri "segni" o proverbi sul tempo. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Si possono prevedere i temporali di calore in montagna?

I temporali di calore in montagna sono spesso prevedibili se si osserva attentamente l'evoluzione delle nubi cumuliformi. Se esse compaiono già nella prima mattinata (prima delle 10 o delle 9 solari) è segno che c'è nell'aria instabilità. Pertanto, se si sviluppano e si diffondono, specie in presenza di foschia, è facile che dopo mezzodì ci sia un rovescio, o scoppi un temporale, qua o là. Se verso ovest compaiono, lontane, nubi stratificate via via più dense è spesso segno che avanza l'incudine di un fronte temporalesco organizzato, foriero di intense piogge, forti venti e talvolta grandine - pericolosi per gli escursionisti. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Perché a Milano, Piacenza, Torino e varie località del Nord Ovest quando ci sono 1 o addirittura 2 gradi sopra lo zero nevica, mentre a Verona piove anche se ci sono i famosi zero gradi?

È vero che talvolta piove (però non solo a Verona), quando la temperatura è di zero gradi, e talora anche a mezzo grado sotto lo zero. Questo accade perché a qualche centinaio di metri più in alto scorre aria più tiepida (a Verona di origine adriatica), nella fase iniziale di una situazione di scirocco. In altre parole c'è un'inversione termica. Ciò accade di rado sulla Valpadana occidentale perché l'aria tiepida che viene da levante si solleva a quote più elevate, diminuendo la propria temperatura. Può anche accadere che nevichi con 2 o 3 gradi sopra zero, quando la temperatura di rugiada, equivalente alla saturazione del vapore, registra valori inferiori allo zero. - Emilio Bellavite

02/07/00 - E' colpa dell'effetto serra se, da noi, non nevica più come una volta? O si tratta di riscaldamenti ciclici della temperatura terrestre?

Indubbiamente l'effetto serra è oramai comprovato anche dalla scienza, ed è operante soprattutto proprio nella stagione invernale. Quindi la diminuzione della neve alle medie e basse quote è, almeno in parte, attribuibile a questo fenomeno, purtroppo in aumento. Tuttavia la teoria ciclica negli eventi atmosferici può avere la sua importanza e non è da escludere che sia operante da alcuni anno appunto un ciclo con temperature invernali più alte e, quindi, con meno neve. - Emilio Bellavite

02/07/00 - È vero che succede spesso che sul Lago di Garda e in zone circostanti nevichi, e a Verona piova?

È vero invece il contrario: il bacino lacustre mitiga la temperatura nelle zone litoranee, il che favorisce la pioggia anziché la neve. Il bresciano è comunque relativamente più nevoso del Veronese (per ragioni termiche). - Emilio Bellavite

02/07/00 - Nel gennaio 1985, quando il Nord Italia fu sommerso dalla neve che cadde per più di 3 giorni consecutivi, fu solo Verona ad essere evitata. Per Verona e provincia la nevicata complessiva più massiccia degli ultimi trenta anni è stata nel febbraio 1987, e non nel 1985. Ho ragione di crederlo?

È noto che a Verona nevica poco. Ciò accade perché la temperatura è leggermente più elevata rispetto alle zone circostanti, anche di pianura. Sicuramente ciò dipende dall'isola di calore propria di ogni grosso centro urbano; una certa influenza è legata però anche ai venti in quota da levante, che spirano spesso quando c'è maltempo, che sono relativamente tiepidi di origine adriatica. Sembra anche che le colline ad est della città esercitino un debole effetto föhn, con conseguente lieve incremento della temperatura a Verona, ubicata sottovento rispetto ai venti da levante. Nel 1985 in città nevicò per 12 cm circa, mentre fu molto più copiosa la nevicata, con temperatura molto bassa, del febbraio 1987.

Però nel 1929 Verona fu ammantata da oltre 35 cm di neve farinosa. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Come fanno gli autori di almanacchi a prevedere il tempo per un anno intero?

Le previsioni del tempo riportate dagli almanacchi, riferite spesso ad un intero anno, sono del tutto inattendibili. Spesso ci si riferisce alle medie statistiche per questi pronostici, ma la variabilità del clima è tale che hanno ugualmente scarso o nullo significato. Possono indovinare, naturalmente, ma si tratterebbe di pura casualità. Pertanto, non bisogna credere a queste previsioni! - Emilio Bellavite

02/07/00 - Si può prevedere la grandine?

La grandine è un fenomeno quasi sempre molto localizzato e pertanto imprevedibile. Si possono tuttavia prevedere i fronti temporaleschi estivi, quando associati ad afflussi di aria fredda, che viene a contatto con l'aria surriscaldata della Valpadana. In questo caso, i temporali possono essere violenti e dare luogo a grandine, ma non si può conoscere dove eventualmente cadrà. Solo con l'aiuto di un radar meteo è possibile prevedere una probabile grandinata, un'ora o mezz'ora prima dell'evento, sebbene non con certezza. - Emilio Bellavite

02/07/00 - E' possibile prevedere che tempo farà, per esempio, quest'estate o in autunno? Avete qualche metodo abbastanza affidabile?

Non esistono metodi affidabili, per ora, in grado di prevedere che tempo farà nelle stagioni a venire, nemmeno a grandi linee. Sono tuttavia in corso alcune ricerche e studi molto seri per arrivare a conoscere che tempo farà fino a sei mesi, sebbene solo come tendenze generali (ad esempio, se l'estate sarà più calda o più fredda del normale, se piovosa o siccitosa, etc.). - Emilio Bellavite

02/07/00 - I venti giornalieri su Verona hanno una costante comportamentale relativa alle fascie orarie nella mattinata?

I venti nel Veronese sono condizionati per direzione e intensità dalla situazione meteo generale. La domanda riguarda forse il regime delle brezze, che peraltro hanno a Verona scarsa rilevanza - contrariamente a quanto si verifica, invece, sul Garda e in Val d'Adige. Comunque le brezze al mattino sono, a Verona, devoli o assenti. Nelle ore centrali e nel periodo estivo soffiano debolmente dai quadranti meridionali, in prevalenza da sud ovest, e cessano nel tardo pomeriggio o sera. - Emilio Bellavite

02/07/00 - Come variano temperatura e venti durante un'eclissi?

Durante la fase di totalità la temperatura si abbassa solamente di qualche frazione di grado, perché la durata è troppo breve (circa due minuti). Non si hanno variazioni nel regime dei venti. Tuttavia la diminuzione termica complessiva, cioè da quando la Luna inizia a coprire il Sole, può arrivare a poco più di 1 grado. - Emilio Bellavite

02/07/00 - E' possibile prevedere l'intensità dei venti, ed in particolare quelli che riguardano il lago di Garda?

I tipici venti periodici del lago di Garda, l'ora nelle ore diurne da sud a nord, il peler in senso contrario di notte, rientrano nella categoria delle "brezze". Essi sono più o meno intensi in funzione del maggiore o del minore riscaldamento del suolo e soffiano con regolarità se il tempo è buono - sono quindi facilmente prevedibili. Se ci sono perturbazioni in arrivo questo ritmo è radicalmente sovvertito e possono sorgere, talvolta repentinamente, venti impetuosi di varie direzioni, più spesso da ovest o nord-ovest, in caso di temporali estivi. Se il cielo si oscura verso quella direzione è possibile l'avvento di forti venti, temibili per la navigazione, di lì a poche decine di minuti o anche prima, a seconda della velocità della perturbazione avanzante. - Emilio Bellavite