Il modello di interpretazione classico dei cicloni, sviluppato molto anni fa dalla cosiddetta "scuola norvegese " ( Rossby, Bjerknes..ecc)...

possiede svariati punti deboli quali la difficoltà di interpretazione dei fenomeni di instabilità prefrontale all'interno di un ciclone extratropicale caratterizzato da una onda di Rossby ormai "aperta" ( caratterizzata cioè da una elevata spinta zonale). e successivamente nella fase di occlusione ( sovrapposizione del fronte freddo a quello caldo con estinzione del settore caldo). Un altro problema fondamentale del metodo norvegese di studio dei cicloni, chiamato d'ora in poi semplicemente NCM ( dall'inglese Norvegia Cyclone Model) è quello di fallire la spiegazione dei fenomeni che avvengono a scala locale ( mesoscala o submesoscala) per quanto raggiunga un buon successo nella spiegazione di quelli a grande scala ( o sinottici). Per ovviare a questo problema si è pensato di creare una successiva divisione della parte più critica del modello NCM, quella relativa al fronte freddo. Si sono venuti così a creare due tipologie differenti di fronte freddo, quello detto "ANA " e quello "KATA" . Iniziamo dal tipo "ANA": Un fronte freddo di questo tipo è caratterizzato per la presenza di una soprastante saccatura ( sarebbe meglio chiamarla onda di Rossby) particolarmente stretta quasi a formare una "V" Questa particolare struttura in quota favorisce il passaggio della Jet stream ( un grande fiume d'aria che viaggia sino a più di 200km/h a circa 9000m ) in maniera parallela alla saccatura stessa e dunque al fronte freddo ad essa associato. Il risultato è che il gradiente termico orizzontale subisce un deciso aumento ed anche il vento al suolo ed in quota varia velocemente sia come intensità che come direzione ( forte wind shear). Ovviamente una simile situazione tende a pescare aria calda da più basse latitudini e spingerla verso nord lungo il suo bordo orientale, generando non solo forti gradienti termici ma anche igronometrici fondamentali per la frontogenesi e per lo sviluppo di intense precipitazioni. In termini di fenomeni frontali il passaggio di un fronte "ANA" è particolarmente interessante nel semestre estivo quando il richiamo di aria calda ed umida, il forte Jet stream in quota associato a divergenza e convergenza al suolo e il forte shear del vento favoriscono lo sviluppo di temporali frontali e di successivi fenomeni postfrontali. Il fronte "KATA" non è stato altrettanto ben definito dalla letteratura meteorologica quanto uno di tipo "ANA". Quello che conta però è che il gradiente di temperatura, quello di vento ( windshear) e il sollevamento "isoentropico" ( in una superfice tridimensionale come l'atmosfera l'aria non si muove seguendo i punti di uguale pressione ma quelli di ugualte temperatura potenziale) che ne succede, siano decisamente più ridotti di un fronte di tipo "ANA". Questo tipo di fronte è presente usualmente quando il forcing zonale raggiunge, almeno momentaneamente, valori più elevati e il gli scambi di momento angolare tra il N e il S dell'emisfero sono su valori minori. Chiaramente la saccatura associata rimane molto più aperta, "è meno alta" dunque l'energia associata al sitema è minore. ( vorrei ricordare che l'energia associata ad un onda in vari materiali è funzione della sua altezza). Anche il flusso ad alta quota non è più parallelo alle isoispe ma perpendicolare alle stesse, generando minor convergenza e divergenza. Quello che risulta in termini concreti è un tipo di precipitazioni meno intenso ma più diffuso localizzato principalmente davanti al fronte stesso, all'interno del settore caldo. All' inizio la pioggia evaporerà durante la caduta prima di raggiungere il suolo poi però lo strato d'aria raggiugerà il punto di saturazione permettendo alle goccie di toccare terra. Nel contempo però la maggiore spinta occidentale e la sua più alta velocità zonale favorisce quasi un "effetto onda" nel bacino di aria calda ed umida pre-esistente, ( durante il periodo estivo) favorendo la genesi di temporali prefrontali. Succede infatti che l'aria fredda e secca ( dry slot), più densa, che segue ed accompagna il fronte si incunei rapidamente sotto quella calda ed umida precedente, sollevandola e raffreddandola in maniera adiabatica, liberando quelle grandi quantità di calore e vapore necessari per lo sviluppo dei temporali. Ma cè un ulteriore conseguenza dovuta alla mancata distinzione tra il fornte freddo in quota ( che passa prima sulla località di nostro interesse) e il fronte freddo al suolo, di più tardo passaggio a causa dei maggiori attriti che ne rallentano il moto. Spesso dunque si tende a confondere i fenomeni frontali in quota ( presenti anche nel fornte di tipo "KATA"), asserendo che essi sono PREfrontali non avendo ancora fisicamente avvertito il passaggio del fronte freddo al suolo sul nostro punto di interesse. Non dobbiamo comunque pensare che la distinzione tra le due strutture sia poi così rigida, molto spesso la differenza è minima sia come" morfologia dell'onda" che nei fenomeni ad essa collegati: si possono avere temporali prefrontali anche con una saccatura "ANA " e fenomeni postfrontali con un "KATA"cold front. In particolare in questo ultimo caso è proprio la presenza di aria seccca e fredda in quota successiva al passaggio del fronte ( ben rivelabile da una mappa a 600 o 700hpa) che può notevolmente favorire la convenzione e dunque la genesi di altri temporali nei primi giorni successivi al transito del fronte stesso.