Sabato 22-10-2005, alla sala "Gino Soldà" nei pressi del Rif. T.Giuriolo al Passo di Campogrosso, si é svolto un interessante convegno sul tema "Stato di salute dei ghiacciai Dolomitici".
Relatore dell'incontro il Dott. Franco Secchieri, noto glaciologo operante da decenni nel territorio Dolomitico in genere.


Territorio Dolomitico, appunto: area montuosa identificata nella tipicità della Dolomia (roccia calcarea), ma anche eterogeneo agglomerato di tanti singoli gruppi montuosi.
Dunque geograficamente le Dolomiti non avrebbero senso!!
Personalmente non ci avevo mai pensato: ma vien da se che un tal genere di osservazione, con la quale si é aperto l'incontro di cui all'oggetto, ha un'ottima base di verità.

Scoppiettante la parte storico-propedeutica iniziale della presentazione (nel redigerne il relativo sunto risulta immancabile una dedica al Neo-Dottore Marco C., insigne storico del nostro forum!!), con i seguenti punti posti in evidenza:
- Negli ultimi 1800000 anni la terra é stata interessata da 4 distinte età glaciali;
- Per quanto concerne l'ultima età glaciale, nel Wurm Principale, si segnalano alcune particolarità come l'unione tra Corsica e Sardegna (i mari erano più bassi di 100-150 m circa), i quasi 2000 m di spessore della coltre glaciale sopra Bolzano, i 3°C di temperatura media, per il mese di Luglio, nell'Europa Centrale; Long Island, a New York, altro non é che una morena laterale del complesso sistema glaciale che, a quel tempo, dal Canada scendeva verso gli States;
- Ben noti gli esempi pleistocenici della lingua glaciale corrispondente all'area di pertinenza dell'attuale Lago di Garda, e relativa transfluenza in sinistra idr. della Val Lagarina; in riguardo a quest'ultima non si può negare lo splendore dell'apparato morenico di Rivoli (VR) che, con forma approssimativamente semi-circolare, caratterizza in guisa di visibile anfiteatro l'ambiente circostante ("Anfiteatro di Rivoli").
- Dal Wurm all'Olocene la Tmedia del mese di Luglio, caratterizzante l'Europa Centrale, é salita da 3°C a 22°C, con imponente deglacializzazione dello stesso territorio europeo (famosa la frana olocenica della Città dei Sassi, Sassolungo);
- Dippoi si sono alternati periodi più tiepidi(nel Medioevo il Ghiacciaio della Marmolada non esisteva!!) a periodi più freddi (Piccola Età Glaciale tra il 1600 ed il 1850), sino al passato secolo (tendenza all'aumento termico con 2 pulsazioni "negative", una attorno agli anni 20, l'altra compresa tra il 1960 ed il 1985).

Ai giorni nostri la Regione Dolomitica é interessata da 75 unità glaciali; é da porre in evidenza il fatto che, con la recente introduzione del concetto di SITO GLACIOGENO (sito potenzialmente favorevole alla nascita ed all'accrescimento di masse glaciali), si é concentrata l'attenzione nei riguardi delle seguenti entità:
- i ghiacciai;
- i glacionevati;
- i rock glaciers.

Apro una piccola parentesi.
Per quanto concerne un "ghiacciaio", questo si può brevemente definire come una omogenea massa di ghiaccio e di nevato, dalle indubbie caratteristiche dinamiche (ovvero dotata di moto verso valle), suddivisa indicativamente in un bacino di accumulo (raccolta e conservazione delle nevi "invernali") ed un bacino di ablazione (laddove il ghiaccio fonde).
Il glacionevato, invece, é anch'esso una massa di ghiaccio e di nevato, ma apparentemente non dotata di dinamismo, ed é presente al suolo per un numero di anni consecutivi superiore a 2.
Il ghiacciaio, solitamente, ha una superficie superiore ai 5 ettari; superficie frequentemente inferiore a tale valore per quanto concerne il glacionevato, comunque non considerabile sotto l'ettaro.
Il rock glacier, a prima vista, ben si identifica in una "colata" di detriti; ma all'interno di tale "colata" i detriti ben sono collegati tra loro grazie alla presenza di ghiaccio interstiziale (interstizi=vuoti), oppure ricoprono abbondantemente una sottostante placca di ghiaccio, muoventisi plasticamente verso valle causa il peso ad essa impresso dagli stessi detriti.
Normalmente un ghiacciaio ad alimentazione prevalentemente valanghiva (quindi ricco di copertura detritica) in fase di estinzione ha la tendenza a trasformarsi in rock glacier; così come un rock glacier può prendere origine dall'apparato morenico frontale di un qualsivoglia ghiacciaio, sopratutto in presenza di pseudomorene o morene di nevato.

Dopo aver annunciato, in anteprima (per me!!), che tra non molto il Centro Sperimentale Valanghe di Arabba metterà in rete tutti i siti glaciogeni presenti nel territorio Dolomitico, il Dott. Secchieri ha elencato, con l'ausilio di parecchie immagini, le seguenti note:
- per il ghiacciaio della Marmolada al termine dell'estate 1999 la situazione si presentava drammatica, con un bilancio di massa estremamente negativo; nessun cenno si é fatto sull'estate 2003, mentre é sotto gli occhi di tutti un bilancio non troppo negativo per l'annata in corso;
- separazione in 2 settori del Ghiacciaio della Fradusta (già me ne ero accorto quest'estate, da Cima Vezzana), nel Gruppo delle Pale di S. Martino; il settore inferiore é destinato a sparire in breve tempo, quello superiore (comprendente il bacino di accumulo) a vivacchiare tra notevoli difficoltà;
- il ghiacciaio di Fanis (gruppo Fanis) si é da tempo trasformato in un ben sviluppato rock glacier, anche se poco sotto la Selletta di Fanis ben si notava (dalla foto) la presenza di una discreta placca di ghiaccio nero affiorante dai detriti;
- nel versante settentrionale della Cima dei Bastioni (gruppo delle Marmarole) é stato individuato un sito glaciogeno, che presentava abbondante nevato residuo al termine dell'estate 2001, e una scura placca di ghiaccio al termine della già citata estate 1999; da qui si noti l'utilità del concetto di "sito glaciogeno", per il quale non si devono certo scomodare sentenze di estinzione o di rinascite delle masse glaciali;
- anche a Nord di Cima d'Asta (Lagorai) é stato individuato un sito glaciogeno che, pur nella sua caratteristica disomogeneità, consente la presenza di talune placche di ghiaccio e di nevato semipermanenti;
- altro sito glaciogeno é quello del Passo di Ball laddove, poco sotto l'omonima insellatura (versante Nord), si annida con insistenza un caratteristico glacionevato;
- degni di menzione sono i 3 glacionevati ben visibili sul versante Nord del Gran Vernel (Marmolada), ben ricoperti di nevato in una foto presumibilmente inerente al 2001;
- il ghiacciaio Meridionale di Tofana oggi altro non é che un glacionevato, costituito da un insieme di placche semisommerse dai detriti e fortemente traumatizzate dagli sbancamenti che ogni anno si rinnovano nel comprensorio sciistico di Ra Valles; no comment...
- il glacionevato della Busa di Fuori (Popera) ancor oggi sopravvive sotto forma di 3 distinte placche di ghiaccio e di nevato;
- il tipico ghiacciaio del Ciampestrin (Antelao), a SE di Cima Fanton, ben resiste, oggi, per le notevoli valanghe che periodicamente cadono dal suddetto monte. Tanto per confermare che il territorio Dolomitico é ben strutturato per bacini glaciali ad alimentazione valanghiva, pittusto che per quelli ad alimentazione diretta (precipitazioni nevose).

Frequenti i rock glaciers nelle Dolomiti:
- ampio e ben sviluppato nella sua "colata" quello della Croda Rossa d'Ampezzo (sopra Cortina);
- il rock glacier di Cima Uomo, un tempo ghiacciaio di Cima Uomo;
- l'ex glacionevato di falda della Val d'Arcia (versante Nord del Pelmo);
- il rock glacier originantesi dal ghiacciaio Alto di Popera (grande placca di ghiaccio fortemente coperta di detrito);
- singolare é il rock glacier nato nel versante Nord di Cima Pisciadù (gruppo del Sella); gli escursionisti che casualmente lo attraversano faticano assai nel progredire sull'instabile detrito (tipico nei rock glacier, dato il loro dinamismo), e manco si chiedono il perché sulla ostinata persistenza dei 2 laghetti, per così dire, "epiglaciali"... tali laghetti, infatti, non avendo immissari ne emissari, sono sempre ben forniti dell'acqua di disgelo della sottostante massa glaciale.

Soffrono molto i ghiacciai Dolomitici, ultimamente: ma offrono ancora parecchi spunti per stimolare alle ricerche ed alle indagini gli operatori del settore e gli appassionati di glaciologia.

Un saluto a tutti!!
Davide V