Nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 aprile il freddo ha colpito duro e i danni si sono visti, soprattutto nelle basse valli centrali lessiniche come la valle di Marcellise, Mezzane e Illasi ma anche nella pianura orientale veronese. Più colpiti sono stati i vitigni del Valpolicella che hanno una germogliazione precoce, e naturalmente i vigneti impostati alla francese, con filari tenuti ad altezze molto vicine al suolo. Danni si sono registrati anche agli ortaggi e ai cereali. Naturalmente il riscaldamento globale ha fatto si che eventi freddi e tardivi di questa portata si verifichino sempre più raramente, questo ha portato all’espansione della coltivazione della vita e dell’olivo con le ovvie (seppur sempre più rare) conseguenze.

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(Danni alle viti e alle patate nella valle di Marcellise nel Comune di San Martino Buon Albergo)

Perché il freddo faccia danni alle colture in questa stagione è necessaria la combinazione di alcuni fattori. Innanzitutto, deve esserci l’entrata franca dell’aria fredda dalla porta della bora o dalle Alpi come è successo durante la giornata di martedì, con vento forte fino a 100 km/ora sugli alti Lessini e Monte Baldo che ha accompagnato l’ingresso dell’aria artica nella Pianura Padana.

Ma l’aria fredda entrata questi giorni in condizioni di rimescolamento (vento orizzontale e moti convettivi verticali) non avrebbe permesso il raggiungimento di temperature negative al suolo. Quindi un altro fattore che ha determinato le gelate è stata e la formazione di un cuscinetto freddo nei primi metri del suolo. Il cuscinetto è formato attraverso la sedimentazione dell’aria artica che nei bassi strati subisce un raffreddamento radiativo. L’aria raffreddata, più pesante di quella circostante, scende verso il basso e va a riempire le depressioni come se fosse un fluido liquido. Ecco quindi che l’attenuazione serale del vento e la presenza di cieli sereni e limpidi durante la notte ha esaltato il secondo fattore. La presenza di una debole brezza o di velature nuvolose non avrebbero certamente permesso le gelate.

Le gelate non sono state diffuse ma hanno interessato delle aree circoscritte. Noi come Associazione “Estremi di Meteo 4 studiamo e monitoriamo da tempo le zone più fredde della nostra provincia e questo caso non fa eccezione, essendo queste zone a noi ben note. Si tratta di depressioni naturali o antropiche (dovute alla realizzazione di argini o rilevati stradali). In queste zone l’uomo da sempre si è astenuto dal coltivare piante sensibili al freddo come i vitigni rossi (Valpolicella classico) o l’olivo.

Zone Fredde est veronese T rid

(mappa delle depressioni fredde nella pedemontana veronese orientale con indicazione di alcuni valori di temperatura minima registrati il 19 aprile)

Nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 aprile le zone più fredde, oltre alla Valle di Marcellise, sono state Monteforte Taiola con -2.4°, la località Fornello, con -1.5°, Colognola Cadellara con -1.3°e Marcellise con -0.6°, Tregnago -0.1°. Si tenga invece presente che nelle zone dove la brezza ha soffiato impedito la sedimentazione le minime non sono scese oltre i +5°.

Notiamo infine come le gelate abbiano interessato aree circoscritte e ad una distanza di pochi metri gli effetti siano stati ben differenti. Analizziamo ad esempio la depressione fredda a monte di Via Cà Brusà nel comune di San Martino Buon Albergo. L’area evidenziata con il colore blu è delimitata a sud dal rilevato stradale di via Cà Brusà, ad ovest dal versante collinare e ad est dal rilevato stradale di via Municipio.

In corrispondenza del primo punto si scatto il rilevato stradale di via Municipio crea una barriera di circa 1 metro rispetto al vigneto ad ovest. Appare evidente che il cuscino pellicolare di aria fredda viene livellato dalla quota della strada. Accade quindi che i filari bassi alla francese (60 cm) sono completamente danneggiati dal gelo mentre i filari alti (1.80m) non hanno subito danni.

Scendendo più a valle la depressione fredda si approfondisce e anche i filari alti vengono danneggiati. Nelle foto 2 e 3 accostate si vede chiaramente la differenza nei danni tra l’area a monte di Cà Brusà (a destra nella foto) e quella a valle (a sinistra).

Mappa Cà Brusà   Foto Cà Brusà 2 3 rid

Foto Cà Brusà 1 rid