2 MARZO 2008: IL FAVONIO  ENTRA NELLA STORIA DEL NORD-EST



Il favonio è un vento caldo e secco che si presenta quando una corrente è costretta a superare una catena montuosa. Quando la corrente sale verso l'alto, l'aria si espande e si raffredda causando la condensazione del vapore acqueo e talvolta notevoli precipitazioni. L'aria poi supera la cresta, scende verso il basso sul versante opposto sottovento e si scalda per effetto della compressione adiabatica (secondo il gradiente adiabatico secco, cioè di circa 10°C), diventando calda e secca e causando giornate soleggiate.

E’ quello che è avvenuto nella giornata di domenica 2 marzo 2008. Normalmente la regione del Nord-Est non è così portata orograficamente a subire effetti favonici molto consistenti come invece capita più spesso sul Nord-Ovest.  Quello che è successo in questa giornata si può definire storico per lo spessore dell’avvenimento.

Dalle prime ore del mattino di domenica un forte vento caldo e via, via sempre più secco ha iniziato a soffiare da Ovest. Fortissime folate di vento a ripetizione per tutta la giornata hanno elevato le temperature fino a livelli quasi Estivi! Sono caduti diversi record positivi che resistevano da anni se non da decenni. Sono stati battuti record non solo della prima decade del mese ma di addirittura di tutto marzo. E questo al 2 del mese. Se fosse successo 2-3 giorni prima sarebbe stato un qualcosa di epocale per le statistiche. Nell’ordine:

Rovigo con 26,1°C ha superato di un soffio  il record di 26,0°C che apparteneva al 26 marzo 1977;

Bologna-Borgo Panigale (AM) con 26,9°C ha ritoccato il recente record del 21 marzo 2002 di 26,7°C.

Verona-Villfranca (AM) con 27,2°C ha frantumato il record appartenente al 29 febbraio 1989 di 26,2°C.

Ferrara che con 27,6°C (AM) ha umiliato, ma è ancora dire poco, il record di 25,3°C del 22 marzo 2002.

Questi sono solamente i record ufficiali, in realtà grazie alla rete di stazioni meteo ARPAV e, a livello amatoriale, alla rete Meteoveneto ed ai suoi appassionati che registrano dati anche da decenni si sono avuti ulteriori riscontri di questi valori così elevati. Ecco una breve carrellata: Trecenta (RO) 27,0°C; Mirandola (Mo) 26,9°C; Frassinelle Polesine 26,7°C (RO); Vangadizza (VR) 26,7°C; Sorga’ 26,5°C (VR); Urbana (PD) 26,3°C; Oppeano (VR) 26,3°C; Montagnana 26,3°C (PD); Salizzole (VR) 26,2°C; Mezzogoro (Fe) 26,2°C; Buso (Ro) 26,1°C, Lonigo (VI) 26,0°C.

Valori di tutto rispetto sono stati registrati anche in altre aree limitate del Bellunese: Feltre infatti ha registrato una temperatura massima di ben 24,9°C, addirittura S. Giustina 25,4°C. Ma altre zone meno esposte, in questo caso, a venti di caduta come la città di Belluno hanno registrato temperature meno elevate e comunque ben sotto i 20°C. (dati ARPAV)

Anche in Trentino si è arrivati a valori di tutto rispetto ma piuttosto lontani dai record storici in quanto zone molto più esposte a questo tipo di eventi. A Bolzano ci si è avvicinati ai 25°C, mentre a Trento e Merano si sono toccati i 23°C. A Mori si è arrivati a punte di 24°C.

Questi dati però escludono diverse località che non hanno subito un riscaldamento così elevato. La lingua favonica non riusciva a superare una “linea Maginot” ideale grossomodo tra Vicenza e Venezia. L’effetto favonico terminava praticamente sui monti Lessini, infatti già a Breganze le temperature registrate erano in linea con le stazioni che non avevano risentito del favonio. Addirittura la costa Veneziana era sotto la nebbia (si nota anche dall’alto valore di umidità registrato) come Chioggia e Jesolo dove si sono registrate temperature massime inferiori di oltre 15°C rispetto a quel che succedeva subito a Ovest, Chioggia addirittura segnava una massima di soli 9,9°C. Ma anche sul resto del Veneto orientale e Friuli è stata una normalissima giornata  di inizio marzo solo un po’ sopramedia. I dati Arpav in tal senso ci possono aiutare a comprendere meglio dove porre esattamente i paletti per delimitare gli effetti del foehn. Mentre a Verona, Rovigo e nell’alta Emilia non vi sono dubbi che siano state tra le provincie più colpite a Treviso ad esempio si registrava una temperatura di 17,5°C con vento da Est e quindi decisamente fuori dai giochi.
Nella zona più meridionale e occidentale della provincia di Vicenza, idealmente da Brendola verso Sud-Ovest, l’effetto favonico riusciva a farsi sentire per bene con i 26°C di Lonigo e i 25°C di Brendola. Subito al di la dei Berici (verso Est),e forse parzialmente riparata proprio da questi, a Vicenza la temperatura non superava i 17,5°C, favorita dal fatto che la città era situata proprio nel punto in cui vi era la rotazione dei venti. Infatti su Vicenza spirava un debole vento prevalente da Nord poco incisivo, contro il deciso Ovest favonico e le alte temperature (26,1°C) di Monteforte. Già a Sandrigo i venti cambiavano radicalmente direzione con un chiaro Est e temperature via, via più fresche.
Padova, nel centro, faceva da spartiacque con una situazione piuttosto singolare. La provincia infatti era spaccata in più microclimi. Ad esempio Teolo registrava 24,5°C, Agna 25,3°C, Monselice 25,4°C con vento da Sud-Ovest facendo parte dei paesi più a Sud della Provincia e quindi maggiormente colpite dai venti favonici. Solo spostandosi di pochi Km verso Nord o verso Est le cose mutavano radicalmente. Ne è un esempio Codevigo che risentiva in modo marcato dell’influenza di venti umidi e deboli da Nord-Est che favorivano temperature molto più basse registrando una massima di soli 14,3°C con foschia/nebbia. Poco più a Nord-Est invece subentravano venti sempre della stessa estrazione ma leggermente più secchi: il 16,2°C di Legnaro in questo è esemplare, infatti si può identificare come tra Legnaro e Teolo un punto ideale in cui la circolazione dei venti mutava completamente. Più a Nord ancora le cose non cambiavano più con Campodarsego a 16,6°C ben fuori dal giro favonico.

Nella figura sottostante sono sintetizzati tutti i valori di temperature massime registrate dalla rete di stazioni Meteoveneto in cui viene evidenziata la “linea Maginot”.

Fig. 1: Temperature massime registrate il giorno 2 marzo dalla rete “meteoveneto”.
 


Fig. 2: Distribuzione dell’umidità minima registrata: più bassa dove è in atto il favonio, più elevata dove non arriva



Non sono solo le temperature massime a colpire ma anche le escursioni termiche tra notte e giorno arrivate anche a punte di 26-27°C in alcune zone del Padovano ma in particolare del Rodigino dove l’escursione termica si è fatta particolarmente sentire. Il caso più eclatante è Frassinelle Polesine (RO) in cui dopo una minima di -1,1°C si è raggiunti una massima di 26,7°C con una terribile escursione record di 27,8°C!  Escursioni degne del deserto. Infatti si sono imposti valori notturni invernali con valori diurni quasi estivi. Ecco qualche valore: Trecenta (RO) 26,6°C; Montagnana (PD) 25,6°C; Lonigo (VI) 25,5°C; Feltre (BL) 25,4°C; Merlara (PD) 25,3°C; Urbana (PD) 25,2°C; Noventa Vicentina (VI) 24,9°C; Bresega (PD) 24,6°C; Este (PD) 23,4°C;. Sul Cansiglio si è arrivati addirittura ad un’escursione di 31,5°C!
Da notare una curiosità che mentre su gran parte del Nord-Est infuriava il foehn sul Veneziano,dove non riusciva ad arrivare, ristagnava l’umidità con nebbie o foschie dense tutta la giornata con una escursione che non andava oltre i 4-5°C (A Chioggia min 5,6°C; max 9,9°C).

Non possiamo dimenticare in tutto questo proprio il vento arteficie dell’evento storico.  Si sono registrati in alcune stazioni della rete valori di filato medio giornaliero di circa 35-40 Km/h che sono un qualcosa di eccezionale per le pianure della nostra regione. I picchi di raffica massima si sono fermati a valori invece notevoli ma non certo record: si sono raggiunti infatti i 55Km/h.


FOCUS

Ma andiamo a vedere meglio cosa è successo più in dettaglio partendo dalla giornata precedente. La prima metà di sabato 1 marzo non faceva intendere grandi cose, infatti era trascorsa soleggiata alle alte quote e piuttosto grigia in piano con tassi di umidità piuttosto elevati. Lentamente i venti si disponevano da Ovest-Nord-Ovest con una graduale diminuzione dell’umidità in particolare alle quote medio-alte ma con massime tutto sommato in linea con le elevate termiche presenti alle quote più elevate e con un sole ormai da marzo. Si registravano temperature tra i 17 ei 19°C un po’ su tutto il Nord-Est fino alla “linea Maginot” che andava da Vicenza a Venezia in cui la ventilazione subiva un netto differenziamento andando a pescare aria direttamente dai Balcani e dunque più fresca. Evidenti le mappe dei venti con le temperature e umidità registrate.


Fig. 3: Streamlines e velocità del vento al suolo delle ore 15:00.

Fig. 4: Umidità minime registrate. Si nota che  ad Est della “linea maginot” l’umidità aumenti notevolmente a supporto del fatto che nell’estremo Nord-Est vi era una circolazione dei venti completamente diversa.


Fig. 5: Temperature massime registrate: 

La ragione di questa ventilazione era dovuta al forcing dell’alta pressione che iniziava a introdurre modeste quantità d’aria dall’oltre Alpe verso la Pianura Padana.

Il  vento che comunque ha garantito un discreto riscaldamento su gran parte del Nord-Est e che ha eliminato parecchia umidità in particolare negli strati medio-alti (indicativamente fino a circa a 300m dal suolo) non è riuscito ad intaccare l’umidità e dunque la leggera inversione che invece rimaneva attaccata al suolo. Infatti nella notte fitte nebbie sono tornate nelle pianure della bassa tra Veneto ed Emilia appena la ventilazione aveva subito una pausa.

Vediamo ora però cos’ha portato il giorno successivo ad avere valori di temperature quasi estivi. L’Europa centro-orientale era dominata da una vasta area anticiclonica con radici Sub-Tropicali in grado di aspirare aria calda direttamente dall’Africa fino a valori di circa +10/+13°C a 1400m di quota.



Fig. 6: Temperature a 850hPa (1400m circa) alle ore 14:00.

Ma questo non basta per spiegare le temperature raggiunte anche perché di questa stagione l’aria fredda stagnante negli strati prossimi al suolo riesce ancora a garantire valori di temperatura piuttosto contenuti al piano. La spiegazione si riesce però a trovare nella sinottica della pressione in cui l’anticiclone a tutte le quote riusciva a far valicare dalle Alpi forti venti di caduta verso la pianura padana con direttrice Ovest-NordOvest/Est-SudEst. Dalla mappa sottostante si riesce a notare come il gradiente barico orizzontale sia maggiore al Nord-Est rispetto a Nord-Ovest ed infatti il minimo orografico sottovento generato dalla convergenza al suolo che in condizioni normali si forma tra Piemonte e Liguria si è formato in modo piuttosto anomalo proprio sul Nord-Est. Questo ha generato lo scatenarsi degli eventi  successivi. La relativa depressione presente sul Nord-Est aveva infatti provocato anche grazie alla sua circolazione antioraria due principali effetti. Il primo era una “calamita” per i venti di caduta che arrivavano da Nord-Ovest accelerandone enormemente la velocità (dato anche lo scarto barico notevole) e quindi spiegando le forti e costanti raffiche avute per tutta la giornata. L’altro effetto era il richiamo di aria più umida e fresca da Nord-Est per  Il Friuli che chiaramente non era stato investito dal fenomeno favonico. La ventilazione da Nord-Nord-Est sulla Pedemontana Veneta potrebbe essere spiegata dal minimo pressorio indicato sulla mappa (circa a Nord di Verona) il quale probabilmente richiamava aria per equilibrare lo scarto barico esistente.


Fig. 7: Pressione a livello del mare alle ore 12:00.

Evidente nella mappa successiva come l’aria ha potuto seccarsi e riscaldarsi in modo così elevato proprio sulle regioni del Nord-Est. I colori che rappresentano l’umidità presente a 700hPa (blu elevata) danno un’idea di dove le correnti si addossavano con maggiore intensità e dove quindi condensavano i maggiori quantitativi di umidità salendo sulla catena Alpina. Si nota chiaramente come questo accadeva proprio sulle Alpi Centro-Orientali  e non in quelle Occidentali. Questo non poteva altro che generare una ridiscesa di tali correnti con caratteristiche di scarsissima umidità e di intenso riscaldamento per l’intensa  velocità di caduta in grado di generare i venti caldissimi registrati poi nelle stazioni meteo disseminate sulle pianure da Brescia verso Sud-Est fino alla linea ideale tra i Lessini e Venezia.

Fig. 8: Umidità specifica e vettori dei venti a 700hPa (3000m circa) alle ore 12:00

Sotto invece le temperature registrate sempre a 700hPa. Si noti il fortissimo gradiente termico orizzontale sul Trentino a supporto di quanto già detto. L’aria riusciva ad ammassarsi in modo particolarmente efficace sulle Alpi Centro-Orientali dove infatti vi erano i picchi termici più bassi ed i venti attraversando le Alpi acquistavano notevole calore.


Fig. 9: Temperature ed altezza dei geopotenziali a 700hPa (3000m circa) alle ore 12:00.

Tutto questo generava ai fini pratici un potentissimo “effetto phone” su tutta la pianura. Le correnti nella loro discesa generavano quelle fortissime folate arrivate fino a 50Km/h e oltre raggiunti in diverse zone. In aggiunta per la media/bassa pianura un ulteriore fonte di forte riscaldamento dell’aria era fornita da una ventilazione al piano da Ovest-Sud-Ovest che apportava un ulteriore contributo favonico questa volta Appenninico .


Fig. 10: Streamlines e temperatura (viola elevata) dei  venti al suolo alle ore 14:00.
 

 

Infine questo è il risultato visto dal satellite in cui tutto quanto detto fino ad ora diventa ancor più evidente. Notare la concentrazione maggiore di nubi sulle Alpi Centro-Orientali e l’incredibile taglio netto delle nubi e delle nebbie sulla “linea Maginot” tra Venezia ed i Lessini Vicentini.


Fig. 11: Satellite Modis Terra del 2 marzo 2008 (risoluzione 1Km). Image courtesy of MODIS Rapid Response Project at NASA/GSFC

La giornata scorreva via con temperature che si erano protratte elevatissime fino a sera quando pareva una tipica serata di fine maggio più che di inizio marzo. Alle ore 18:00 erano ancora diffusissimi i 20°C. Le stranezze dovevano ancora terminare però, infatti solo alle 21:00 avevano iniziato a scendere sulla parte del basso veneto ed Emilia in cui l’influenza dei venti caldi veniva meno e iniziava il crollo della temperatura favorito dall’umidità di partenza bassissima (anche sotto il 20%) ma in veloce saturazione col scendere delle temperature.  Il calo sul Nord delle pianure stentava a partire per l’insistenza dei venti favonici che se pur in diminuzione continuavano a mantenere elevate le temperature.  Di una chiarezza disarmante la situazione proposta dalle mappe sottostanti:


Fig. 12: Streamlines e umidità dei venti al suolo alle ore21. L’intensità del vento al suolo sul basso Veneto veniva meno e dunque anche l’umidità tendeva ad aumentare nettamente rispetto alla parte Nord: si vede bene dalla carta l’umidità maggiore sul basso Veneto.


 
Fig. 13: Umidità registrata alle ore 21:00. Differenze sostanziali tra bassa e alta pianura.

Fig. 14:Valori delle temperature registrati sempre alle ore 21:00 con gli evidenti scarti termici tra alta pianura e bassa pianura.  

Alle 22:00 le condizioni non subivano sostanziali cambiamenti infatti sul basso Veneto i valori termici si aggiravano attorno ai 8-9°C contro i 15 circa di Verona e Brescia.




Si ringrazia la rete di stazioni meteo "meteoveneto" ed "Arpav" , i modelli matematici "Bolam" ed "NMM" per i dati forniti.

 

Seren Luca